red human face monument on green grass field
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Tratto da :‘’Sulla Poesia’’ di Claudia Radi.

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Capitolo primo ”Introduzione”

Par.15Esistenza

In questo mondo ‘finto’ nessuno si sente più responsabile di niente.

Ho detto ‘nessuno’, non ho detto ‘tutti’.

‘Nessuno’ è il nome che Polifemo strillò agli altri ciclopi accorsi in suo aiuto, quando gli chiesero chi fosse stato ad accecarlo: ‘ Nessunooooo, è stato Nessunooooo…’ e in questo modo Ulisse (che in precedenza aveva pensato bene di presentarsi a Polifemo con il nome di ‘Nessuno’) utilizzando la sua intelligenza, riuscì a scappare riprendendosi la sua libertà e il suo viaggio.

Eppure, sicuramente ‘qualcuno’ lo aveva accecato…

La finzione è ‘l’immagine di noi stessi’ che calziamo inconsapevolmente.

La finzione è il frutto del condizionamento subito.

Ma non tutto della finzione è inconsapevole e allora esiste anche in questo caso a mio parere, una responsabilità personale.

Fingere di sapere, fingere di amare, fingere di sognare, fingere di lottare, fingere di parlare, fingere di volere, fingere.

La famosissima ‘doppia’ dimensione del vivere quotidiano, così cara a tutti gli amanti della fantascienza (me compresa).

Ma se è vero che la maschera ha una sua funzione da non disprezzare, se è vero che decidere di indossarla per non far sapere ad una persona che sta morendo può avere una sua giustificazione etica e morale (morale, amorale – che strano… queste parole echeggiano) che si fonda sull’amore, se è vero che nella ‘formalità’ dei rapporti si cela anche il rispetto per l’altro che non conosciamo e ha diritto alla nostra ‘neutralità’ di interazione per non rimanere schiacciato dalla nostra personalità, se è vero che il ‘teatro’ è da sempre una delle più grandi manifestazioni artistiche, allora è vero che l’unica cosa importante è non incarnare la maschera.

La maschera non siamo noi e di questo bisogna conservare la consapevolezza.

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