“CREATIVITA’ E CONTESTO. IL RICONOSCIMENTO DEL PRODOTTO CREATIVO”, Autrice Claudia Radi- partecipazione al concorso letterario “Premio Marudo 2011”.

“Alla prima lettura del tema di questo componimento, la mia mente ha prodotto un’immagine: l’acqua di un fiume che scorre.

Mi sono domandata, allora, che cosa rappresentasse per me il termine “creatività”: movimento, cambiamento, dinamismo, evoluzione continua di tutte le cose.

La natura, la vita, con tutte le sue manifestazioni, è il primo e più importante esempio di creatività.

Con il suo costante divenire ha il piacere di creare, attimo dopo attimo, qualcosa che prima non c’era, mutando, a volte, semplicemente dei particolari o sconvolgendo completamente tutto in altri casi, per inserire “altro”.

Io sono un prodotto della vita; io sono stata creata; io sono un ‘prodotto creativo’.

L’essere umano è il più importante esempio di prodotto creativo.

Mi sembra di ricordare che un giorno, tanto tempo fa, guardandomi intorno e riflettendo su me stessa, provai sofferenza per quel contesto sociale che mi riduceva a vivere freneticamente e superficialmente la mia giornata: nessun senso critico era richiesto, sul modo di vivere i rapporti con le persone o sul modo di vivere la propria vita.

Semplicemente un percorso prestabilito da percorrere, con tappe da rispettare e obblighi da adempiere.

Non c’erano spazi aperti dentro di me, ma solo tunnel bui.

Decisi allora che la cosa più importante fosse quella di sentirmi viva e, per sentire questo, dovevo rompere uno schema precostituito da qualcun altro e avviarmi a camminare in quegli spazi aperti dove le uniche indicazioni le dà la vita, giorno per giorno, con una risonanza fisica positiva.

Ti senti bene con te stessa e non c’è niente da fare: nessuno ti può dire che sia giusto o sbagliato quello che fai; provi una sensazione di pace dentro di te e ti senti piena di voglia di vivere e di scoprire e conoscere cose nuove.

Bello quando ‘’esci dal carcere” (mai metafora fu più azzeccata), è tutto meraviglioso!

Dopo, comunque, bisogna fare i conti con la società.

Chi sei? Hai una famiglia? Hai dei figli? Sei sposata? Quanti soldi hai? Sei parente di un personaggio importante? Quanti anni hai? Sei laureata?

E così via e ancora e ancora, con domande che rivelano la necessità di volerti catalogare, identificare, controllare, strumentalizzare…, fermare, fissare, omologare.

In che cosa credi?

Questa sarebbe stata una bella domanda, che però nessuno mi ha fatto: credo in me stessa, come essere umano che vuole rappresentare il ringraziamento quotidiano e costante alla vita per averla creata e vuole ricompensarla cercando di entrare nella sua logica.

La logica della vita.

Qualcuno ritiene ancora importante interrogarsi su quale logica abbia la propria vita in senso laico?

Non parlo di scienziati, non parlo di discorsi accademici, parlo della domanda semplice che ogni uomo comune dovrebbe porsi per cercare, poi, una risposta che abbia risonanza fisica positiva solo ed esclusivamente in relazione a sé stesso.

Perché si crea qualcosa?

Piacere di farlo, necessità insopprimibile, porre fuori da me qualcosa che comunque è una parte di me e che da me deve provenire per una continuità, per un divenire, per un’evoluzione, per un cambiamento.

Si crea qualcosa che esiste solo in un’idea e la sua materializzazione arricchisce quello che già ‘è’, nel bene e nel male.

La creazione continua di tutte le cose, con infinite forme di manifestazione.

È bello pensare che ci sia tutto questo movimento intorno; dobbiamo solo entrarci e lasciare che, così come l’albero lascia che il vento soffi tra i suoi rami e lo attraversi, il ritmo della natura danzi anche dentro di noi.

Ecco, la vita mi ha creato e io mi sono ritrovata in questa creazione.

Sembra una banalità, ma ci sono voluti anni di sacrificio costante, di studio e anche un po’ di fortuna: l’aver incontrato qualcuno chi mi ha aiutato a illuminare quei tunnel bui, introducendo la possibilità di riuscire a conciliare la necessità di vivere quegli spazi aperti interiori che intuivo, e il quotidiano.

Questa è stata una grande fortuna, forse la più grande per un essere umano.

Capire allora che, pur volendo essere me stessa, il mio modo di pensare (che rispondeva ancora all’abitudine acquisita in quel percorso prestabilito vissuto) e le mie convinzioni (molte delle quali sostenute per coprire delle insicurezze), potevano essere gli artefici del fallimento di questo progetto di vita che sono.

Scoprire allora, il gusto del gioco, della competizione, riconoscermi ambiziosa, ed assaporare il piacere di costruire le mie vittorie costruendo il mio spazio nella società, dove comunque bisogna vivere.

È solo sentendomi me stessa e riconoscendomi ogni giorno in quella che sono, che posso contribuire alla vita creando qualcosa da me.

Arrivata a questo punto mi sono posta una domanda: è importante che quello che creerò venga apprezzato, capito, riconosciuto anche da altri?

Si, è importante, ma non si crea in funzione degli altri, bensì in funzione della vita, perché sei dentro la sua logica, perché è un piacere personale farlo, per una continuità, per un’evoluzione, per un cambiamento, per una necessità.

Quante persone si soffermano ad osservare con interesse quello che le circonda?

Esiste una vera curiosità di “conoscere”?

Per molti lo stile di vita più diffuso sembra essere quello di rimanere concentrati solo nel rimuginare parole e parole ripetitive, lamentele, rabbia.

E poi continuare parlando con gli altri dando voce a queste parole con frustrazione, lamentele, rabbia.

Persone così non sono in grado, purtroppo, di lasciarsi incuriosire da nessuna manifestazione di creatività che la vita costantemente produce intorno a loro: non riconoscendo loro stessi come prima splendida manifestazione della vita, ricca di particolarità e stupenda come costruzione biologica, non potranno certo apprezzare quello che fuori di loro esiste e vorrebbe solo essere riconosciuto e condiviso come altrettanta forma di espressione della creatività della vita.

Abbiamo bisogno di ritrovare ogni giorno la nostra verità e la verità su quello che esiste intorno a noi.

È un tirocinio continuo, un gioco bellissimo, del quale va compresa solo la logica e nel quale il riconoscimento delle forme di manifestazione della vita, costituisce il premio, che ognuno avrà per sé se vorrà, per ritornare alla vita. “

Buona Pasqua di Resurrezione!

Claudia Radi

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