double exposure of a beautiful woman posing
Psicologia e filosofia

Divagazioni personali: i paradossi.

Il più semplice dei paradossi: sii spontaneo!

Si, è paradossale.

Paradossale è imporsi un comportamento che per essere vero, autentico, deve al contrario manifestarsi in tutta libertà.

Quindi le imposizioni, anche se ispirate da buone intenzioni, servono a poco quando le subisci senza poterle comprenderle nel profondo di te stesso.

La spontaneità, ad esempio, non si può imporre: deve poter sgorgare come l’acqua da una sorgente.

Fingere sembra essere più facile, ma in realtà non è così.

È il risultato di anni di duro lavoro…

È molto faticoso, infatti, riuscire ad arrivare a ‘’non essere’’ noi stessi.

La nostra ‘’snaturalizzazione’’ scaturisce da un’attenzione costante mirata a silenziare ogni nostro gesto, ogni nostra espressione autentica, ogni nostra parola che non corrisponda all’immagine stereotipata di quello che siamo stati destinati a rappresentare: nella migliore delle ipotesi ”un burattino ben pensante ad uso sociale”.

Procedendo per analogia, prendiamo come esempio un’opera d’arte; osserviamola..

Per quello che mi riguarda il mio primo pensiero non è di ”verificare la sua autenticità”.

Se fossi una critica d’arte l’approccio sarebbe senz’altro diverso ma, nel mio caso, non essendo un’esperta d’arte, mi limito a cercare quel tratto dell’opera che mi tocchi dentro, nell’intimo di me stessa.

Successivamente mi interrogo su quella prima percezione: è stata bella?

Mi ha ‘’sporcato’’ oppure ‘’arricchito’’ nell’anima?

Se è stata bella, mi soffermo ad osservare i particolari, il tratto più marcato del colore, la luce, la forma..

È possibile istintivamente selezionare un’opera ‘’autentica’’ distinguendola da quella ‘’falsa’’, basandosi esclusivamente sulla percezione della sua insita ‘’bellezza’’?

Può da sola la ‘’bellezza’’ essere garanzia di ‘’autenticità’’?

Un giorno durante una mostra di quadri, domandai all’artista spiegazioni sul significato di una sua opera d’arte; l’artista rispose che l’opera d’arte, una volta creata, vive di vita propria e si lascia fruire liberamente dall’osservatore.

Quindi ognuno è libero di interpretare e percepire l’opera d’arte offerta dall’artista all’umanità, filtrandola attraverso sé stesso; opera d’arte che a sua volta costituisce espressione dell’unicità dell’artista.

Una vera e propria comunicazione subliminale!

Con il passare del tempo quindi, guardando nuovamente quell’opera d’arte, potrei senz’altro notare dei particolari prima ignorati…

Allora autenticità, nell’arte, è la coincidenza ‘’esatta’’ dell’artista con la sua libera espressione che si materializza nell’opera d’arte (un quadro, una scultura, un libro, una poesia, ecc.).

Ma se l’espressione non è libera? Si può ancora parlare di autenticità? Si può ancora parlare di bellezza?

Se esprimendomi ripropongo cose già dette e già fatte da qualcun altro, posso comunque definire il prodotto di questa mia espressione un’opera d’arte?

Definizione di ‘’autentico’’ dal vocabolario Treccani:’’ aggettivo, dal latino tardo authenticus, autore; che opera da sé.

Tornando all’argomento principale di questa mia breve divagazione personale sui paradossi: come fa un essere umano a dimostrare di essere autentico?

Il semplice fatto di esistere ci garantisce la nostra autenticità, la nostra unicità, la nostra diversità?

Gli interrogativi sono molti e la vita così breve per cercare di rispondere a tutti…

Se subissimo minori imposizioni e venissimo educati con l’intento di evocare ‘’in noi’’ le nostre risposte, sarebbe senz’altro più facile e meno doloroso rispondere alla prorompente e imprescindibile esigenza di ‘’spiccare il volo ’’ e conoscere il piacere che procura volare nei cieli azzurri della nostra mente (…leggendo le poesie impresse nella nostra anima).

Lo definirei il desiderio dei desideri, quello che ogni essere umano porta dentro sé stesso dal momento della sua nascita e fino al giorno della sua morte, che ne sia consapevole oppure no, che si limiti a vivere il dolore della mancanza di quello spazio sconfinato perso lungo la strada, o al contrario combatta e si sacrifichi per riappropriarsene!

Solo noi possiamo sapere chi siamo veramente e se è vero che all’inizio del nostro percorso di vita impariamo per imitazione, durante il cammino dovremmo essere in grado di ‘’affrancarci’’ da queste ‘’imitazioni’’ e gradualmente, con molta attenzione, (perché no, anche aiutati e agevolati da un’organizzazione sociale che improvvisamente riscopra il valore della caratteristica più importante ”dell’essere umani”!), riuscire ad esprimere la nostra autenticità acquisendone la consapevolezza.

Conosceremmo allora anche il vero significato della parola ”rispetto” riservandolo prima a noi stessi..

Non dovrebbe consistere in questo l’evoluzione della specie umana?

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