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Divagazioni personali sull’egoismo.

(di Claudia Radi, tutti i diritti riservati)

Ci sono degli anelli che vorrei spaccare con una tenaglia: sono quelli della ‘’catena di stupidaggini’’ formatasi nel corso del tempo.

Uno di questi è costituito dall’ egoismo, anello cruciale metaforicamente parlando, sul quale si agganciano quelli del denaro e della solitudine.

Nella catena delle stupidaggini si procede, appunto, ‘’a catena’’: si dimenticano contesti, eccezioni, modi di considerare, punti di vista e si arriva, attraverso ‘’anelli concatenati’’, alla conclusione voluta.

Voluta, ovviamente, da tutti quelli che per semplificare (e quindi per pigrizia, scarsa cultura, esercizio della tracotanza come stile di vita) sputano sentenze.

A parte il fatto che ‘’sputare’’ è sintomo di maleducazione e indice di ‘’primitività’’ degli approcci con il mondo circostante, ‘’lo sputo ’’ utilizzato nella ‘’verbalizzazione di sentenze’’, può raggiungere gli altri toccandoli nel profondo e cioè li dove la sacralità della loro vita è intatta e così dovrebbe rimanere.

Però, chiudersi dentro la propria casa e tenere fuori il mondo circostante, non penso possa essere la difesa appropriata da attuare per proteggere il nostro ‘’bianco’’ spazio interiore.

Sarebbe un po’ come ‘’buttare via l’acqua e il bambino’’.

Per queste personali considerazioni mi sono decisa a schierarmi in difesa dell’egoismo non come ‘’anello della catena di stupidaggini’’, ma come principio primo (fondamenti della logica classica).

Come ricorderemo tutti il principio primo introdotto da Aristotele, è quello che ‘’non ha predecessori’’, sul quale si fondano altre affermazioni che non si possono negare perché facendolo si negherebbe quel principio primo su cui si fondano che è, appunto, innegabile.

Inoltre, il principio primo è indimostrabile perché autoevidente e non può essere negato perché nel farlo non si potrebbe che dimostrare la validità del principio stesso.

Partiamo allora dalla prima caratteristica: l’egoismo – in quanto considerabile un principio primo- non ha predecessori.

Il primo uomo/donna che ha affermato sé stesso/a mettendosi al di sopra di chiunque altro (esercizio dell’egoismo) ritengo si possa definire il primo essere umano senziente esistente della storia.

Prima di qualunque altra azione, infatti, per ‘’esistere’’, ‘’egli o ella’’ ha dovuto ‘’esercitare l’egoismo’’.

Mi farete sicuramente notare che poi, nel tempo, si è fatto prendere la mano… e su questo posso anche essere d’accordo, ma resta il fatto che per riconoscersi (egli o ella) inizialmente ha dovuto essere egoista.

Eravamo nell’età della pietra, non esisteva ancora l’energia elettrica, l’acqua era corrente solo nel letto di fiumi o sui torrenti, per procurarsi il cibo era necessario cacciarlo (nessun supermercato, negozio di alimentari, bar ecc.) e la notte si cercava rifugio dalle aggressioni e riparo dalle intemperie, nelle caverne.

Immagino che il/la più forte da un punto di vista fisico (ma anche il/la più intelligente) sia stato/a il/la primo/a a procurarsi le certezze materiali che gli/le hanno consentito la ricchezza di quei dieci minuti al giorno per ‘’oziare’’ e cominciare a pensare.

Ma l’ozio, anche questo lo sappiamo tutti perché fa parte della ‘’catena delle stupidaggini’’, è ‘’il padre dei vizi’’!

E allora ‘’pensare’’ si può definire un vizio?

Ripassiamo quali sono i sette vizi capitali:

  1. superbia
  2. avidità
  3. ira
  4. invidia
  5. lussuria
  6. gola
  7. accidia

Il dottor Fabrizio Malvicini psicologo e psicoterapeuta, autore di uno degli articoli pubblicati sul mio blog il 03.09.2022 dal titolo ‘’Pigrizia o accidia ‘’ (a chi non l’avesse già fatto consiglio vivamente la sua lettura), ci ricorda anche che l’ottavo vizio/peccato capitale poi abolito, è la ‘’tristezza’’.

