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Filosofia, Umanesimo

È cultura? Forse sì, forse no…

di Claudia Radi.

Esiste un dilemma circa il significato del termine ‘’cultura’’?

Dipende.

Da un punto di vista ‘’descrittivo’’ non mi sembra; ci sono voluti molti anni e studiosi appassionati che si esprimessero al riguardo, ma alla fine la definizione oggettiva di cultura, oggi, non si discosta molto da quella che diede l’antropologo Tylor nel 1871 e cioè: ‘’quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società’’.

L’unico aggiornamento di rilievo da annoverare è quello della raggiunta consapevolezza che i normali e costanti mutamenti di ‘’questo insieme’’, oggi, si verificano con maggiore velocità (a volte si fa fatica a stargli dietro…).

Aggiungerei che ‘’fare cultura’’ (e contestualmente acquisirla…) implica la curiosità di conoscere, nel breve tempo a nostra disposizione, quanto esiste e si colloca nei vari campi del sapere, attraverso un lavoro ‘’costante’’ (possibilmente non superficiale…) e quotidiano che ci conduca, appunto, al conseguimento dell’obbiettivo del ‘’conoscere’’!

‘’Domani’’, ovviamente, per non restare tagliati fuori dalle dinamiche sociali che cambiano vorticosamente, dovremmo aggiornare di nuovo queste nostre (già vecchie…) conoscenze.

Una persona di ‘’grande cultura’’, quindi, aggiorna e amplia costantemente le sue conoscenze e, per i motivi di cui sopra, non si sente mai ‘’detentrice’’ di verità assolute, né ‘’l’unica detentrice di verità’’!

Da un punto di vista ‘’concettuale’’, invece, ritengo che le contraddizioni (manifeste) siano tante e probabilmente nate insieme alla cultura stessa.

A mio parere, infatti, è il ‘’concetto’’ di cultura che fa acqua da tutte le parti.

Per essere compresa, oltre che definita, ‘’la cultura’’ va indagata concettualmente cercando di rispondere alla domanda più complessa, imprescindibile ed estremamente importante, circa la sua natura.

Che cosa è cultura??

Che cosa rappresenta o dovrebbe rappresentare?

Constatare l’importanza dello studio e della conoscenza in genere non è sufficiente.

‘’Fare cultura’’, oltre all’aspetto non irrilevante della curiosità che spinge a sostenere il sacrificio del lavoro necessario e imprescindibile per arrivare (se pur solo in parte) a ‘’conoscere’’, che cosa significa?

Eccoci quindi giunti al fatidico momento nel quale necessariamente dover introdurre, in questa ‘’non inquinata’’ disamina sul ‘’concetto di cultura’’, anche quella sulla radice di tutti i problemi derivanti dalla carenza di motivazioni autentiche: il denaro!

Il ‘’denaro’’ piace a tutti.

Possederlo ti assicura il potere di decidere per la tua vita.

Per possederlo e/o conservarlo e/o accumularlo però, in molti casi (purtroppo), si crea nel soggetto (o agglomerato di soggetti) una sorta di ‘’megalomania’’ che si riflette nell’azione di cercare di decidere ‘’in qualunque modo(!!)’’, anche per la vita degli altri.

Quindi vediamo un po’: cultura o denaro?

Cultura e denaro?

Dipende.

Dipende dall’utilizzo che facciamo della cultura.

Utilizzare la propria cultura solo per accumulare denaro può essere discutibile, ma se non nuoce a nessuno (e non si traduce nell’espressione di megalomania di cui sopra…)  non è di certo condannabile.

Al contrario ‘’utilizzare la propria cultura’’ per accumulare denaro ‘’strumentalizzando il pensiero di persone culturalmente carenti- anche solo in specifici settori del sapere-’’, è sicuramente deprecabile.

Ritengo, infatti, che la vera cultura sia solo quella accompagnata da un equivalente senso di responsabilità!

Impossibile considerare ‘’un soggetto visibilmente irresponsabile’’, persona di grande cultura…

Forse solo un artista nel suo eclettismo può, dovendo uscire dal tunnel della razionalità per poter creare, permettersi qualche azione ‘’irresponsabile’’ e non essere condannato per questo (sempre nell’ipotesi che non faccia del male ad altri, ben inteso!).

Quindi ‘’cultura’’ concettualmente intesa come imprescindibile dalla contestuale presenza di ‘’integrità morale’’ nel possessore, e imprescindibile dalla contestuale presenza di ‘’senso di responsabilità’’ nell’agente.

‘’Ma agente chi? ’’

‘’L’agente la cultura!’’

Penso infatti che la cultura si debba ‘’agire’’ e non solo esprimere.

L’espressione: ‘’predicare bene e razzolare male ’’, anche se in parte, chiarisce meglio il ‘’concetto’’.

Nel ‘’concetto’’ di cultura dovrebbero necessariamente essere presenti le annotazioni: ‘’imprescindibile la presenza di contenuti moralmente integri e responsabili che, oltre ad essere disquisiti, debbano all’occorrenza poter essere anche agiti’’!!

Il modo di dire: ’’le chiacchiere stanno a zero’’, significa proprio questo e cioè che i fatti dimostrano tutt’altra situazione rispetto a quella che le parole (se pur grammaticalmente ben strutturate…) vorrebbero delineare!

Contenuti ‘’moralmente integri’’ e ‘’responsabili’’: perché sono importanti?

Sono importanti perché la ‘’cultura’’ possa essere percepita come ‘’fruibile’’, utile e accrescitiva del genere umano.

Se la cultura è di tipo ‘’non fruibile’’ non è vera cultura.

Se ‘’l’agente la cultura’’ mira ad accumulare soldi e, per questo motivo, la rende strumentale al suo scopo, ecco che la cultura, svuotata di significati ‘’veri’’, non esiste più.

Al suo posto ‘’l’apparire’’ di un discorso formalmente corretto, che nella cura dedicata al suo apparire ‘’afferma sé stesso’’, negando allo stesso tempo la sua autenticità.

Bisogna essere ‘’autentici’’ per fare vera cultura: in caso contrario stai solo rifilando le tue menzogne pseudo esistenziali alle persone ‘’più semplici’’ con una modalità ‘’A.I.’’ (Artificial Intelligence -intelligenza artificiale-).

Per chi non lo sapesse: vi informo che oggi software sofisticati gestiscono disquisizioni elaboratissime, controllando gran parte dell’attuale comunicazione di massa in pochissimi secondi.

La ‘’cultura umana’’ ha bisogno della presenza di ‘’integrità morale’’, ‘’senso di responsabilità’’ e ‘’autenticità’’ nei suoi ‘’agenti’’ per rimanere tale e per poter quindi rappresentare: l’espressione di una logica consequenziale (conforme ai suoi principi) che alla fine trasmetta validi contenuti senza, ‘’nei fatti’’, contraddire ontologicamente sé stessa.

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