Sempre più spesso leggo e ascolto interventi di persone che ammoniscono sul tipo di direzione intrapresa dalla società, cioè quella della limitazione delle libertà personali.
Sì, ma non si capisce come la pensa chi interviene.
Sembra quasi che costoro vogliano esprimere “rassegnazione”.
Ad esclusione dei populisti che strumentalizzano l’informazione, infatti, non mi è chiaro chi altro possa sostenere questa inversione di tendenza.
È talmente diffusa ed evidente la libertà di pensiero e di azione nelle giovani generazioni che l’effetto di queste chiacchiere può essere solo quello di lasciarmi perplessa.
Perplessa per l’ignoranza di chi si esprime e che parla evidentemente senza prima aver osservato attentamente ciò di cui può avere un’effettiva conoscenza.
Vorrei precisare che una foto pubblicata sui social non è rappresentativa di tutta la realtà; anzi, probabilmente cerca di catalizzare l’opinione pubblica sulla conoscenza di uno stato di fatto che ancora non esiste se non nella mente di chi, con questa modalità subdola, lo diffonde.
Tutt’al più potrebbe trattarsi di un’ingiustizia.
Certamente non attesta un’inversione di tendenza della maggior parte della popolazione mondiale.
Parlo di chi ancora è giovane dentro di sé, propositivo, vitale, e di questa realtà fittizia che gli vorrebbero propinare non sa che farsene, neanche come spunto di riflessione.
Rispetto al passato, le libertà personali sono maggiormente tutelate per tutti.
Le discriminazioni di trattamento e le ingiustizie impunite, al contrario, sono in aumento ed è questo il fenomeno inquietante che dovrebbe essere analizzato e combattuto.
Invece, coloro che si dimenano per lanciare l’allerta su una situazione che di fatto non esiste e che non potrebbe verificarsi nelle società occidentali sono probabilmente proprio quelli che, con il cappello in mano, accettano come normali le discriminazioni e le ingiustizie, cercando protezione dal potente di turno.
Si sono asserviti a delle “leggi comportamentali” scritte dai potenti in barba all’ordinamento giuridico esistente.
Quindi, è questo il fenomeno che genericamente affermano di conoscere e a cui si riferiscono personalmente e nei confronti del quale non combattono, promuovendolo come un dato di fatto.
Come ha fatto notare il giornalista Pif (pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto) ieri sera durante la sua partecipazione alla trasmissione “Il cavallo e la Torre”, condotta dal giornalista Marco Damilano, celebriamo il Giorno della Memoria e siamo tutti d’accordo nel condannare come terribile il fenomeno dell’olocausto in tutti i suoi aspetti, ma non ci indigniamo di fronte a fatti altrettanto gravi che accadono nel presente.
A che cosa serve celebrare la memoria di un accadimento come monito per tutti affinché fatti così gravi non si ripetano, se poi rimaniamo indifferenti alle crudeltà che accadono sotto i nostri occhi nel presente?
Ritengo quindi che non si possa parlare di limitazione delle libertà personali operata da terzi, ma di un’individuale irresponsabilità a subire e promuovere il condizionamento nella comunicazione inquinata dal populismo, con un’annessa scarsa partecipazione alla vita sociale.
Tutto questo nell’assurda pretesa di salvare quei pochi privilegi racimolati che tra poco si dissolveranno comunque visto il diverso assetto di tutele economiche previste dallo Stato.
Mi sembra opportuno, comunque, tornare a porre l’accento su quello che la nostra Costituzione prevede con riferimento a:
- I diritti inviolabili dell’uomo (Art.2)
- Il principio di eguaglianza (Art.3)
- La tutela delle minoranze linguistiche (Art.6)
- La libertà personale (Art.13)
- La libertà del domicilio ed il diritto alla riservatezza delle comunicazioni (Art.14)
- La libertà di circolazione (Art.16_ vedi anche Art.3 par.2 del Trattato dell’Unione Europea TUE, entrato in vigore il 01 dicembre 2009)
- La libertà di riunione e di associazione (Art.17)
- La libertà religiosa (Art.8)
- La libertà di manifestazione del pensiero (Art.21)
- Il diritto alla tutela giurisdizionale e il diritto alla difesa (Art.113)
- Il diritto alla salute (Art.32)
I principi fondamentali della Costituzione Italiana (1948) sono descritti negli articoli da 1 a 12 e nella Parte Prima relativa ai “Diritti e doveri dei cittadini”.
Mi risulta che nel 2025 siano ancora vigenti in Italia e, a meno che non ci sia un colpo di Stato, devono inderogabilmente essere “pedissequamente” osservati e tutelati.
Forse qualche riferimento bibliografico può chiarire meglio il concetto.
Nella Relazione predisposta in occasione dell’incontro della delegazione della Corte costituzionale con il Tribunale costituzionale della Repubblica di Polonia a Varsavia, il 30-31 marzo 2006, la delegazione ha trattato dei Diritti fondamentali (presenti nei principi sopra evidenziati) nella giurisprudenza della Corte costituzionale, evidenziando che sono loro a caratterizzare e strutturare in profondità l’ordinamento Costituzionale.
Nella relazione la delegazione prosegue evidenziando che senza l’osservanza di detti principi e la previsione di una loro specifica tutela, l’ordinamento esistente verrebbe letteralmente meno: “I valori elencati assumono in tal modo una valenza giuridica di tale essenzialità, da poter affermare che la stessa organizzazione dei pubblici poteri sia prevalentemente funzionale al loro svolgimento e alla loro attuazione” (cfr. cit. Relazione Corte costituzionale, 30-31 marzo 2006, Varsavia)
Mi sembra chiaro, quindi, che avere l’arroganza e la pretesa di ignorarli equivale a un tentativo di sovvertire lo Stato che su di essi si basa in osservanza alla Costituzione italiana esistente.
È anche interessante riflettere sul momento storico in cui la Costituzione Italiana entrò in vigore (precedentemente vigeva lo Statuto Albertino- 04 marzo 1848, emanato da Carlo Alberto di Savoia quale:” Legge fondamentale, perpetua e irrevocabile della monarchia”) e cioè qualche anno dopo la fine della Seconda guerra mondiale e del fascismo, nonché della scelta del diverso assetto istituzionale che i cittadini votarono il 02 giugno 1946 passando dalla monarchia alla repubblica.
Ebbene, chi più di quelle persone ha sofferto soprusi e limitazioni delle libertà personali, allora prive di tutela e appannaggio dei ricchi e dei potenti?
I nostri avi oggi si rivolterebbero nella tomba sapendo che tutto ciò che hanno appreso con sofferenza, lottando per lasciarci in eredità questi principi fondamentali che consentono l’equità nella fruizione dei diritti a tutti i cittadini, viene irresponsabilmente ignorato.
Voi ci pensate a tutto questo prima di esprimere i vostri giudizi?
Molti sembrano non comprendere appieno il valore di queste conquiste e tendono a sottovalutare l’importanza di difenderle con fermezza senza, al contrario, dimostrarsi arrendevoli in tal senso.
Per concludere esorterei a non dare mai per scontati diritti e libertà che devono essere costantemente difesi, ma soprattutto a non parlare di loro come se non fossero attualmente esistenti nel diritto positivo degli stati più evoluti (Italia compresa) e, da sempre, in quello naturale.
Claudia Radi (.blog)
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