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Umanesimo

The help

Un mese fa una donna postò su un famoso social network, una foto di sé stessa con due bambini in braccio , affermando di averla voluta pubblicare per testimoniare che ‘’non sono vere le cose che si dicono negli ultimi tempi’’, circa le difficoltà che una donna incontrerebbe per affermarsi nel mondo del lavoro.

Sosteneva che la sua esperienza lavorativa di giornalista, iniziò con un incarico ricevuto proprio nel momento in cui ‘’aspettava i suoi due gemelli’’.

Tornerò sull’argomento, ma prima voglio parlarvi brevemente del contenuto di un film che ho visto recentemente in televisione dal titolo ‘’ The help’’, regista e sceneggiatore Tate Taylor, tratto dall’omonimo libro della scrittrice Kathryn Stockett (‘’L’aiuto ’’).

Fa sempre piacere constatare che (nella storia…) alcune persone, titolari di privilegi fin dalla nascita, si interessino di coloro che non ne hanno e, in questo film, tale visione.

Le discriminazioni (e non solo quelle dovute al diverso colore della pelle…) si fondano sulla malvagità e il senso di frustrazione di coloro che, apparentemente felici, in realtà trovano motivo di orgoglio solo nell’esercitare il potere che la società, ‘’gratuitamente’’, ha attribuito loro (nato bianco, nato ricco, nato con la possibilità di studiare nelle migliori scuole, ”nelle grazie” del potente di turno, ecc.ecc.).

Molto probabilmente, inoltre (e come accade nel film), queste persone sono state cresciute da tate ‘’allontanate’’ nella loro fase adolescenziale (perché non servono più…), dalle madri e dai padri precedentemente assenti, irresponsabilmente ‘’robotizzate’’ dall’acquiescenza sociale, dalla televisione e/o dai social vissuti in solitudine, senza una guida che gli insegnasse una visione critica (eticamente sostenibile?) dei contenuti artificiosi nei quali, ‘’casualmente’’, ebbero la sfortuna di imbattersi.

No, non è solo un film, quella violenza non è finzione, esiste ancora oggi.

È una violenza legittimata da menti asfittiche incapaci di elaborare pensieri personali e asservite ai ‘’potenti’’ di turno.

Tornando all’argomento introduttivo:

  • donne, per favore, non ‘’sputate in faccia” alla gente le vostre sentenze frutto di un ”pensiero asfittico” che purtroppo, ancora oggi, trova consensi.

Le ”donne del film” (che a ben vedere costituiscono un esempio di ampio respiro, e quindi non solo ”limitatamente” alle loro specifiche proteste e al loro contesto storico..), ”calpestate”, derise, insultate e ripetutamente oggetto di violenza psicologica, pur nella costante paura che inevitabilmente le condiziona nell’azione, alla fine sono le uniche ad aver lottato per la ”loro verità fatta di genuinità”, trovando la determinazione per reagire e dire basta a quella violenza.

E allora fatevene una ragione: questo tipo di donne valgono di più di quelle che con sentenze sommarie e frasi ‘’slogan’’ (esaltando gli artifizi sui quali hanno basato il loro mondo ”apparentemente perfetto”), le insultano ”ignorandole”.

Probabilmente, queste donne, sono le uniche a contribuire nei fatti e non solo a parole, al processo di evoluzione della donna (promuovendo un cambiamento culturale, conquistando diritti fondamentali!) e, di conseguenza, della società intera.

I diritti conquistati con fatica vanno difesi ed esistono per proteggere soprattutto coloro che non possono ”comprarli”: conserviamone la memoria.

Photo by David Bartus on Pexels.com

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