La concretezza esistenziale

Sono una filosofa commercialista.

Come si coniugano aspetti così distanti l’uno dall’altro?

Con la concretezza.

L’occidente ha scelto da tempo la sua strada, che è quella della democrazia e del pluralismo.

In questo occidente, nel quale sono cresciuta e mi sono formata, e nel mio ceto sociale, ha sempre prevalso la concretezza che però, da sola (ho scoperto…), non è sufficiente a determinare quell’appagamento indispensabile all’essere umano intelligente che voglia condurre una vita serena.

Da questa spiccata idiosincrasia tra le due dimensioni, nascono tutte le contraddizioni del nostro tempo.

Il limite della sola concretezza

“Il più povero degli uomini, nella sua povertà, ha bisogno del superfluo. Si deve concedere alla povertà il conforto di ciò che è superfluo, perché essa non possa lamentarsi di essere povera di tutto.”, scriveva Michel de Montaigne, filosofo e scrittore francese del XVI secolo.

In altre parole, Montaigne sostiene che anche la povertà ha i suoi limiti e le sue esigenze, e che il superfluo, seppur non necessario alla sopravvivenza, può diventare un elemento importante per il benessere e la dignità di una persona, specialmente in situazioni di difficoltà. 

Sosteneva anche “di essere egli stesso l’oggetto del suo pensiero” in quanto uomo, e io, in quanto donna, ambisco a essere il filtro delle idee di quanti sono esistiti prima di me che mi hanno attraversata e determinata nella realtà che vivo.

Sono una persona concreta, e la sola speculazione intellettuale non mi basta.

Non credo che a salvarci possa essere una rivelazione improvvisa o una novità assoluta, ma piuttosto il risvolto concreto di ciò che già conosciamo.

Il pensiero come atto

La scommessa è quella di non regredire, di non dimenticarci chi siamo, di non dimenticare chi prima di noi ha aperto la strada della conoscenza e dell’evoluzione dei pensieri, spingendosi oltre il dogmatismo e opponendosi all’imposizione demagogica.

La loro voce risuona ancora nell’etere.

Oggi possiamo pensare liberamente, ci è permesso, ma in quanti sfruttano questa opportunità e il background che ci è stato donato?

Senza un’autentica riflessione esistenziale, capace di guidare la nostra evoluzione a partire dall’identità presente, quanto potremo ancora durare?

Quanto durerà la razza umana su questo pianeta? Quanto durerà la vita?

Non lo sappiamo, ma possiamo constatare di essere vivi e capaci di pensare e agire, adesso!

È esattamente “l’azione pensata” l’anello di congiunzione mancante.

Da una dichiarazione d’identità, arrivare a una riflessione esistenziale: questa è la concretezza esistenziale che ci serve.

Claudia Radi (.blog)

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