Pensieri periodici dal blog: “Gli sbagli”, di Claudia Radi

Capita a tutti di sbagliare. Non so a voi ma a me non è mai piaciuto quando è successo.

Per questo ritengo che la mancanza di piacere nel compiere uno sbaglio, mi abbia spinto verso un comportamento meticoloso che mi consentisse di limitarli al minimo.

Inoltre, la spinta vitale a sperimentarmi in nuove avventure ha fatto sì che mi trovassi frequentemente difronte a situazioni nelle quali l’istinto è stata la mia unica salvezza.

Sono una scrittrice oltre che una “commercialista nell’anima”, come amo definirmi, e quando capisci chi sei e quali e quante sono le tue capacità che premono per essere espresse, non puoi più fare finta di niente.

Fingere di non esistere, di non avere alcuna capacità, che sia necessario un supporto esterno per sapere che cosa fare, che la società sia giusta così com’è e le contraddizioni che osservi quotidianamente non debbano essere contestate e combattute.

Quello che da sempre mi disturba più di ogni altra cosa, è che mi si imputasse uno sbaglio senza che io lo abbia commesso.

Forse la ragione che mi ha spinto a perfezionare i miei studi giuridici coronandoli di un riconoscimento accademico, è stata proprio quella di cercare di capire fino in fondo le regole previste dal sistema del quale faccio parte.

Di conseguenza ritengo che gli unici veri sbagli siano quelli perseguibili dalla legge e quindi quelli riconducibili alla violazione di regole giuridiche presenti nel nostro ordinamento, sanzionate e punite dalla legge.

Da un punto di vista personale, invece, esiste una categoria di sbagli che non violano le norme giuridiche, ma ti condannano a una vita difficile: lo sbaglio di essere nato/a in uno Stato dove non esiste la democrazia e imperversano le guerre, lo sbaglio di compiere delle scelte che non si sposano con quelle della maggioranza delle persone che fanno parte del tuo entourage, lo sbaglio di ragionare con la propria testa in un contesto dove è sconsigliabile farlo.

Già, perché un discorso è consentire delle libertà democratiche, e un altro è la categorizzazione di quelle persone che le esercitano.

La verità è che il mondo è composto da tante comunità, più o meno piccole, e ognuno di noi vive le regole della piccola comunità nella quale è nata, indipendentemente dall’esistenza della legge.

Mi torna in mente un libro di antropologia culturale, testo d’esame negli anni ’90.

Si parlava della Sardegna e di come, al suo interno, si fosse sviluppato “uno Stato dentro allo Stato”.

La distanza dal governo centrale, che non legiferava a sufficienza sulle prerogative dell’isola, determinò un codice di condotta interno che esulava dal diritto vigente.

Quando lo Stato è lontano, le persone, riunite in gruppi, pensano di poter esercitare un potere sulla vita dei singoli che non accettano le loro regole.

Per ignoranza, creano dei codici di condotta personali, dove il sotterfugio e l’omertà diventano gli unici comportamenti corretti.

Chi non si adegua è escluso, emarginato, perseguitato e sottoposto, in misura più o meno grave, a diversi livelli di coercizione per costringerlo ad adeguarsi alla loro logica.

In conclusione, gli sbagli sono una componente inevitabile della nostra esistenza e rappresentano spesso un banco di prova per la nostra crescita personale.

Tuttavia, è fondamentale riconoscere che non tutti gli errori sono uguali: alcuni sono sanciti e puniti dalla legge, mentre altri derivano da circostanze sociali o culturali che richiedono comprensione e riflessione.

Di particolare gravità sono i comportamenti coercitivi e oppressivi, che cercano di costringere l’individuo ad adeguarsi a regole imposte dall’esterno, spesso a scapito della sua libertà e dignità.

Questo tipo di atteggiamenti rappresenta un grave attacco ai diritti umani e minaccia i principi di autonomia e rispetto fondamentali per una società democratica.

Dal punto di vista antropologico, come evidenziato anche in alcune tradizioni di comunità come quella sarda, si può osservare come pratiche di coercizione e controllo siano state storicamente utilizzate per mantenere l’ordine sociale, spesso a discapito dell’individualità.

Tuttavia, queste pratiche devono essere superate, poiché rischiano di alimentare ingiustizie e di soffocare la libertà personale.

La vera sfida consiste nel riconoscere e respingere tali forme di oppressione, promuovendo un mondo in cui ogni persona possa vivere con autonomia, rispetto e libertà di pensiero, nel rispetto delle diversità culturali e dei diritti umani universali.

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