Psicologia

L’ “io” e l’ “io sono”

Capitolo IX Paragrafo 3

tratto da ‘’Sulla poesia’’ di Claudia Radi -tutti i diritti riservati

È così difficile mettere in discussione il ‘’nostro io’’?

Eppure, nient’altro può essere tanto artefatto e lontano da quello che siamo veramente.

L’’’io’’ può arrivare a maledire tutto e tutti pur di riuscire a deviarti dalla strada che ti può condurre a capire ‘’chi sei’’ veramente, spingendoti lontano dalla logica della vita (e dell’essere) e lasciandoti immerso nel buio delle mille contraddizioni della realtà.

Di conseguenza l’‘’io’’ può arrivare ad essere: intransigente, arrogante, ottuso e non lungimirante.

Questo tipo di ‘’io’’, in sintesi, ti permette di capire solo quello che seleziona confacente a sostenerlo (a sostenere la sua intransigenza, arroganza, ottusità e non lungimiranza).

Perché l’‘’io’’ arriva a comportarsi così?

Semplicemente perché la ‘’chiusura al dialogo ’’ e ‘’l’ostinazione al rifiuto ’’ è l’unico atteggiamento possibile che possa tenere chi debba per forza sostenere delle verità innestate da qualcun altro: non potrebbe difendersi in altro modo.

‘’Chi siamo’’ invece, ha la capacità di adattarsi a qualunque habitat gli si presenti.

L’’’io’’, al contrario, soccombe alle prime vere difficoltà.

L’’’io’’ dovrebbe solo rispettosamente inchinarsi difronte a questa verità ma non lo fa, perché farlo equivarrebbe alla sua ‘’morte’’, equivarrebbe a ‘’non riconoscersi’’ più: la verità per l’’’io’’ è solo quella insita nel ‘’cemento’’ (preparato da altri) che l’ha strutturato.

In questo senso considero vera l’affermazione del padre della psicoanalisi Sigmund Freud circa l’esistenza di un ‘’super io’’ (assimilazione di valori esterni veicolati dalla famiglia) nell’essere umano, al quale si possa attribuire la responsabilità dell’inflessibilità dell’’’io’’, che in situazioni estreme (pulsioni di forza equivalente) possa portare anche alla pazzia.

È necessario quindi che l’‘’io’’ sia strutturato in modo funzionale alla realtà che lo circonda (da assoggettare a periodiche revisioni con l’aiuto della nostra coscienza) e al nostro vero modo di essere, per poter avere la possibilità di sopravvivere in essa come esseri umani esistenti e senzienti.

Anche la realtà circostante, infatti, è stata strutturata da altri e di conseguenza accettare a priori di modellare ‘’chi siamo’’ sulla base di questa ‘’immanenza’’ non è possibile né in alcun modo scientificamente sostenibile, per il semplice motivo che ‘’siamo altro’’ (e scoprire ‘’chi siamo’’ è una responsabilità individuale).

Stante le premesse di cui sopra, si rende evidente la necessità di strutturare un ‘’io’’ funzionale alla realtà che ci circonda.

Per evitare disfunzioni, depressione, esplosioni in azioni violente e brutali, è necessario quindi ridurre la pressione esercitata dal ‘’super io’’ (senz’altro con l’aiuto di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, esperti in materia) cercando di raggiungere la consapevolezza  che per il nostro benessere dobbiamo arrivare a capire ‘’chi siamo’’ e successivamente lavorare sulla messa a punto (con revisione costante) di questo ‘’io’’ che ci siamo ritrovati, frutto dell’educazione ricevuta dalla famiglia e dalla società attraverso l’istruzione, al fine di renderlo funzionale anche al ‘’chi siamo’’.

Asservirci solo alla famiglia e alla società non porterebbe nulla di ‘’buono’’ e di ‘’giusto’’ al rinnovamento del già compiuto miracolo dell’esistenza che però, per continuare ad essere tale, ha la necessità di rinnovarsi ogni volta in ogni singolo essere umano, permeandolo con tutta la poesia insita nella vita che solo lui sarà capace in futuro di esprimere.

Riepilogando quanto detto fino ad ora, l’’’io’’ deve essere funzionale alla realtà circostante per poter avere una possibilità di sopravvivenza, ma ‘’chi siamo’’ veramente lo dobbiamo scoprire da soli effettuando le ‘’giuste scelte’’: scelte che costituiscono, metaforicamente parlando, i semi da piantare e coltivare amorevolmente, con pazienza ed attenzione, nel terreno che in questo caso è costituito dalla nostra mente.

Per sopravvivere in periodi di transizione e di trasformazione come l’attuale è più che mai fondamentale non avere una rigida impostazione dell’io (è necessario riuscire a scavalcare, disattivare o ridurre, la pressione esercitata dal ‘’super io’’ di Freud).

È anche fondamentale in momenti come questi, aumentare il dialogo con le giovani menti, al fine di consentirgli una verifica circa la funzionalità delle loro idee, appurandone l’equilibrio (che assicura una possibilità di riuscita): a) nella relazione con la realtà circostante; b) nella relazione con il loro raggiunto livello di coscienza; c) nella relazione con le azioni possibili.

I giovani devono avere la possibilità di uscire dalla morsa dell’’’io’’ strutturato da una famiglia e da una società che, nei fatti, sta dimostrando profonde contraddizioni e lacerazioni.

I giovani di questa generazione, così come è successo alle generazioni precedenti, chiedono di avere la possibilità di credere che il mondo possa essere cambiato nei suoi aspetti più brutali, causa di enormi disuguaglianze e ingiustizie.

È una responsabilità della famiglia e dello Stato insegnargli/consentirgli di esprimere loro stessi durante il percorso di crescita individuale che li deve portare a sentire ‘’chi sono ’’ (cioè dargli la possibilità di raggiungere la consapevolezza di questo), aiutandoli a strutturare un ‘’io’’ che sia funzionale e adeguato ai tempi di profonda trasformazione che stiamo vivendo.

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