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Filosofia, Libri, Umanesimo

Tratto da ”Sulla poesia” di Claudia Radi, Cap.1 Introduzione, Paragrafo 9 Sulla ‘’strumentalità’’ del sapere

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Partendo dalla lettura del libro ‘’Heidegger e il nuovo inizio’’ del prof. Umberto Galimberti e precisamente da quella parte dell’opera (la centrale) ‘’ Dell’essenza della verità’’, mi sono trovata a riflettere sul concetto esposto di ‘’non-verità’’ come mistero e cioè di come la ‘’non-verità’’ non sia una negazione della verità, ma semplicemente una sua parte ancora non ‘disvelata’ all’Ente (e l’ ‘’uomo’’ è un Ente).

L’autore continua con l’attribuire una responsabilità all’ ’uomo’’ che mostra interesse (‘insistere’ è il termine usato) per la ‘non-verità’ disvelata (verità) , ignorando la ‘non-verità’ ancora non disvelata.

Mi sono trovata completamente d’accordo…

L’interrogativo successivo che mi sono posta è perché ‘l’uomo’ preferisca ‘insistere’ sulla ‘non-verità’ disvelata (verità), invece di farlo su quella che ancora non lo è.

Probabilmente perché è più facile (mi sono detta) e nell’ambito della ‘comunicazione collettiva inconsapevole’, il condizionamento agisce più facilmente con la ripetizione meccanicistica (cliché) di concetti (preconcetti) che non richiedono grossi sforzi di spiegazione/divulgazione.

La collettività, infatti, è ‘spietata’ e lascia passare solo quello che ‘’capisce’’ e riconosce come ‘’noto’’.

Metterla nelle condizioni di dover ‘’agire’’ il suo senso critico, la colloca in una dimensione di spavento e paura: la collettività è alla ricerca di certezze e dell’espressione di concetti chiari assimilabili ‘’tout court ‘’.

Ed è la collettività che decide.

Ecco quindi che emerge il concetto della ‘strumentalità del sapere’: a che cosa serve ragionare sull’essere?

Solo ad essere collocati in una dimensione di spavento e paura, per la mancanza degli strumenti che ci consentano di capire di che cosa stiamo parlando?

Concretamente, ragionare sull’ essere, che tipo di vantaggi può arrecare alle nostre vite?

Ma ecco che l’eccezione del ‘significato ontologico’ presente in ognuno di noi agisce, anche in assenza di consapevolezza ( che io trovo molto vicino alla ‘non-verità’ di Heidegger) e di volontà, durante il vivere quotidiano nel momento in cui affermiamo con forza la nostra identità quando vorrebbero negarla, quando non accettiamo di subire soprusi e reagiamo, quando rischiamo di essere limitati nella nostra libertà, quando rifiutiamo di essere considerati oggetti e di conseguenza manovrati come tali.

Ma se non consideriamo l’essere, mi chiedo, se non arriviamo ad averne consapevolezza, come potremmo prevenire la possibilità di strutturare una società che non debba correre il rischio di subire limitazione delle libertà fondamentali?

Se in assenza di consapevolezza subiamo più di una modalità di condizionamento che ci preordina, che cosa diventeremo?

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