Ho trovato questo articolo di Mario Alberto Catarozzo (Business Coach e Formatore, docente di intelligenza artificiale applicata al mondo delle professioni), pubblicato sul quotidiano on line Ipsoa di oggi, 06 ottobre 2025, molto interessante e ricco di spunti di riflessione.
Se da un lato il suo articolo dipinge un quadro positivo e proattivo del futuro delle professioni, basato su un’idea di evoluzione lineare e di un inevitabile progresso tecnologico, è importante sottolineare che questa visione appare piuttosto astratta e ottimistica rispetto alla realtà concreta che molti professionisti stanno vivendo, soprattutto nel contesto italiano.
Personalmente, ritengo che la realtà ci stia rappresentando il mondo delle professioni sempre più vicino a quello imprenditoriale e sempre meno a quello delle professioni intrise, anche grazie alle politiche degli ordini di appartenenza, di “etica”.
Come sappiamo tutti l’etica, che esamina i fondamenti del comportamento per stabilire un modello ideale, si differenzia dalla morale che invece dà per scontati quei valori e quelle norme.
Purtroppo per noi, quello che prevale oggi, oltre al giustissimo tornaconto economico dall’esercizio della professione, è la “morale”.
Quindi, ritengo che dare per scontati i fondamenti affrontando il cambiamento è quanto meno pericoloso.
Questo rappresenta un altissimo livello di rischio per la qualità delle prestazioni.
Tutto viene parametrato alla velocità di esecuzione e questo, inevitabilmente, inficia la qualità della stessa.
Se, in assenza di un esame etico costante, a prevalere sia l’idea che è più importante “incassare velocemente” che fornire il miglior servizio professionale al cliente, allora le professioni cesseranno di esistere.
Innanzitutto, l’adozione dell’AI nei contesti professionali non è ancora così diffusa come si vorrebbe far credere.
Le statistiche citate, anche se indicano alcuni segnali di cambiamento, non tengono conto delle profonde resistenze culturali, delle disparità di risorse tra studi di diverse dimensioni e territori, e delle difficoltà pratiche di integrazione di nuovi strumenti in ambienti già consolidati.
La realtà è spesso fatta di piccoli passi, di resistenze e di ostacoli reali, più che di una rivoluzione immediata e uniforme.
Inoltre, in un Paese come l’Italia, caratterizzato da una collocazione nel rating BBB+ e da un quadro economico complesso, le condizioni di partenza sono ben diverse.
La capacità di investire in formazione, tecnologia e innovazione è fortemente limitata da una situazione economica che, tra alti debiti pubblici e scarsità di risorse, rende difficile per molti studi professionali affrontare i costi di una vera trasformazione digitale.
La mancanza di interventi concreti e di politiche di supporto da parte del governo, che spesso si limita a difendere i privilegi di pochi invece di promuovere un reale sviluppo dei molti, aggrava questa situazione.
La politica del laissez-faire, che privilegia interessi locali e privilegi consolidati, contribuisce a mantenere un’area di stallo, lasciando molti professionisti e cittadini senza strumenti adeguati per affrontare il cambiamento.
Per quello che riguarda le competenze richieste, come il legal prompting o l’orchestrazione tecnologica, rappresentano un livello di complessità che può risultare inaccessibile o troppo oneroso per molti professionisti, specialmente quelli più anziani o meno digitalizzati.
La formazione continua, lungi dall’essere semplice o immediata, richiede investimenti, tempo e un contesto che spesso manca, creando un divario tra teoria e pratica a discapito delle persone coinvolte (che non sono poche…)
Anche le figure professionali del futuro, come il legal technologist o il data analyst fiscale, sono più un’aspirazione che una realtà consolidata, e la loro diffusione dipenderà da molte variabili che non sono garantite, tra cui l’effettiva domanda di mercato, le risorse di formazione, le normative e la cultura aziendale.
Infine, l’idea di un mondo del lavoro più flessibile, meno gerarchico e più collaborativo appare, per molti, un’astrazione più che una realtà imminente.
Le strutture organizzative, le logiche di potere e le resistenze culturali spesso rallentano o ostacolano questa trasformazione, rendendo tutto più complesso e meno lineare di quanto auspicato.
In definitiva, sebbene l’innovazione sia certamente un fattore di cambiamento importante, la sua implementazione pratica richiede tempo, risorse e un’attenzione concreta alle disuguaglianze e alle difficoltà del mondo reale.
La visione di un futuro radioso, anche se stimolante, rischia di essere troppo idealizzata e poco rappresentativa delle sfide quotidiane che i professionisti devono affrontare in Italia, dove le limitazioni economiche e le scelte politiche spesso non favoriscono un reale progresso.
Mi domando allora: se il nostro vero problema “sociale” parrebbe essere la conseguenza della collocazione dell’Italia nella classe di rating BBB+, come è possibile, vista la facilità di transizione verso l’A.I. da parte del mondo delle professioni paventata dall’articolo, che in oltre dieci anni nessuna politica economica dei governi che si sono succeduti, compreso l’attuale, sia stata in grado di risanare questa posizione?

Il giornalismo di inchiesta di altissima qualità ha messo in evidenza in quali settori sarebbe opportuno lavorare per allargare il focus del prelievo fiscale: riforma del catasto e imposta di successione sui patrimoni milionari.
Perché non si effettua l’analisi etica di questi provvedimenti e di quelli promulgati sulla base di una perenne emergenza che parrebbe essere la causa di questa “velocità” che, evidentemente, “non paga” i cittadini?
Claudia Radi
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.
Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.





