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Filosofia, Umanesimo

1/Divagazioni personali: il principio di non contraddizione.

L’invalidazione di un progetto è il processo attraverso il quale si cerca di attestare la sua validità.

‘ D’emblée ’ sembrerebbe una contraddizione in termini…ma rileggendo con attenzione e lentamente il periodo precedente, risulterà più chiaro il suo significato e cioè: l’indicazione dell’esistenza di un metodo (l’invalidazione di un progetto) e la sua finalità (attestarne la validità).

È infatti possibile, attraverso delle simulazioni, individuare l’eventuale punto di rottura che si verificherebbe durante l’attuazione del progetto anche attraverso degli ‘’stress test’’: cercare di invalidarlo per dimostrarne la validità qual ora ogni tentativo di invalidazione fallisca.

Tutto questo per evitare di continuare a investire energie, tempo, magari anche soldi, in qualche cosa che nella realtà non potrebbe funzionare.

L’invalidazione è il metodo contemporaneo con il quale si procede per contrastare il fenomeno del proliferare di fantasiosi progetti, spesso creati dal nulla, che in passato sono naufragati miseramente creando danni e sconcerto.

È una delle tante attività scientifiche: dimostrare empiricamente che cosa può funzionare e che cosa no.

Il padre del moderno metodo scientifico empirico-sperimentale fu Galileo Galilei tra il XVI e il XVII secolo, il quale non si limitò più solo ad osservare gli eventi come avveniva nel passato (metodo Aristotelico), ma ricercò un riscontro quantitativo e misurabile che potesse anche spiegare i fenomeni osservati.

Le fasi del metodo scientifico sperimentale di Galileo Galilei prevedono (tratte dal web):

  1. un’iniziale osservazione critica del fenomeno (scindere i fatti essenziali dagli elementi di disturbo) determinando quantitativamente cosa sottoporre ad analisi;
  2. la successiva formulazione di ipotesi che spieghi il fenomeno (il suo funzionamento);
  3. verificare attraverso degli esperimenti le ipotesi formulate per provarne la validità; se i risultati non sono soddisfacenti si ritorna a formulare nuove ipotesi;
  4. quando finalmente le ipotesi trovano riscontro nell’esperimento, vengono scritte le leggi che illustrano il fenomeno osservato.

Il primo punto, quello riferito all’osservazione, è molto importante.

Non esiste infatti, un solo tipo di osservazione: ci sono quelle che si fanno ricorrendo semplicemente ai nostri sensi e quelle che si effettuano attraverso ‘’misurazioni’’ con strumentazione adeguata.

Le ipotesi invece, sono supposizioni che tendono a spiegare quello che non si conosce con certezza e per questo, per essere confermate, hanno bisogno di altre prove.

Da qui in poi un germogliare di scoperte…

Galileo Galilei era un uomo del fare.

È sua la nota: ’Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che ‘l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna ’’

Galileo Galilei, inoltre, era un realista: pensa che la realtà sia già organizzata ed è compito della ragione indagare i fenomeni che sono alla base della realtà.

Galileo era anche un filosofo.

Egli rileva che non è compito della scienza indagare i ‘’perché ‘’, i ‘’fini’’ per i quali la natura agisce in un certo modo, ma solo quello di indagare ‘’come’’ la natura agisce e opera.

Ritiene che giudicare e interpretare in modo soggettivo i fenomeni non sia possibile e che solo l’oggettività (come i fenomeni sono nella realtà) dà la verità, indipendentemente da quello che noi vorremmo.

L’osservazione dei fenomeni naturali che accadono e si svolgono sempre in maniera costante (ogni cosa è sempre il prodotto e l’effetto di una determinata causa) lo porta ad elaborare il principio di casualità (causa-effetto): conosco una cosa quando ne conosco la causa e solo allora posso formulare leggi e dare spiegazioni ‘’scientifiche’’.

La mia opinione è che Galileo Galilei sia anche un grande esempio di umiltà: non sale sul podio a sciorinare sentenze, a pavoneggiarsi, a parlare ‘’del nulla’’.

Inoltre, dimostra di avere un grande coraggio quando decide di affrontare i seri rischi derivanti dalla divulgazione delle sue leggi in palese conflitto con quelle della chiesa cattolica (che infatti lo processa e lo condanna, costringendolo ad abiurare).

Lui osserva, sperimenta, trova riscontro e formula leggi che per questo motivo vengono chiamate ‘scientifiche’.

Sul ”perché ” quest’uomo abbia sentito l’esigenza di studiare le stelle però, non ci è dato saperlo con certezza.

La scienza, infatti, non può indagare la natura dell’essere umano per ovvi motivi, primo fra tutti quello della mancanza di sistematicità.

O forse sì?

(di Claudia Radi, tutti i diritti riservati)

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