Le società cooperative: una guida in tre parti
Le società cooperative non sono solo una forma giuridica, ma un modello d’impresa fondato sulla mutualità e sulla centralità della persona.
Questa guida propone una lettura chiara e rigorosa della disciplina, integrata da una prospettiva concreta maturata nell’esperienza professionale.
👉 Perché comprendere la cooperazione significa comprendere un modo diverso di fare impresa.
La cooperazione vissuta: un’esperienza personale
La dimensione teorica della cooperazione si comprende davvero fino in fondo solo quando viene vissuta nella pratica.
Tra il 1992 e il 1996 ho avuto l’opportunità di svolgere l’attività di commercialista per una società cooperativa editoriale con sede a Roma, incarico che – come ho avuto modo di verificare successivamente nei miei archivi – si è in realtà protratto, come consulenza esterna, fino al 2003.
Si trattava di una realtà particolarmente interessante: pubblicava testi universitari su richiesta di docenti che desideravano rendere disponibili in italiano opere esistenti solo in lingua straniera.
I primi anni di esercizio della mia professione sono stati per me estremamente formativi.
Quando iniziai a collaborare con la cooperativa ero certamente solida sotto il profilo teorico, ma la mia esperienza era ancora legata prevalentemente allo studio professionale presso il quale avevo svolto il tirocinio (1984–1986) e dove avevo continuato a lavorare dopo l’abilitazione (1987) e l’iscrizione all’albo (1988), fino al 1992.
Proprio per questo, i primi cinque anni all’interno della cooperativa rappresentarono un passaggio decisivo: mi permisero di confrontarmi con una realtà diversa, più dinamica e culturalmente vivace, contribuendo in modo significativo alla mia crescita.
Ma ciò che rese quell’esperienza davvero unica fu soprattutto il profilo umano.
In quegli anni avevo appena dovuto concludere i miei studi in Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, e la cooperativa divenne per me anche un luogo di confronto intellettuale continuo.
Figura centrale era l’editore, un sociologo molto preparato e competente, ma anche una persona di grande sensibilità, con una spiccata inclinazione artistica, che si rifletteva nel suo modo di intendere il lavoro editoriale e i rapporti umani.
Il dialogo con alcuni studenti – suoi amici – fu per me estremamente stimolante: mi consentì di consolidare e “metabolizzare” quanto avevo studiato, mettendolo alla prova nel confronto diretto.
Senza quel contesto cooperativo, probabilmente, quel livello di scambio culturale non sarebbe stato possibile.
👉 È proprio questo uno degli aspetti più profondi della cooperazione: la capacità di creare comunità di senso, oltre che strutture economiche.
Un modello controcorrente
In un contesto economico sempre più orientato alla massimizzazione del profitto e alla centralità del capitale, la società cooperativa continua a rappresentare un modello controcorrente, capace di coniugare attività d’impresa e finalità sociali.
La sua peculiarità non risiede soltanto nella struttura giuridica — pur caratterizzata da elementi distintivi quali la variabilità del capitale e il voto capitario che promuove la partecipazione democratica — ma soprattutto nella logica che la anima: quella della mutualità.
Intesa non come principio astratto, ma come criterio operativo, sostanziale, la mutualità ridefinisce il rapporto tra socio e impresa, trasformando quest’ultima in uno strumento al servizio della persona e non viceversa.
In questa prospettiva, la cooperativa si configura come una vera e propria “terza via” dell’economia.
Nozione e fondamento normativo
Ai sensi dell’art. 2511 c.c.:
“Le cooperative sono società a capitale variabile con scopo mutualistico (..)”.
Il fondamento costituzionale si rinviene nell’art. 45 Cost., che riconosce la funzione sociale della cooperazione e ne promuove lo sviluppo.
L’art. 45 si colloca nel contesto dei principi solidaristici (art. 2 e 3) e dell’iniziativa economica (art. 41), riconoscendo forme di impresa caratterizzate da una finalità più etica e attenta ai bisogni della collettività rispetto a quella speculativa.
Che cosa significa mutualità (davvero)
La mutualità consiste nel fornire ai soci:
- beni
- servizi
- occasioni di lavoro
a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato.
Non si tratta di assenza di lucro, ma di lucro subordinato a una finalità collettiva.
Mutualità prevalente
Gli artt. 2512–2514 c.c. distinguono:
- cooperative a mutualità prevalente
- cooperative diverse
Solo le prime beneficiano pienamente delle agevolazioni fiscali.
👉 La mutualità, però, non può essere solo dichiarata: deve essere concreta, misurabile e verificabile.
Il numero dei soci e la struttura aperta
L’art. 2522 c.c. stabilisce:
- minimo nove soci
- sotto i nove soci (almeno tre): → solo persone fisiche + disciplina della S.r.l.
- la legge determina il numero minimo di soci necessario per la costituzione di particolari categorie di cooperative
Elemento distintivo è il capitale variabile, che consente:
- ingresso facilitato di nuovi soci
- uscita senza rigidità strutturali
👉 La cooperativa è, per sua natura, una società aperta, dinamica e inclusiva.
