2/Il libero arbitrio: contaminazioni, riflessioni personali e il pensiero di Emanuele Severino

Eccoci tutti qui: alcuni con ansie incontrollabili, altri con problemi contingenti o la paura di fallire, altri ancora con una costante dissociazione dalla realtà, ormai divenuta troppo crudele da sopportare.

C’è chi ha subito traumi gravi per aver visto la propria madre uccisa dal padre, o la propria figlia o sorella vittima di un ex fidanzato o marito.

Alcuni hanno visto amici morire per mano di terroristi che hanno iniziato a sparare improvvisamente in un rave, in una scuola, in un mercatino o in un supermercato.

Altri ancora hanno visto bruciare vivi i propri figli, fratelli e sorelle o amici, durante una festa all’interno di un locale che non rispettava le misure minime di sicurezza.

Siamo una grande famiglia che abita il mondo.

In questa famiglia ci sono anche coloro che si preparano per la settimana bianca, per lo shopping sfrenato durante il periodo natalizio, per un viaggio alle Baleari, ai Caraibi, o alle Antille.

Come in ogni famiglia che si rispetti, è importante promuovere il dialogo, la comprensione, il rispetto e l’aiuto verso chi è più debole.

Per questo motivo, ci rivolgiamo alle istituzioni quando riteniamo che un problema possa danneggiare l’intera comunità e quando non siamo in grado di risolverlo da soli.

I più giovani osservano sempre attentamente gli adulti, finché le contraddizioni diventano troppe per essere accettate e i silenzi troppo prolungati diventano insopportabili.

A quel punto, alcuni decidono di allontanarsi, drogarsi, scagliarsi contro qualcuno, rubare o, peggio, uccidere.

I giovani assorbono quello che vedono e ascoltano e poi presentano il conto della mancata educazione adeguata alla vita sociale.

Tra i tanti codici giuridici a nostra disposizione, nessuno menziona esplicitamente il reato di indifferenza.

L’omissione di soccorso, ad esempio, è un reato, ma se sai di essere l’unico a saperne qualcosa e nessun altro ne è a conoscenza, si può scegliere di fare finta di niente e rimanere indifferente.

Si può anche evitare di parlarne o decidere di parlare di altre cose, contribuendo così alla distorsione dell’informazione e alla manipolazione della realtà.

Il libero arbitrio, infatti, esiste ancora, ma prevalentemente nell’esercizio dell’individualismo, chissà perché.

Forse perché la cultura e la società in cui viviamo incoraggiano a perseguire il successo personale, l’autorealizzazione e l’indipendenza.

I media, in particolare, contribuiscono a diffondere questa mentalità, enfatizzando la competizione e il consumo.

Tuttavia, l’esercizio del libero arbitrio non può dipendere unicamente dalle circostanze esterne, ma dovrebbe scaturire dal nostro modo di pensare e valutare le scelte che facciamo.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che l’esercizio del libero arbitrio è un concetto fluido e come tale dipende da molteplici fattori: culturali, sociali e personali.

La società può influenzare, ma non determinare le scelte delle persone.

Una riflessione più profonda, ispirata anche al pensiero di Emanuele Severino, ci invita a considerare un altro aspetto fondamentale: secondo Severino, l’essere è immutabile ed eterno.

La nostra libertà, quindi, non può essere ridotta a un semplice esercizio di scelte contingenti, ma si inserisce in un orizzonte più ampio e immodificabile.

Severino ci invita a riflettere sul fatto che “l’illusione del libero arbitrio” nasce dal credere di poter cambiare il corso degli eventi, di sfuggire alla necessità dell’essere.

La vera libertà consisterebbe nel riconoscere che tutto ciò che accade è già inscritto nell’eternità dell’essere, e che il nostro compito è accettare questa realtà e agire con consapevolezza.

La libertà, allora, non è l’illusione di dominare tutto, ma la capacità di vivere in modo autentico rispetto alla nostra condizione.

In questa prospettiva, l’indifferenza di cui parlo si configura come una forma di grave ignoranza rispetto a questa realtà più profonda.

Ignorare che l’essere è immutabile e che i nostri atti sono parte di un disegno più grande, può portare a una perdita di senso e a comportamenti distruttivi.

La vera sfida del libero arbitrio, secondo Severino, consiste nel superare l’illusione di poter dominare tutto, riconoscendo i limiti imposti dall’essere e assumendo la responsabilità delle proprie azioni come parte di un disegno più grande e inalterabile: eterno.

Se comprendiamo questa profondità, possiamo sviluppare una visione più equilibrata del libero arbitrio, che non rinuncia alla libertà, bensì la inserisce in un orizzonte di consapevolezza e responsabilità.

Non si tratta di rinunciare all’autonomia, bensì di riconoscere che la nostra libertà si esprime pienamente quando agiamo con rispetto per la natura dell’essere e per i limiti che essa impone.

Solo così possiamo uscire dall’ombra dell’indifferenza e dell’egoismo, contribuendo a un mondo più giusto e consapevole.

Ecco, quindi, che una comprensione più approfondita del libero arbitrio può aiutare a sviluppare una visione più bilanciata e meno angusta, che non escluda l’importanza e la possibilità dell’esercizio fondamentale della libertà individuale.

Claudia Radi

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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.

Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.

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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:

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