Mio padre

Mio padre era un uomo dotato di una profonda sensibilità e di una vasta vita interiore.

Mi ha sempre colpito il suo attento spirito di osservazione e le sue convinzioni maturate attraverso un confronto costante con la vita, denso di sacrifici e di lavoro.

Ho fatto parte della sua famiglia, alla quale ha dedicato tutto l’impegno della sua vita.

Come tutti aveva dei difetti, ma personalmente non sono mai riuscita a considerarli tali.

Infatti, comportarsi apparentemente come un uomo ‘’burbero’’ quando lavori dieci ore al giorno e hai una famiglia di cinque persone sulle spalle, non può considerarsi un difetto.

Bisogna avere una profonda sensibilità e un attento spirito di osservazione per riconoscere le vere peculiarità di un uomo come lui.

Ma che fosse un uomo buono che si è sempre prodigato per aiutare chi gli chiedesse aiuto lo sapevano tutti.

La sua spensieratezza di fanciullo terminò molto presto quando perse la madre a undici anni per l’infezione di una ferita causata da un ferro arrugginito.

In campagna succedono queste cose, sono incidenti frequenti ora come allora.

Bellissima donna mia nonna paterna, morta a trentasei anni lasciando tre figli di cui la più piccola di pochi mesi.

Mio nonno non si è più ripreso.

E così le premesse possono condizionare una vita intera.

Il peso delle responsabilità della sua famiglia d’origine sulle sue spalle, quando a 17 anni partì dalla sua Umbria per lavorare come cameriere a Roma.

Cameriere, poi il diploma studiando alla scuola serale, poi cuoco, poi capo cuoco.

La sua Maria, mia madre, unica donna della sua vita.

Quando morì si sentì perso e disperato, ma non pensò mai di sostituirla.

Non volle prendere neanche un cane.

Amava le sue piante e le curava quotidianamente.

Era devoto alla Madonna e continuò a coltivare la sua fede attraverso la preghiera e opere caritatevoli.

Dopo la morte di mia madre, mio padre ha capito di doversi sostituire a lei nella relazione fatta di dialogo che aveva con noi figli.

È riuscito a cambiare il suo atteggiamento severo nei nostri confronti, ascoltandoci e parlando con noi.

Personalmente avrei continuato semplicemente a rispettarlo, come ho sempre fatto, intuendo i suoi pensieri.

Ricordo ogni giorno di quei cinque anni nei quali è vissuto senza mia madre.

L’ho visto improvvisamente coprirsi di bianco, diventare anziano è perdere le sue prerogative più importanti, la sua autonomia.

L’ho sempre difeso davanti a tutti quelli che volevano infierire su di lui solo perché era rimasto solo e divenuto anziano.

C’è chi ha la memoria corta, io no, io ricordo tutto, e conosco la riconoscenza.

Ho amato profondamente mio padre, mi manca molto, e lo amo ancora.

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