“La vetrina della vergogna”

Spesso, passeggiando per le vie del centro, ho avuto modo di apprezzare la qualità di un negozio attraverso la sua vetrina.

Prodotti ben disposti, con una prospettiva studiata apposta per evidenziarne la visibilità.

Indubbiamente, i prezzi costituiscono la discriminante più importante che mi induce a entrare oppure no.

Per apprezzare l’effettiva qualità di quanto esposto in vetrina, devo per forza vedere l’oggetto da vicino e, nel caso si tratti di un prodotto di abbigliamento, leggere l’etichetta e sfiorarlo appena.

Spesso rimango delusa dalla valutazione più accurata di quello che mi è stato inizialmente solo mostrato.

Oggi, quando leggo le notizie del giorno, mi sforzo sempre di collegarle alla sintetica presentazione iniziale.

Dopodiché, mi rendo conto di quanto possa essere fuorviante un titolo rispetto alla verità del fatto che vorrebbe rappresentare.

L’altro aspetto che mi inquieta non poco è quello di rilevare che alcune notizie vengono diffuse solo quando non se ne può più fare a meno e, per “salvare la faccia”, visto che ormai l’accadimento di cui si vuole parlare è diventato fuori controllo e non si può più intervenire per eliminarlo.

Un po’ come dire: ” Ti porto a conoscenza di un fatto che già conoscevo da tempo, ma per non allarmarti non te l’ho comunicato prima. Solo adesso, che non c’è più niente da fare, sono costretto a comunicartelo. Nel frattempo, ho continuato ad agire indisturbato sfruttando i miei privilegi, seppur non avessi potuto farlo.”

E tutto questo rappresenta “la vetrina della vergogna”, cioè l’esposizione mediatica di una realtà che già da tempo non esiste più.

Ad esempio, notizia di questa mattina, 4 novembre 2025, riportata da un quotidiano economico: “Pensioni, sistema a rischio collasso. Sistema pensionistico senza futuro. Nel 2040 serviranno 100 lavoratori attivi per pagare 57 assegni”.

Ma questa, però, non è una novità: è il risultato di anni di scelte sbagliate, di politiche che hanno preferito il breve termine alla sostenibilità di lungo periodo.

La verità, nascosta tra le righe, è che ormai ci troviamo di fronte a un sistema che potrebbe crollare sotto il peso delle sue contraddizioni, e tutto ciò viene annunciato solo quando il rischio di catastrofe diventa evidente.

Ultimamente me lo chiedo spesso: perché certi problemi sono annunciati solo quando ormai non si può più fare nulla?

E perché nessuno si è attivato per porvi un rimedio?

Quindi l’intento è soltanto quello di cercare di mettere una toppa su una ferita ormai infetta, senza mai voler affrontare le cause profonde.

È solo un modo per mantenere l’illusione di controllo, di trasparenza, mentre si continuano a sfruttare i privilegi e le opportunità riservate, che non avrebbero più ragione di esistere in un contesto di crisi economica profonda come quella che stiamo vivendo.

E tutto questo a discapito di chi, invece, per la legge dovrebbe essere tutelato.

Claudia Radi (.blog)

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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.

Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.

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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:

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