È dell’altro ieri la notizia che quattro minorenni, tra i 16 e i 17 anni, siano stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di atti persecutori nei confronti di Paolo Mendico, uno studente di 14 anni che l’11 settembre 2025 si è tolto la vita nella sua stanza.
Secondo l’ipotesi investigativa, il ragazzo sarebbe stato preso di mira con prese in giro e umiliazioni all’interno dell’istituto scolastico, oltre che attraverso messaggi offensivi inviati online.
Nel frattempo, l’inchiesta per istigazione al suicidio resta, per ora, aperta contro ignoti.
Nell’indagine risultano coinvolti anche due dirigenti scolastici.
La famiglia del ragazzo aveva infatti segnalato più volte alla scuola la situazione di forte disagio che il figlio stava vivendo, diventato bersaglio di un gruppo di compagni.
Il bullismo non nasce solo dall’azione di chi insulta
Se le accuse saranno confermate, non si tratterà soltanto della responsabilità di alcuni adolescenti.
Emergerà anche un problema più profondo: la dinamica del gruppo che si accanisce contro chi percepisce come diverso, mentre chi potrebbe intervenire spesso resta a guardare.
Il bullismo non nasce solo dall’azione di chi insulta o perseguita.
Cresce anche nell’indifferenza di chi assiste e sceglie di non intervenire.
È la forza del gruppo che si trasforma in vigliaccheria collettiva quando viene usata per isolare una singola persona.
E a chi pensa che umiliare un’altra persona sia un gioco o una dimostrazione di forza, vale la pena ricordare una cosa semplice: la vera forza non ha bisogno di schiacciare nessuno.
Chi costruisce la propria sicurezza sull’umiliazione degli altri rivela solo la fragilità che cerca disperatamente di nascondere.
Il peso psicologico dell’umiliazione
Arrivare a togliersi la vita per lo stress, per la solitudine e per la sensazione di non avere vie d’uscita è una tragedia che interroga tutti: la scuola, gli adulti, la società.
E lascia una domanda difficile da ignorare: quante volte segnali di sofferenza vengono sottovalutati o minimizzati finché non accade l’irreparabile?
Di fronte a queste storie il primo pensiero va alla vittima e alla sua famiglia.
Ma c’è anche un messaggio che non dovrebbe restare inascoltato, soprattutto da chi vive situazioni simili.
A chi subisce bullismo bisogna dire una cosa con chiarezza: non restate in silenzio.
Parlate, denunciate, cercate alleati tra compagni, insegnanti, genitori.
E quando non vi ascoltano, reagite anche verbalmente agli insulti.
Non per alimentare la violenza, ma per non accettare il ruolo di vittima designata.
Difendere la propria mente
Dal punto di vista psicologico, far sentire la propria voce può essere il primo passo per rompere il meccanismo dell’umiliazione.
Questo fenomeno è noto come l’interiorizzazione della voce dell’aggressore.
Quando una persona subisce umiliazioni ripetute, le parole dei bulli non restano fuori madiventano una voce interna: la vittima finisce per ripetersi quegli insulti nella propria mente
È proprio questo che spesso distrugge l’autostima.
Reagire significa ricordare a sé stessi, prima ancora che agli altri, di avere dignità e valore.
Questa nuova consapevolezza vi consentirà di ascoltare la vostra voce che copre i loro insulti, allontanando quelle parole dalla mente.
Se qualcuno vi accusasse di essere uno “strillone”, potreste rispondere: meglio strillone che vittima!
A questo punto vi ascolteranno davvero e potrete confidare tutto a chi può davvero aiutarvi.
Un messaggio finale
Nessuno merita di essere isolato o perseguitato per la propria sensibilità, per il proprio carattere o semplicemente per essere diverso.
Non lasciate che chi non ha nulla da offrire se non l’offesa e la prepotenza rovini la vostra vita.
Parlate. Denunciate. Circondatevi di persone migliori e lasciate che la vostra voce copra le parole che cercano di ferirvi.
Il silenzio è il terreno in cui qualunque forma di bullismo cresce.
Claudia Radi (.blog)
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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.





