In seguito al precipitarsi di alcuni eventi, avvenuti nel periodo tra il 18 gennaio 2025 (data nella quale ho scritto e pubblicato la mia prima “Divagazione sul genere umano”) e il 22 febbraio 2025 (oggi), ho sentito la necessità di accentuare l’aspetto critico e la severità del mio giudizio su una parte del genere umano, per alcune situazioni inaccettabili che si stanno verificando.
In termini di continuità, posso dire che questa seconda parte si sviluppa naturalmente dalla prima, affrontando temi di responsabilità sociale e solidarietà, ma vi anticipo un’enfasi più marcata sulle sfide attuali e sull’importanza dell’azione.
Indubbiamente, la transizione tra le due parti di questa divagazione, potrebbe sembrare un po’ brusca per alcuni lettori, poiché il passaggio dalla visione idealizzata dell’umanità nella prima parte, alla critica della sua condotta nella seconda, è decisamente significativo.
In primo luogo, vorrei sottolineare una volta per tutte che questo mondo non si è formato in seguito a un’approssimazione.
Sono stati necessari miliardi di anni e molte persone appassionate della vita che hanno lottato per innalzarsi al di sopra della mediocrità ed elevare anche coloro che non avevano le stesse capacità.
Visionari e visionarie che hanno scavato a mani nude le tracce dentro le quali gettare i semi della modernità.
Oggi abbiamo la corrente elettrica, il gas, l’acqua corrente e i servizi igienici in casa nostra.
Cento anni fa la maggior parte delle persone andava a letto al tramonto, emanava odori sgradevoli e molti morivano per l’iper-tosse.
La comunicazione era limitata al ristretto ambito di coloro che possedevano un lessico sufficiente per poterla comprendere.
Oggi è tutto molto diverso, e questo soprattutto grazie a chi è stato disposto a sacrificare la propria vita per il bene comune e allargare, così, quel ristretto ambito di aventi diritto a una vita dignitosa.
Ogni cambiamento ed ogni processo di evoluzione, richiede tempo ed energia (concetto complesso che può includere elementi emotivi, sociali, economici e fisici) per consentire alla generalità degli esseri umani di parteciparvi.
Invece, molti pensano di poter far saltare tutti a piedi pari sopra un fosso che, al contrario, va prima riempito per poterci camminare sopra e passare incolumi dall’altra parte.
Ovviamente, coloro che partoriscono questo tipo di idee sui salti, sono quelli che non mettono mai piede sulla terra (pensano addirittura di trasferirsi sulla Luna o su Marte…)
Sono coloro che non guidano perché hanno l’autista (oppure un veicolo a guida autonoma…), che non cucinano perché hanno un cuoco che lo fa per loro, che non sanno crescere figli perché li affidano alle tate, che la maggior parte delle volte fanno discorsi il cui contenuto è predisposto da altri.
Inoltre, questi stessi signori, sono i sostenitori “del soldo facile”, degli slogan populisti, dell’asservimento al potente di turno, dello stomaco sensibile alle scene di guerra, sordi alle lamentele della maggioranza degli altri che coprono con le loro “più importanti”, perché non sia mai detto che siano costretti a privarsi della settimana a Cortina.
E, nel frattempo, si tengono aggiornati sullo stato del degrado per sapere fino a quando possono tollerarlo, senza che si ripercuota contro di loro.
Ma nessuno conosce la lunghezza della corda e quando, alla fine, a forza di tirarla si spezzerà.
E quando la corda si spezza ricordiamoci che sono tutti a finire per terra; prezioso insegnamento della storia che sarebbe saggio non dimenticare…
Ciò nonostante, in questo terribile contesto, quello di cui non possono privarci è la parola.
La libertà di parola, quella faticosamente conquistata e protetta dalla legge, divenuta sempre più articolata nel tempo per tutelarla.
Se è vero, infatti, che per tanta gente il numero di parole a disposizione è limitato rispetto a quante cose ci sarebbero da dire, è anche vero che queste persone la verità la conoscono perché è già passata davanti ai loro occhi che la riflettono.
Soprusi di tutti i tipi, scene di guerra e nelle orecchie le grida dei bambini trucidati e delle storie che raccontano di queste grida e della loro paura.
Solo per aver visto queste immagini e ascoltato quelle storie, le persone potrebbero scrivere un libro verità riempendolo di tutte le emozioni di ribrezzo e terrore provate.
Un terrore che, purtroppo, gli è rimasto dentro, insieme alla paura che li condiziona.
Ma esistono ancora tante cose belle da raccontare e tanta bellezza da osservare nella nostra vita…
Ed è da queste cose belle che sappiamo esistono, da tutta la bellezza che ci è stata concessa ogni giorno, che dobbiamo trarre la conclusione di essere privilegiati e, per questo, tenuti ad aiutare chi non lo è.
Anche perché dai non privilegiati abbiamo preso e stiamo ancora prendendo tanto.
Quasi cento milioni di persone solo in Africa che sono consapevoli di tutto questo, e se dovranno lottare per dare una vita migliore ai loro figli sappiamo già che lo faranno fino alla morte.
Ignorare la realtà cercando di manipolare l’informazione per trasformarla in qualcosa d’altro, non servirà a tacitarla fin tanto che esisterà uno Stato democratico.
Ebbene, se entrambi conosciamo i fatti, allora possiamo unirci e combattere insieme con il comune obiettivo di conservare la pluralità della specie umana che arricchisce e non depaupera, che rende concreti e ci salva dalla vuota superficialità.
Un esempio di questa lotta comune potrebbe essere manifestare per il riconoscimento dei diritti all’ integrazione sociale, alla cittadinanza e al lavoro, contro l’asservimento allo sfruttamento da parte di organizzazioni prive di scrupoli.
Inoltre, è importante promuovere lo svolgimento di attività teatrali, sportive e ricreative tra i giovani di diversa nazionalità, offrendo loro spazi pubblici da utilizzare per tali iniziative.
Sappiamo tutti che combattere per i nostri ideali fa parte di un percorso che raramente porta a vittorie immediate e richiede resilienza.
La storia dell’umanità dimostra che solo attraverso la lotta per la solidarietà e la coesione tra i popoli possiamo raggiungere la vera fratellanza, capace di sconfiggere qualsiasi inclinazione bellicosa, la quale, al contrario, porta solo morte e distruzione, sia fisica che morale.
Chi non si sente rappresentato da questo concetto, poiché le esperienze individuali e le realtà sociali possono influenzare la percezione di appartenenza, deve comunque essere rispettato e rispettare gli altri.
È essenziale riconoscere anche le diversità che esistono tra gli individui e le culture, e il rispetto, l’empatia e la comprensione delle sfide uniche che ogni gruppo affronta, attestano comunque l’appartenenza al genere umano.
Dobbiamo essere in grado di trovare quell’equilibrio tra l’ideale di fratellanza e la realtà delle diversità umane, con coraggio e amore, per sconfiggere definitivamente l’odio e le guerre.
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