Fisco e società

2/L’ inizio dell’attività lavorativa autonoma nel ‘’panorama italiano ‘’ e il suo svolgimento nel tempo.

(di Claudia Radi, seconda parte)

Nella prima parte dell’articolo pubblicata sul blog il 24 settembre scorso, ho solo accennato al tema degli investimenti iniziali che un lavoratore autonomo o piccolo imprenditore deve sostenere per avviare la propria attività.

Ritengo opportuno specificare in questa seconda parte dell’articolo, che la diluizione nel tempo del peso economico che questi investimenti iniziali rappresentano, implica un iniziale sovraccarico di costi che spesso equivale ad una ‘’perdita annuale’’ (quindi poco o niente reddito nei primi anni di attività, ma addirittura immissione di denaro nel mercato economico senza trarne immediato vantaggio).

Senz’altro uno degli aspetti più frustranti dell’inizio dell’attività lavorativa autonoma e/o imprenditoriale…

Un altro elemento importante da prendere seriamente in considerazione (al quale non ho ancora neppure accennato..) è quello dell’aleatorietà degli introiti causata da quel cliente che usufruisce del servizio (o ritira il prodotto o la merce) e non paga il corrispettivo dovuto.

In Italia questo costituisce un enorme problema; ricorrere all’attività giudiziaria, infatti, non garantisce il pagamento del corrispettivo e neppure il recupero delle spese legali sostenute per cercare di ottenerlo.

Personalmente ho vissuto una sola vicenda di questo tipo: spese legali sostenute per ottenere il pagamento di una parcella vistata dal mio ordine professionale e nessuna ‘’giustizia’’ ottenuta.

Nel corso della causa, nell’evidenza della congruità di quanto richiesto e dovuto, la società mia ex cliente ‘’tout court’’ ha messo in liquidazione la società con contestuale cessazione dell’attività.

Una pratica che si ripete spesso, soprattutto quando la compagine sociale opera con più di un soggetto giuridico (altre società).

È evidente l’impossibilità di illustrarvi nel dettaglio ulteriori particolari in questa sede… dico solo che durante lo svolgimento di un’attività giurisdizionale ( una causa.. ) non dovrebbe essere consentita la chiusura della società coinvolta, senza che sia possibile perseguire singolarmente i singoli soci: in pendenza di giudizio, infatti, dovrebbe poter essere solo il giudice a deliberare, sulla base dei ‘’fatti’’ e della legge, in merito all’operato della società e dei soci, escludendo ‘’a prescindere’’ la possibilità che gli stessi possano sottrarsi all’accertamento dell’obbligo di adempiere obbligazioni precedentemente assunte, ‘’chiudendo’’ la società.

Il sistema giuridico, inoltre, dovrebbe prevedere canali preferenziali che velocizzino cause di questo tipo, non solo quando si tratta di controversie riferite alla materia del ‘’lavoro dipendente’’ (per la quale già esiste una specifica procedura, ‘’canale preferenziale’’ di tutta la materia del contendere riferita a redditi di detta natura -strutturata per essere rapida nello svolgimento e per competenza attribuita al Giudice del lavoro presso il tribunale-).

Passiamo ora ad esaminare un altro aspetto ‘’caratterizzante’’ l’attività autonoma e imprenditoriale, rispondendo al seguente interrogativo: come creare e cercare di mantenere un portafoglio clienti?

Trovare risposte utili allo scopo è, ovviamente, molto importante, soprattutto quando non hai ereditato (subentro) l’attività da qualcuno che ti ha preceduto e non sei collocato in alto nella ‘’scala sociale’’ (collocazione che ti consente di entrare in contatto con persone -potenziali clienti- ‘’importanti’’, senza alcuna difficoltà).

Facendo parte di quei ‘’non’’, a ragione posso riportare (come esempio di ‘’azione’’) un’esperienza personale (di giovane professionista alle prime anni, con un piccolo studio in affitto al piano terra di uno stabile e una tirocinante part-time): risposi all’inserzione apparsa in uno dei quotidiani dell’epoca, di ricerca di un/una ‘’impiegato/a amministrativo/a ‘’ in sostituzione di una dipendente assente per maternità.

Tre colloqui sostenuti anche con l’allora commercialista di una delle società del gruppo, il quale alla fine mi domandò: ‘’Non si sente sminuita ad accettare un lavoro molto al di sotto della sua preparazione e qualifica professionale?’’.

No, non mi sentivo affatto sminuita a svolgere quel tipo di lavoro e lo feci anche molto bene (ovviamente regolandolo contrattualmente come prestazione autonoma di tipo professionale).

