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Umanesimo

1/‘’Il meraviglioso mondo delle emozioni nella comunicazione’’

Prima parte: la similitudine, la metafora, il lirismo e la leggenda metropolitana.

Con una similitudine spesso riusciamo a cavarcela: per evitare di scendere in particolari, utilizziamo la ‘’figura retorica’’ che rappresenti indiscutibilmente il riferimento più accreditato di quello che vogliamo comunicare, mettendo a confronto due concetti (es.: ’’Sei come un Dio!”, ‘’Sei come l’arcobaleno dopo una tempesta!” ecc.).

Con la metafora invece, sostituiamo una parola con un’altra per rafforzarne il concetto.

Ad esempio: ‘’oh… ma chi sei, il Cesare della situazione?’’ (dove ‘’Cesare’’ è la ‘’figura retorica’’ metaforica); oppure: ‘’la sera leone e la mattina coglione” (questo penso si possa definire un raro esempio di mescolanza tra i due generi…); o ancora: ‘’il mattino ha l’oro in bocca!’’, e così via.

Questo tipo di metafore sono, in parte, anche scherzose e le troviamo usate spesso nel gergo popolare.

Al contrario nel lirismo artistico, la ‘’similitudine’’ e/o la ‘’metafora’’ hanno il compito di evocare immagini ancorate a sentimenti più profondi che, se suscitati con questa modalità, potranno essere percepiti consapevolmente dal fruitore (e la fruizione dell’arte fa crescere…).

Evidentemente la strada (metafora..) per arrivare al ”significato” che la sfera individuale e creativa dell’artista ha immesso nella sua opera d’arte, non potrà essere lineare e senza difficoltà se, per comunicare, è necessario incontrare l’altro (il fruitore…) ‘’in profondità’’, oltre la ‘’sua superficie’’.

Non ci dimentichiamo infatti che oltre le nostre rispettive ”superfici”, opera lo sconfinato mondo dell’inconscio..

Sarà forse per questa mia consapevolezza che sono rimasta ancora una volta molto colpita dalla chiarezza con la quale il nostro amato Piero Angela, ha espresso la sua concezione della morte attraverso metafore e similitudini: ‘’Morire è un’avventura nei profondi abissi dell’inconscio e del subconscio, un viaggio verso la più lontana delle supernove e, al contempo, verso il più profondo dei fondali marini’’ cit.

All’interno di questa sua citazione ho trovato l’uso magistrale (generato dal lirismo artistico in lui fortemente presente) delle ”similitudini”, attraverso le quali ha divulgato in modo semplice (ma non semplicistico), la rappresentazione del mondo dell’inconscio e del subconscio (‘’…un viaggio verso la più lontana delle supernove e, al contempo, verso il più profondo dei fondali marini’’!).

Ed eccoci arrivati alle ‘’leggende metropolitane’’!

Evidenza: le ‘’leggende metropolitane’’ per poter circolare, devono necessariamente far leva sulle emozioni primordiali presenti negli esseri umani (veicolate, ovviamente, dal retroterra culturale).

Sono racconti orali di vicende in realtà inesistenti, legate alla società moderna nella quale sono ambientate, che riescono a diventare ‘’virali’’ grazie all’interesse suscitato dalle ‘’all’uopo stimolate’’ emozioni primordiali sopra citate, provocando comuni, scontate e prevedibili reazioni.

Per inciso: si cominciò a parlare di ‘’leggende metropolitane’’ negli Stati Uniti intorno agli anni 60, e vennero definite ‘’metropolitane’’ per distinguerle dai miti e dalle leggende antiche.

Vediamo quali sono queste emozioni primordiali…

Preliminarmente ritengo opportuno evidenziare che negli ultimi anni, nel campo delle scienze neuro cognitive (dove ‘’neuro’’ è riferito al sistema nervoso- attività cerebrale-, e ‘’cognitive’’ all’attività del conoscere), pregiatissimi studiosi hanno ampliato il campo d’indagine che vede una differenza tra il concetto di emozione e quello di sentimento.

I sentimenti sarebbero il frutto dell’interazione dell’individuo con l’ambiente che lo circonda e quindi in grado di modificarsi nel corso della vita, mentre al contrario le emozioni, sarebbero presenti nell’essere umano fin dalla sua origine.

Vi assicuro che l’argomento ‘’emozioni’’ non è affatto semplice neanche per coloro che lo studiano; una definizione che sia unanimemente accettata come esaustiva del significato del termine ‘’emozione’’ ancora non esiste.

Ne esistono alcune, apprezzate dalla maggior parte degli studiosi, ancora generiche e quindi aperte a nuove evidenze.

Lo psicologo statunitense Paul Ekman, uno dei maggiori studiosi (di riferimento) delle emozioni dopo Darwin, parla di ‘’emozioni primordiali’’ distinguendole dalle secondarie che da loro deriverebbero (queste ultime, a mio parere, molto simili al concetto di sentimento).

I suoi studi, con forti risvolti empirici, lo portarono a classificare queste emozioni primordiali in:

gioia, tristezza, rabbia, sorpresa, paura, disgusto e disprezzo.

Quindi, signori e signore, ovunque voi siate, di qualunque età ed estrazione sociale, sappiate che siamo tutti accumunati dalla presenza in noi stessi, di queste emozioni primordiali.

Pare che la paura, il disgusto e la rabbia, siano le emozioni più intense suscitate e diffuse dalle leggende metropolitane…

Arrivata a questo punto, evidentemente senza nessuna pretesa di voler essere esaustiva sull’argomento, mi sembra di poter affermare che le nostre emozioni primordiali si esprimono quando un evento (oppure un ‘’finto’’ evento ritenuto vero) le sollecita a farlo (e stabilire se l’impulso provenga dal corpo fisico -e quindi sia di origine biologica- oppure dal cervello – origine neuro cognitiva-, è ininfluente ai fini degli effetti che producono sulla mente e sull’organismo una volta stimolate).

Ritengo quindi importantissimo fare molta attenzione prima di ‘’entrare dentro una notizia’’, parlarne, emozionarsi, (magari spaventandosi o arrabbiandosi) rendendola in questo modo, anche senza volerlo, una ‘’leggenda metropolitana’’ (il cui intento è -soprattutto da quando esistono i social network e con loro la vertiginosa circolazione di notizie e immagini- evidentemente, quello di suscitare emozioni collettive che possano influire sul nostro modo di pensare!).

Sempre ammesso che si ricerchi la verità e non al contrario, il perpetuarsi del ‘’teatrino’’ nel quale dimenarsi mimando emozioni causate dalla lettura di finte azioni compiute da altri, per il semplice fatto di non essere in grado di vivere la vita vera e godersi (di conseguenza..) la crescita che deriva dal vivere le proprie!

”L’equilibrio” Photo by Pavel Danilyuk on Pexels.com

Testo Claudia Radi, foto Pexels.com.

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