Tornando a noi, ritengo di poter dimostrare che anche secondo la ‘’catena delle stupidaggini’’ l’egoismo (il concetto di egoismo) può essere salvato da un punto di vista morale; per farlo mi servirò, inizialmente, del sillogismo di seguito riportato:

  • l’ozio è il generatore dei vizi (affermazione tratta dalla catena delle stupidaggini);
  • l’egoismo non è un vizio/peccato capitale (cioè non rientra nell’elenco dei sette vizi/peccati capitali);
  • l’ozio non è generatore di egoismo (conclusione valida da un punto di vista logico stante le premesse, necessariamente condivisibile logicamente anche da coloro che ‘’sputano sentenze’’ – se non riconoscono il valore della logica e quindi sono illogici, non sono interlocutori validi-).

Ritengo quindi di poter affermare senza ombra di dubbio, che questa esclusione dell’egoismo dall’elenco dei vizi/peccati capitali, di per sé già ‘’redima’’ l’esercizio dell’egoismo secondo più di un punto di vista.

È senz’altro un sollievo poter pensare che la necessità di affermare sé stessi (necessità per la quale si esercita l’egoismo) non possa essere considerata né un vizio e neppure un peccato capitale.

Il problema (se esiste un problema) potrebbe essere quello di tentare di affermare quello che in realtà non siamo.

Se abbiamo fame e ci appropriamo di una mela sottraendola a qualcun altro, sappiamo con chiarezza qual è il motivo che ci ha spinto a lottare per accaparrarci quella mela.

Se ‘’non avessimo avuto fame’’, la logica imporrebbe di pensare che ‘’nessuna lotta sarebbe stata intrapresa’’ per appropriarsene.

Quando invece gli appetiti si riferiscono alla necessità di procurarci i ‘’cibi giusti’’ per arrivare a soddisfare i nostri interrogativi, come si fa a capirlo e a reagire nel modo giusto per procurarceli?

Come si fa a capire che la risposta a quel ‘’ perché? ’’ ha per noi un significato ontologicamente importante che ci impone di reagire/agire per ottenerla?

Come si fa a capire che quello che abbiamo bisogno di affermare come vero lo è perché imprescindibilmente legato al nostro essere e quindi alla nostra opportunità di ‘’vita vera’’?

Le necessità biologiche, nella maggior parte dei casi (quando siamo sani nel corpo), si affacciano con chiarezza alla nostra ragione attraverso l’istinto.

Vedo una mela, so di avere fame, mi dirigo verso la mela e trovo il modo di prenderla e mangiarla.

Potrei anche avere fame e nelle vicinanze intravvedere un fungo, mangiarlo e morire perché avvelenato, ma non l’ho mai sentito dire (forse perché ci sono più mele ‘’accessibili’’ che funghi… la natura ci protegge come può).

Ma allora nell’altro caso, quello delle necessità ‘’non biologiche’’ (ugualmente importanti per la sopravvivenza dello spirito), come si fa ”a capire”?

Personalmente ritengo che per la soddisfazione interiore necessaria a quel ‘’noi siamo’’ da sviluppare, sia imprescindibile esercitare l’egoismo mettendosi al primo posto nella propria vita.

Se ci pensate bene a qualche cosa dovrà pur servire l’egoismo se esiste…ecco, allora ho pensato che questo potesse essere il motivo che giustifica la sua esistenza: salvarci dall’oblio.

Di conseguenza è necessario salvare l’egoismo perché poi lui possa salvare noi, e non concentrarsi sulle possibilità di cancellarlo in tutte le sue forme embrionali fatto salvo, ovviamente, quello esercitato dall’élite autorizzata all’autonomia di pensiero e di azione per nascita…

Con tanti problemi da risolvere e tanti risvolti negativi causati da azioni generate dalla sete di denaro e di potere, proprio sull’eliminazione dell’esercizio dell’egoismo dobbiamo incaponirci??

A questo punto mi sembra importante sottolineare un ulteriore aspetto, per analizzare il quale è necessario collocare tra i principi primi (dei quali ho già evidenziato le caratteristiche) un altro concetto: l’amore.

Anche l’amore, infatti, ha le caratteristiche di un principio primo (l’amore è logico, non è romantico).

Non avrebbe senso, altrimenti, tutto questo prodigarsi ‘’al di fuori di noi’’.

L’amore non può essere negato perché autoevidente (l’amore esiste indipendentemente dal riconoscimento scientifico della sua esistenza e dall’ incapacità dei molti di vederlo).

Allora, riepilogando, ci troviamo difronte a due principi primi: l’egoismo e l’amore (quest’ultimo con maggiori articolazioni del pensiero).

Badate bene, principi primi presi in considerazione non come ‘’due anelli di una catena’’, ma come ‘’due satelliti della vita’’ che intorno a lei ruotano e senza i quali la vita non esisterebbe e non avrebbe senso.