In primo luogo, quadrai tutti i conti correnti bancari della società e rilevai tutte le irregolarità.

Avvisai i ‘’responsabili’’ di sanarle entro il giorno successivo nel quale, sulla base degli accordi presi con l’amministratore, non sarei andata presso la sede e successivamente prosegui nello svolgimento del mio lavoro anche ‘’formando’’ la segretaria amministrativa presente presso la società, alla redazione di una prima nota giornaliera (che avrei poi registrato nel programma di contabilità ‘’interno’’).

In seguito, la dipendente che sostituii decise di non rientrare alla fine del periodo di astensione per maternità e il commercialista di punto in bianco rimise il mandato (troppe le domande e le evidenze di discordanze contabili tra i dati forniti dalla società e i report pervenuti dallo studio commerciale).

Insomma, per farla breve l’amministratore e la moglie (ora pensionati) dopo tanti anni sono ancora miei clienti (li ho seguiti e sostenuti negli ultimi dieci anni della loro attività imprenditoriale, superando brillantemente anche un accertamento induttivo ricevuto da una società del gruppo affidatami in un secondo tempo, fino alla chiusura delle società -liquidazione compresa-).

Sono soddisfazioni (mentre svolgi il lavoro però, anche preoccupazioni…).

Ovviamente, come accennavo, non tutti i rapporti lavorativi si caratterizzano per coerenza, gratitudine e rettitudine; soprattutto nei momenti di crisi quando le pressioni dall’esterno incidono pesantemente sulla loro gestione fino a quel momento granitica, sinergica e funzionale.

Si, è così: durante ‘’le crisi’’, dall’ esterno, arrivano ingerenze di tutti i tipi nelle dinamiche lavorative professionali, societarie e imprenditoriali.

Di fatto, in contesti di questo tipo, si accentuano:

a) la pressione della concorrenza con annessi comportamenti scorretti;

b) lo stress dell’imprenditore oberato dalle responsabilità per gli impegni precedentemente assunti anche con il personale dipendente;

c) la ricerca di soluzioni ‘’miracolose’’ che, nella maggior parte dei casi, vista l’ansia e la fretta applicate, si rivelano sbagliate.

In queste circostanze è importante che i professionisti ordinistici, lavoratori autonomi o piccoli imprenditori,  sappiano o ricordino che la ‘’reputazione’’ o credibilità, l’onorabilità, il rispetto degli impegni assunti, il prestigio, il buon nome, l’affidabilità, la stima e la capacità di garantire determinati standard lavorativi, sono e restano gli elementi fondamentali da difendere e preservare per riuscire a ‘’rispondere’’ adeguatamente a tutti i tentativi di minare la reputazione lavorativa/professionale/personale guadagnata nel tempo.

È importante che lo sappiano (o lo ricordino…) perché in un momento di crisi tutti gli elementi caratterizzanti fino ad allora lo svolgimento dell’attività, potrebbero essere messi in discussione col solo fine di:

a) trovare una seppur apparente soluzione alla crisi;

b) alleggerirsi da responsabilità personali;

c) attuare l’azione programmata al fine di eliminare ‘’costi’’ (e con essi la qualità dei servizi), quando le ‘’ingerenze’’ (sempre avulse dallo spirito imprenditoriale) prendono il controllo e decidono di sostituire storici pilastri dell’attività che tentano di opporsi alla ‘’nuova politica di gestione’’!

Per questo è importante che il sistema giudiziario funzioni, per evitare che solo le grandi aggregazioni siano in grado di fronteggiare questi ‘’attentati’’ alla continuità lavorativa che, nei confronti dei ‘’piccoli’’, possono produrre conseguenze devastanti se nessuno interviene per proteggerli in modo adeguato!

Ecco allora l’importanza delle associazioni di categoria, degli ordini professionali, dei centri antiviolenza, delle istituzioni tutte al servizio della collettività!

Insomma, non esiste un manuale in grado di preparare alle insidie del mercato del lavoro e l’esperienza, se non può più contare sulle relazioni coltivate nel tempo, serve a ben poco.

Sono ‘’l’isolamento’’ e ‘’l’autodeterminazione rischiosa’’, infatti, le conseguenze derivanti dalla mancanza di risposte alle richieste di sostegno.

Lo sanno tutti: ‘’gli affari sono affari!”, ma non possono essere solo per pochi (aggiungo io), soprattutto quando i risvolti sociali ‘’di questi affari’’ sono deleteri per l’equilibrio delle persone e dei valori fondanti la società civile.

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