Dopo aver analizzato, nei precedenti contributi, la struttura e le caratteristiche dei regimi contabili italiani, è necessario affrontare un tema meno tecnico ma decisamente più concreto: il loro utilizzo nella realtà quotidiana.
Perché, al di là delle definizioni normative e delle finalità dichiarate, esiste uno scarto sempre più evidente tra ciò che la contabilità dovrebbe rappresentare (art. 2214 c.c., art. 2423 c.c., D.lgs. 139/2015) e ciò che, di fatto, rappresenta.
La contabilità come strumento di conoscenza
La contabilità nasce come strumento di conoscenza economica, destinata a registrare e controllare i flussi di denaro e beni.
Lo sviluppo moderno risale al XIV secolo in Italia, con il sistema della partita doppia codificato da Frà Luca Pacioli nel 1494 nel trattato Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalità, considerato il fondatore della contabilità moderna.
Si potrebbe dire che Pacioli fu il primo “ragioniere” della storia; tuttavia, il ragioniere di allora non esiste più.
Oggi per seguire correttamente un’azienda è necessario un bagaglio tecnico e culturale a livello universitario, e si usa genericamente il termine “commercialista” per indicare il professionista abilitato.
Il paradosso italiano
La corretta tenuta della contabilità dovrebbe consentire all’imprenditore e al professionista di comprendere l’andamento della propria attività, prendere decisioni consapevoli e programmare il futuro sulla base di dati attendibili.
Eppure, nel contesto economico italiano attuale, questa funzione appare sempre più marginale.
Il sistema, anziché incentivare la rappresentazione fedele della realtà economica, sembra spesso spingere nella direzione opposta: quella di un adattamento continuo, talvolta forzato, alle esigenze di sopravvivenza nel breve periodo.
Non si tratta necessariamente di evasione o di comportamenti illeciti, ma di un progressivo disallineamento tra realtà economica e rappresentazione contabile, favorito da:
- instabilità normativa (frequenti modifiche a Regime forfettario – L. 190/2014, D.L. 50/2023);
- pressione fiscale elevata;
- incertezza economica;
- complessità degli adempimenti (art. 14 D.P.R. 600/1973, art. 23 D.P.R. 633/1972).
Da strumento di gestione a mero adempimento
In questo contesto, la contabilità rischia di trasformarsi da strumento di gestione a mero adempimento formale.
Non più fotografia della realtà, ma costruzione “compatibile” con ciò che il sistema richiede o consente.
Il paradosso è evidente: da un lato si continua a parlare di trasparenza, digitalizzazione e interoperabilità dei dati (D.lgs. 127/2015; Provvedimenti Agenzia delle Entrate), dall’altro si alimenta un contesto in cui operatori economici e professionisti devono adattarsi continuamente.
Il risultato è una contabilità che spesso dice molto all’Amministrazione finanziaria, ma sempre meno all’imprenditore, riducendo la capacità di decisione strategica e il controllo economico-finanziario, previsto dal Codice civile e dal D.lgs. 139/2015.
Effetti dei regimi forfettari
La diffusione di regimi contabili ‘forfettari’ ha ridotto oneri e costi, ma ha anche contribuito ad allontanare l’attività economica dalla lettura strutturata dei propri numeri.
Il rischio è una diminuita consapevolezza e capacità decisionale, con effetti negativi non solo sul singolo operatore, ma sull’intero sistema economico nazionale.
Un esempio concreto: un’impresa in regime forfettario può avere costi reali superiori ai ricavi dichiarati ai fini fiscali, generando un quadro contabile apparentemente positivo che però non rispecchia la reale sostenibilità dell’attività.
Contabilità: strumento o adempimento?
Il rischio concreto è che la contabilità si trasformi in un semplice obbligo da “spuntare”, invece di restare lo strumento di conoscenza e controllo per l’imprenditore o il professionista.
La differenza è sostanziale: un numero registrato senza essere interpretato non aiuta a decidere, pianificare o prevenire problemi.
Ogni impresa, anche piccola, dovrebbe porsi questa domanda: sto registrando dati solo per adempiere agli obblighi fiscali, o sto davvero leggendo la mia realtà economica per governarla?
Solo recuperando questa consapevolezza, la contabilità potrà tornare a essere il potente alleato previsto dal Codice civile e dalla normativa vigente, capace di guidare scelte strategiche e ridurre rischi.
Claudia Radi
Precedenti contributi:
- Link https://claudiaradi.blog/1-i-regimi-contabili-in-italia-premessa/
- Link https://claudiaradi.blog/2-i-regimi-contabili-in-italia-sviluppo/
- Link https://claudiaradi.blog/3-i-regimi-contabili-in-italia-tra-semplificazione-e-digitalizzazione/
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Riferimenti normativi sintetici
- Art. 2214 c.c. – Definisce i libri contabili obbligatori (Libro Giornale, Inventari), fondamentali per registrazioni ordinate e trasparenti.
- Art. 2423 c.c. – Stabilisce che il bilancio sia redatto con chiarezza, veridicità e correttezza, riflettendo fedelmente la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica.
- D.lgs. 139/2015 – Armonizza i principi contabili italiani alle direttive europee, migliorando trasparenza e comparabilità dei dati.
- L. 190/2014 e D.L. 50/2023 – Introducono e aggiornano il regime forfettario, semplificando gli adempimenti contabili e fiscali.
- D.P.R. 600/1973, art. 14 – Norme sull’accertamento delle imposte sui redditi.
- D.P.R. 633/1972, art. 23 – Obblighi di registrazione ai fini IVA.
- D.lgs. 127/2015 – Promuove la digitalizzazione dei dati contabili e l’invio telematico, migliorando trasparenza e interoperabilità.
Queste norme non sono solo vincoli: costituiscono la base per una contabilità che diventa conoscenza, controllo e strumento decisionale.
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.





