In principio furono le regole…

Non è per un’imposizione dello Stato che i primi esseri umani cercarono l’aggregazione con altri esseri umani e la vita di comunità.

Lo Stato come entità giuridica neanche esisteva!

Fu il buon senso, la necessità, la spinta vitale alla procreazione a creare le premesse per la nascita di una vita sociale.

Da allora qualcuno ha sempre provato a dominare sugli altri per puro spirito di supremazia, legata a un’insaziabile sete di denaro.

Oppure un violento di turno che, privo di freni inibitori, si scaglia contro gli altri assetato del loro sangue per depredarli.

Ecco allora la necessità di creare un sistema di regole da osservare, la cui trasgressione sarebbe stata punita in modo più o meno grave in presenza della volontà di compierla o meno e del danno cagionato agli altri membri della comunità.

Oggi abbiamo un’ottima codificazione delle regole.

Le abbiamo raccolte in codici, regolamenti, direttive, accordi pattizi internazionali, consuetudini riconosciute dalla legge come atte a produrre effetti vincolanti.

Abbiamo i tribunali, le corti, il governo, il parlamento e il Presidente della Repubblica, delegati a farle rispettare, modificarle, promulgarne di nuove.

Eppure, nonostante questa incredibile strutturazione della società in tutto il mondo e a vari livelli, è in atto uno scollamento tra il popolo e le istituzioni da loro create.

La crescente disillusione della popolazione nei confronti delle istituzioni e delle leggi, spesso percepite come distaccate dalla realtà quotidiana, porta a un grave problema di legittimità.

La richiesta di giustizia e il riconoscimento dei diritti non possono essere subordinati a procedure legali complesse o a norme che violano i principi fondamentali della convivenza civile.

Tutto questo avviene perché sempre più spesso la società disattende il rispetto delle regole.

Per quale motivo quello che esiste sulla carta è sempre più di difficile attuazione?

Quello che sta’ succedendo nel mondo e in Europa a causa della crisi economica è sotto gli occhi di tutti.

È inevitabile la conseguenza del mancato funzionamento della società se non addirittura quella di arrivare alla sua paralisi.

È evidente, infatti, che nessuna nuova regola possa ritenersi valida se contraria ai principi generali del diritto (e quindi alla logica).

È anche evidente che i caratteri dell’ordinarietà assunti da questo fenomeno di stabilire nuove regole che si scontrano con i principi generali del diritto (e della logica) e con i principi fondamentali della convivenza civile, rende molto difficile la possibilità di invertire la marcia.

Non si può pensare che un cittadino debba ricorrere ai tribunali per ottenere il riconoscimento di diritti violati da una legge emessa in violazione dei “principi generali del diritto” e dei “principi fondamentali della convivenza civile”.

Nel primo caso è l’art.38, par.1, lett.c) dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia (il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite) che annovera i:” General principles of law recognized by civilized nations” (principi generali del diritto riconosciuti dalle nazioni civili) tra le fonti del diritto internazionale, rilevanti per l’ordinamento internazionale proprio in virtù del loro ampio riconoscimento.

Nel secondo caso è la Costituzione della Repubblica Italiana a stabilire i principi fondamentali della convivenza civile quali:

  • il rispetto della dignità della persona umana
  • l’uguaglianza morale e giuridica
  • la libertà di opinione, di stampa, di riunione, di associazione, di religione, il diritto di partecipare alle scelte che toccano tutti e ciascuno
  • il diritto all’istruzione, alla salute, alla giustizia
  •  il riconoscimento del valore di ogni lavoro e la tutela di tutti i lavoratori
  • il riconoscimento della funzione essenziale della famiglia.

Questi ultimi costituiscono il sistema dei valori fondamentali sui quali si regge la società italiana.

In entrambi i casi i “principi” esprimono soprattutto considerazioni elementari di umanità!

Ignorare le evidenti disuguaglianze e ingiustizie sociali, estremizzate nel tempo e in un contesto di grave crisi economica, che sono già state denunciate con insistenza, porta a un allontanamento tra la maggioranza dei cittadini e i loro rappresentanti nelle istituzioni.  

È essenziale ripristinare un legame di fiducia tra cittadini e istituzioni, fondato sul rispetto reale dei diritti umani e dei principi di giustizia sociale.

Tuttavia, l’adozione crescente dell’intelligenza artificiale potrebbe aggravare le difficoltà di integrazione sociale ed economica, complicando ulteriormente la ricerca di soluzioni.

“In principio furono le regole” ad avere un ruolo cruciale nel garantire la coesione sociale.

Oggi ritengo fondamentale che i centri di potere agiscano rapidamente per prevenire la disgregazione della società e proteggere la sicurezza della comunità.

Claudia Radi

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