Assemblea e democrazia interna
L’art. 2538 c.c. introduce uno dei principi più innovativi:
- voto capitario
- un socio = un voto
👉 È il superamento della logica capitalistica: conta la persona, non il capitale.
Organi sociali
Gli artt. 2542 e ss. c.c. prevedono:
- assemblea dei soci
- organo amministrativo (collegiale di almeno tre membri – così modificato dalla Legge di Bilancio 2018: Legge 27 dicembre 2017, n. 205 -)
- eventuale organo di controllo (art.2543 c.c.)
Vigilanza esterna: è previsto anche un sistema di vigilanza esterna biennale o annuale, affidato alle Associazioni (es. Legacoop) o al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), per garantire il rispetto delle finalità mutualistiche.
Per tale vigilanza è previsto un contributo di revisione obbligatorio a carico della cooperativa. L’importo viene fissato ogni due anni con un decreto ministeriale (l’ultimo è del 12 febbraio 2025 per il biennio 2025-2026) ed è calcolato in base al numero dei soci, al capitale sociale e al fatturato.
Breve sguardo storico
Le cooperative moderne nascono nel 1844 a Rochdale, un distretto industriale vicino a Manchester, in Inghilterra, con i Probi Pionieri di Rochdale.
I Probi Pionieri erano un gruppo di 28 lavoratori (principalmente tessitori di cotone) che vivevano in condizioni di estrema povertà a causa della rivoluzione industriale.
Stanchi di essere sfruttati dai commercianti locali — che vendevano cibo scadente a prezzi gonfiati a credito — decisero di mettersi insieme.
Aprirono un piccolo spaccio in Toad Lane mettendo in comune i propri risparmi (una sterlina a testa, accumulata con fatica).
Vendevano inizialmente solo cinque beni di prima necessità: farina, burro, zucchero, farina d’avena e candele.
Non furono i primi a provare a collaborare, ma furono i primi a darsi delle regole che funzionarono, i cosiddetti “Principi di Rochdale”, che sono ancora alla base delle cooperative di tutto il mondo:
- Porta aperta: chiunque può iscriversi.
- Controllo democratico: una testa, un voto (indipendentemente dal capitale versato).
- Ritorno economico: i profitti (ristorni) vengono restituiti ai soci in proporzione agli acquisti fatti, non alle quote possedute.
- Neutralità: politica e religiosa.
- Educazione: una parte del ricavato deve servire a istruire i soci.
In pratica, trasformarono la sopravvivenza in un modello economico sostenibile.
In Italia le cooperative si sviluppano tra XIX e XX secolo, fino al riconoscimento costituzionale del 1948.
In Europa, è la Società Cooperativa Europea (SCE) a rappresentare l’evoluzione transnazionale del modello nato a Rochdale, pensata per permettere alle cooperative di operare su tutto il territorio dell’Unione Europea con un’unica veste giuridica.
La SCE è stata istituita dal Regolamento (CE) n. 1435/2003 ed è entrata ufficialmente in vigore il 18 agosto 2003 (con applicazione effettiva dal 2006).
Questi principi, che possono apparire astratti sul piano normativo, trovano una loro concreta espressione nelle esperienze operative.
Il 2025: il ritorno della mutualità
Il 2025 è stato proclamato Anno Internazionale delle Cooperative.
Questo ha rilanciato il modello cooperativo come:
- strumento di inclusione
- leva di sviluppo sostenibile
- alternativa ai modelli puramente finanziari
👉 La mutualità è tornata a essere un valore attuale, non solo storico.
Il 2025, proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale delle Cooperative per evidenziare il contributo del modello mutualistico allo sviluppo socioeconomico globale, segna per l’Italia un’importante fase di aggiornamento.
In questo contesto, la vigilanza biennale (ex art. 2545-quaterdecies c.c.) si evolve: il Decreto Ministeriale del 12 febbraio 2025 ha non solo aggiornato i parametri dei contributi di revisione per il biennio 2025-2026, ma ha impresso una svolta verso la digitalizzazione delle procedure di controllo.
La revisione moderna, affidata alle Associazioni di rappresentanza o al MIMIT, trascende oggi la mera verifica contabile per integrare la valutazione dell’impatto sociale e della sostenibilità (ESG), riaffermando l’attualità dei principi dei Probi Pionieri di Rochdale in una cornice normativa europea e digitale sempre più integrata.
Comprendere la cooperazione significa, in fondo, comprendere un diverso modo di fare impresa.
Verso la Parte 2
Se in questa prima parte abbiamo analizzato natura e principi, valorizzando anche il profilo esperienziale attraverso il richiamo alla mia attività professionale svolta presso una società cooperativa editoriale con sede a Roma, nella seconda entreremo nel cuore operativo della cooperativa: gestione, utili, fiscalità e controlli.
Claudia Radi
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.