Ed eccoci quindi arrivati all’altro aspetto da prendere in considerazione per poter ritenere compiutamente affrontato l’argomento oggetto di questa divagazione personale: è indispensabile salvare noi stessi (esercitando l’egoismo) per sapere chi siamo, e poi donare agli altri (esercizio dell’amore) quello che, a loro volta, una volta salvati se stessi, gli altri si prodigheranno di donare a noi.

Chi prima non salva sé stesso, poi non potrà amare.

Chi dice di amare senza prima aver salvato sé stesso (e quindi la sua verità ontologica) sta mentendo, non gli credete…

Chi dice di volerci salvare dagli altri senza prima averci fornito adeguata garanzia di non doverci invece salvare da lui, sta mentendo a prescindere!

Non gli credete.

Seconda caratteristica dell’egoismo: è innegabile!

Qualcuno può negare l’esistenza dell’egoismo?

L’egoismo, (collocato in questa disamina tra i principi primi) è indimostrabile perché autoevidente e non può essere negato perché facendolo non si potrebbe che dimostrare la validità della sua esistenza.

Infatti, chiunque cercasse di contestare questa affermazione, non potrebbe che farlo dimostrando contestualmente l’esistenza del suo ‘’egoismo’’.

Allora l’amore, che è logico, è il passo successivo all’esaurito esercizio dell’egoismo naturale e solo dopo aver compiuto questo passaggio ritengo si possa essere legittimati ad esprimersi in merito all’esistenza dell’amore oppure in merito alla sua negazione.

Questo perché l’amore è logico ma è anche il frutto di un’illuminazione improvvisa, di una sintesi che non ha più bisogno di verbalizzazioni (‘’Io ti vedo!”, come direbbe un Avatar…- per inciso con numerosi spunti tratti dall’Induismo-)

L’esercizio dell’amore, quindi, in questa visione, sarà il punto di arrivo della compiuta evoluzione.

La domanda cruciale allora è: la promozione e lo sviluppo dell’evoluzione richiede più egoismo o più amore?

(se non rischiassi di rendere banale un argomento così importante, direi che una sana evoluzione richiederebbe in primo luogo più equilibrio, di testa e di cuore…)

Senz’altro contribuirebbero ad una sana evoluzione (come sempre e come la storia ci insegna) integrità morale, onestà intellettuale ed esercizio dell’intelligenza, soprattutto da parte dei detentori di privilegi che per questa titolarità , indipendentemente dal fatto di possedere i requisiti elencati.., possono decidere della vita degli altri, di tutti, anche di quelli che il loro aiuto – quel tipo di aiuto che assomiglia di più ad un indottrinamento – non l’hanno richiesto e possono farne decisamente a meno ( onde evitare di complicare ulteriormente lo sviluppo naturale dei meccanismi di difesa – tra i quali l’egoismo– che la vita mette a nostra disposizione, per aiutarci ad affermare noi stessi).

Per concludere quindi, vorrei invitare tutti coloro che vogliono aiutare gli altri, a farlo fino in fondo quando l’altro lo richiede (soprattutto per quanto riguarda il sostentamento materiale necessario alla sopravvivenza).

In caso contrario è preferibile evitare di ergersi a paladino di persone che il loro aiuto – quel tipo di aiuto – non l’hanno richiesto e nemmeno voluto.

Una volta riconosciuto e attuato l’egoismo personale naturale, superandolo intraprendendo la strada della cura delle esigenze degli altri (parlo di uno stato avanzato dell’evoluzione personale…), infatti, è importante ascoltare quali sono le vere necessità ”degli altri”.

In caso contrario (mancanza di volontà ad ascoltare quali sono le vere necessità dell’altro) sarebbe preferibile ‘’non aiutare’’ ( probabilmente non si è ancora riusciti a superare il proprio egoismo e di conseguenza tutto continua ad essere gestito solo come strumentale alla propria vita) e dedicarsi ad attività diverse, lasciando ad ognuno la libertà/possibilità di sviluppare il personale egoismo naturale (come dicevo da tutelare), presente in tutti (con minore o maggiore intensità ma senza discriminazioni), il quale consente di ‘’non soccombere’’ affidandosi alla mente di qualcun altro che della nostra verità ontologica (sconosciuta per molto tempo anche a noi stessi), evidentemente, nulla può conoscere.

Esercitare l’egoismo, dunque, e poi: lasciamoci illuminare!

Buon 2023.

(Donne, vita, libertà!)

Photo by Engin Akyurt on Pexels.com

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