silhouette of mountain under starry night
Filosofia

L’alterità

Tratto da ‘’Sulla poesia’’ di Claudia Radi. Tutti i diritti riservati.

CAPITOLO VIIIImparare a proteggere la nostra poesia” ( Paragrafo 5 )

Dopo tanto tempo, qualche giorno fa, ho ritrovato in un discorso l’uso di questa parola: alterità!

Mai come in questo contesto storico, l’approfondimento di quello che nel vivere quotidiano può rappresentare l’esercizio dell’azione che consegue alla consapevolezza del significato della parola ‘’alterità’’ può, a mio parere, essere utile e quindi, da ‘’non scienziata’’ quale sono, mi accingo a dire la mia riconoscendomene il diritto sulla base della curiosità e delle buone intenzioni che fino a qui mi hanno sostenuto.

Dal latino tardo alteritas – atis, derivato di alter (altro), in filosofia alterità stà ad indicare il diverso, ciò che è opposto all’identità.

Quindi ‘alterità’ come: ‘’non io’’ ma ‘’altro da me’’ (diverso).

Semanticamente, nel suo aspetto più pratico, la identifico in uno stato di momentaneo distacco dalle nostre emozioni, in un attimo di vera neutralità avulsa da qualunque pregiudizio.

Perché, infatti, deve essere inevitabile l’esercizio costante di un giudizio?

Non si può semplicemente ‘’lasciarsi attraversare’’ da significati diversi dai nostri senza esercitare contestualmente un giudizio frutto di pregiudizi?

Esiste o non esiste una verità ontologica universalmente condivisibile?

Molto simile alla fruizione visiva di un’alba o di un tramonto, nei confronti della quale viene inibito qualunque giudizio (vivaddio) e nella maggior parte dei casi anche ‘’la parola’’, con l’alterità è possibile ‘’leggere’’ e comprendere significati diversi dai nostri, seguire processi logici non nostri ma che hanno il potere di ‘’arare la terra che trovano fertile’’ e permetterle in seguito ‘’nuovi raccolti abbondanti’’.

Quindi ‘’alterità’’ come processo esperibile solo dalle menti più fertili e cioè quelle che non antepongono i loro stereotipi e pregiudizi alla lettura della realtà.

‘’L’alterità’’ la considero molto simile ad una forma di trascendenza: trascendo ciò che sono per aprirmi alla comprensione del diverso senza alcuna paura di essere contaminato.

Indiscutibilmente per poter esercitare l’alterità nel processo di comprensione, dobbiamo prima aver raggiunto il traguardo del conoscere chi siamo.

Quando ‘’sai chi sei’’ la tua forza espressiva è espansiva e l’introiezione della conosciutissima metafora della spugna è terminata con la saturazione dei nostri vuoti interiori (raggiunta consapevolezza) e con la dissolvenza in spirito di tutto quello che prima esisteva soltanto in materia.

Direi quindi, che dove lo spirito ‘’impera’’ nessun recinto è più necessario (per utilizzare una metafora presa in prestito dai nostri illustri avi e famosi poeti, sarebbe un po’ come dire: ‘’voler tenere con forza e con tenacia’’… ‘’libera acqua’’ cit. Odissea)!

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