Divagazioni personali/2: ‘’La Crisi’’

Come dicevo nella mia precedente ‘Divagazione personale/1’ sul tema “La Crisi” (pubblicata sul blog il 24/01/2024), con riferimento alla L. 3/2012 (c.d. Legge anti-suicidi), ora confluita nel nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza D.lgs. 14/2019 che ha recepito le Direttive Europee sulla ristrutturazione dei debiti e l’insolvenza, in Italia la gestione delle crisi sembra sollevare innumerevoli problematiche.

Ad esempio, quella della determinazione dei compensi per i professionisti coinvolti nella procedura.

Il D.M. del 24.09.2014 n.202 del Ministero della Giustizia (regolamento recante i requisiti di iscrizione nel registro degli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento, ai sensi dell’articolo 15 della legge 27 gennaio 2012, n. 3, come modificata dal decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221), nel comma n.5 dell’articolo 16 “Parametri’’, stabilisce che:

‘’L’ammontare complessivo dei compensi e delle spese generali non può comunque essere superiore al 5% dell’ammontare complessivo di quanto è attribuito ai creditori per le procedure aventi un passivo superiore a 1.000.000 di euro, e al 10% sul medesimo ammontare per le procedure con passivo inferiore. Le disposizioni di cui al periodo precedente non si applicano quando l’ammontare complessivo di quanto è attribuito ai creditori è inferiore ad euro 20.000.’’

Di conseguenza, quando le pratiche oggetto delle procedure hanno un passivo inferiore a euro 1.000.000,00, i compensi non potranno superare il 10% del suo ammontare (esempio euro 30.000,00 ammontare del passivo, tetto massimo del compenso euro 3.000,00) e, nell’eventualità la massa attiva da destinare ai creditori sia inferiore ai 20.000,00 euro, il compenso dovrà ulteriormente ridursi.

Anche all’interno di queste procedure, quindi, il sovra-indebitato potrebbe risentire della discriminante economica, sfavorito dalla sua bassa massa debitoria e dalla contenuta massa attiva distribuibile ai creditori, che lo rendono ‘poco appetibile’ per il ‘Gestore della Crisi’.

Molte volte nel corso dei 35 anni di svolgimento della mia professione, mi sono imbattuta nella necessità di valutare l’aspetto qualitativo del servizio da prestare.

Come sempre la scelta di non offrire un servizio scadente al cliente, nonostante l’importo pattuito a titolo di compenso non fosse adeguato, mi ha spinto a fare del mio meglio, per servirlo nel miglior modo possibile.

Un vero professionista, infatti, guarda al risultato annuale conseguito per il lavoro da lui svolto e non al compenso riferito alla singola prestazione.

Ogni professionista sa che il suo operare, in alcuni casi, non riceverà il giusto ritorno economico, ma il valore che egli porta nel proprio settore e l’incidenza positiva che ha sulle persone che incontra lungo il proprio cammino professionale, è rilevante tanto quanto l’aspetto economico.

Infatti, per quello che riguarda le procedure (e/o non procedure) legate al settore della crisi e dell’insolvenza, ogni professionista sa che l’iscrizione in uno degli elenchi abilitanti implica il fatto di poter essere nominato per seguire pratiche per le quali riceverà un compenso estremamente contenuto, oppure non lo riceverà affatto.

Ovviamente le valutazioni sulla congruità del compenso spettante ai Gestori della Crisi andranno fatte anche in considerazione della loro specializzazione, del tipo di soggetto sovra-indebitato e di quanto egli potrà fare per gestire la sua crisi.

Ad esempio, una proposta di Concordato minore ex art.74 del C.C.I.I. (D.lgs. 14/2019) presentata da un professionista, Commercialista o Avvocato, inevitabilmente sarà molto più semplice da gestire rispetto ad altre, soprattutto quando il Commercialista oppure l’Avvocato sovra-indebitato, sia sufficientemente preparato sulla materia da poter essere egli stesso l’Advisor della sua procedura.

La crisi economica e finanziaria esistente in Italia, infatti, colpisce indistintamente tutti e non tutti vengono messi nelle condizioni di poter ‘recuperare’ una crisi non causata da loro.

Altri tipi di esempi di problematiche sollevate da una situazione di crisi e di insolvenza da gestire e risolvere sono:

  1. Lentezza dei procedimenti: la burocrazia e la complessità delle procedure per il riconoscimento della crisi possono rallentare la gestione delle situazioni di emergenza, creando ritardi nella presa di decisioni.
  2. Mancanza di coordinamento tra gli organi competenti: la gestione della crisi coinvolge diversi attori, come banche, tribunali, professionisti e organi di controllo, ma spesso manca un’effettiva collaborazione e coordinazione tra di loro.
  3. Scarso coinvolgimento delle associazioni di categoria: le associazioni di categoria e le organizzazioni economiche potrebbero avere un ruolo fondamentale nel supportare i soggetti economici in crisi, ma spesso sono poco coinvolte nel processo decisionale e nella ricerca di soluzioni.

Ovviamente l’‘agire in buona fede’ da parte di tutti i soggetti coinvolti, agevolerebbe lo svolgimento e il focus sulla situazione di crisi prese in esame.

Se, per esempio, il soggetto sovra-indebitato è costretto ad accedere ad una delle procedure previste dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza D.lgs. 14/2019 e risulta sconosciuto alla Centrale d’Allarme Interbancaria (‘Soggetto non presente in archivio” è la dizione corretta sul certificato rilasciato dalla Banca d’Italia) e senza alcuna segnalazione di ritardato pagamento registrata dal Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF fino a quel momento, è evidente che dovrà essere ascoltato e preso in considerazione più seriamente e più velocemente rispetto a colui che ha fatto dei ritardati e omessi pagamenti il suo stile di vita.

Però, purtroppo, in Italia non è così e in alcuni casi il soggetto sovra-indebitato che non è stato la causa del suo sovraindebitamento e che fino a quel momento non ha mai omesso un pagamento, non riceve l’attenzione che meriterebbe, non viene ascoltato e si trova costretto a subire delle vere e proprie vessazioni pur in presenza di una procedura in corso di svolgimento.

(Autrice Claudia Radi, commercialista e giurista, tutti i diritti riservati.)

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