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Capitolo VIII :Imparare a proteggere la nostra poesia. Par.2: L’indifferenza a volte indispensabile e salvifica.

Vorrei parlare del sentimento dell’invidia, anche se mi rendo conto che non è assolutamente facile farlo (ragionarci prima e parlarne poi..).

I motivi sono di diversa natura.

In primo luogo, parlare di un argomento come questo, ritengo possa contribuisce a ‘’sporcare’’ la nostra mente (solo i professionisti del settore possono gestire le perversioni senza restare coinvolti e in qualche modo ‘’infettati’’); in secondo luogo, non attenzionandosi a sufficienza durante il tentativo di analizzarla, si rischia di codificare e riconoscere come normale, un comportamento a tutti gli effetti ‘’malato’’, ingiustificato e più infettivo del Covid 19.

Purtroppo, ahinoi, l’invidia esiste ed è il veleno più pericoloso in circolazione.

Si caratterizza per la presenza di un vuoto sottostante nel portatore, dal quale fuoriescono correnti gelide che investono il/la malcapitato/a ‘’in modo meccanico’’.

Si, perché la persona invidiosa è ‘’robotica’’.

Nessun essere umano, infatti, sarebbe capace di provare invidia per un altro essere umano (qualche piccola gelosia forse ci sta, ma niente di più è tollerabile).

Non esistono vere motivazioni alla base dell’invidia e questo penso sia evidente a tutti (a tutte le persone che esercitano l’intelligenza).

Senz’altro ‘’sentimento’’ (non la ritengo un’emozione primordiale…) legato ad un profondo senso di frustrazione e infelicità (infelicità intesa come mancanza di vitalità, come ‘’non sentirsi vivi’’), l’invidia ci dimostra quanto può essere pericoloso non amare chi siamo.

L’invidia purtroppo esiste ‘ahinoi’ e chi la prova vorrebbe fare del male agli altri (scelti a turno ciclicamente).

A volte ci riesce (a fare del male), quando incontra esseri umani ‘’normali’’ intenti a vivere con gioia la loro vitalità e il loro sentirsi vivi.

L’invidioso/a si lancia sul/la prescelto/a come un vampiro che ha necessità di prosciugare la linfa vitale nel/la malcapitato/a ignaro/a dell’esistenza di tanta cattiveria e povertà d’animo.

Ecco perché, così come la legge non ammette ignoranza, anche la vita esige di essere conosciuta e difesa (eccellentissimi prima di me hanno già affermato che ‘’prevenire è meglio che curare’’).

Certo, la buona fede giustifica, ma non salva.

Non ci salva dalle conseguenze affermare: ‘’Io non lo sapevo!!’’, ‘’Come potevo anche solo immaginare una cosa del genere!!”.

Quindi essere in buona fede non giustifica la nostra inattività.

Una volta studiate le possibili manifestazioni contro la vita, infatti, possiamo attuare la consapevolezza e con essa indossare ‘l’armatura’ della conoscenza che sa proteggerci in caso di necessità.

Il tipo di ‘indifferenza’, che la consapevolezza ci aiuta ad esercitare, uccide l’invidioso. Se non lo uccide molto probabilmente lo farà ammalare (dipende dal livello d’intensità con il quale l’invidioso è capace di provare il sentimento dell’invidia).

E pensare che tutto questo avviene solo perché l’invidioso, innumerevoli anni prima, ‘’ha venduto la sua primogenitura per un piatto di lenticchie’’…

Sono profondamente convinta che non sia giusto falsare i nostri comportamenti e chi siamo, magari anche solo per la paura di rimanere soli (sarebbe comunque una ‘finta’ compagnia…).

Non esiste alcun baratto nel quale sia possibile scambiare la nostra originalità, la nostra vitalità, la nostra intelligenza, e riuscire a ricevere in cambio cose di altrettanto valore.

Ma soprattutto non può esistere una disponibilità da parte nostra in tal senso.

Che nessuno accetti più quel ‘’piatto di lenticchie’’ quindi e, per dirla come nel Siddharta di Hermann Hesse: ‘’So pensare, so aspettare, so digiunare’’ fin tanto che tutto quello che mi appartiene, nella verità della mia esistenza, non accada.

(Tratto da ‘’Sulla poesia’’ di Claudia Radi, tutti i diritti riservati)

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