Improvvisamente ho sentito la necessità di parlare di questo argomento: la crudeltà.
E allora eccomi qui, sul mio blog, nella sezione “pensieri periodici”, ad accendere questo faro composto di parole puntandolo verso di lei.
In primo luogo, chiariamoci sul significato letterale della parola attraverso il vocabolario Treccani on-line, che così la descrive:
“Crudeltà, s. f. [dal lat. crudelĭtas –atis]. – 1. L’essere crudele, spietata durezza di cuore … Anche di cosa, in quanto procuri sofferenze… Con accezione particolare, crudeltà mentale, forma di crudeltà che si esplica non mediante atti di violenza fisica ma con atti e comportamenti che deprimono, mortificano, esasperano psichicamente chi ne è l’oggetto … 2. Atto crudele: è una vera crudeltà trattarlo così; commettere delle crudeltà.”
Quindi: “spietata durezza di cuore” è la caratteristica principale della persona che esercita la crudeltà.
Per chi ha letto i miei libri e per chi ha letto le mie pubblicazioni sul blog, non è difficile intuire che non ho intenzione di avventurarmi in una disquisizione intrisa di puro buonismo.
Semmai, in modo pragmatico, vorrei creare uno spartiacque tra: a) l’atto di crudeltà compiuto per puro piacere personale dalla persona perversa persa ormai a sé stessa; b) quello compiuto, nostro malgrado, per affermare delle verità inevitabili.
Nel primo caso, quello più inquietante e al quale stiamo assistendo sempre più frequentemente, gli artefici sono esseri umani spietati che da tempo non ascoltano più il loro cuore.
Meglio di così non li posso descrivere, perché per me è inimmaginabile un comportamento simile: infliggere la sofferenza a chi non può difendersi esercitando il potere delle armi, o quello derivante da un ruolo privilegiato dal quale si compiono azioni di forza dai risvolti crudeli.
Nel secondo caso, penso a quei figli che s’incamminano sulla propria strada lasciando i genitori che gli hanno dato tutto.
Questi non si possono definire persone perverse; compiono un atto crudele, è vero, perché i genitori ne soffriranno, ma anche per loro, che hanno un cuore, è doloroso indurirlo spietatamente per compiere quell’inevitabile atto di egoismo che li condurrà verso la loro crescita personale.
La sofferenza è parte integrante della nostra vita.
Per quello che riguarda più in generale l’attuale momento storico, ritengo che, in modo più o meno dettagliato o più o meno cosciente, più o meno tardivo o più o meno tempestivo, la maggior parte delle persone sia stata colpita dalla mia stessa sensazione di ribrezzo e paura, per le immagini di guerra e per le cronache quotidiane giornalistiche aberranti sul tema.
Ormai è evidente a tutto il mondo contemporaneo, infatti, che cosa significa questo termine nella sua accezione più terribile.
Probabilmente, dai racconti dei nostri nonni non siamo riusciti a capire fino in fondo la portata semantica di questo termine.
Oggi, immersi in una devastante crisi economica mondiale, la stiamo vivendo in prima persona: limitazione dei diritti soggettivi individuali, inasprimento delle pene in un sistema giudiziario che non assicura la giusta difesa, carceri sovraffollate che rendono vano il principio della “giusta pena”.
Precarietà economica causata dalla perdita del lavoro, sperequazioni economiche che privilegiano alcuni soggetti a scapito di molti, perdita della fiducia nelle istituzioni.
Tutte le mancate risposte a bisogni individuali e collettivi sono atti di crudeltà esercitati con spietata durezza di cuore: chi guadagna 10.000 euro al mese non può più ignorare le difficoltà di colui che ne guadagna solo 700.
No, non necessariamente i primi sono più bravi, più capaci e più istruiti.
No, non vale più la regola del sacrificio costante che ripaga con dei risultati.
No, non è più accettabile che i titolari di privilegi acquisiti per nascita mettano in atto comportamenti crudeli esercitando l’indifferenza e la tracotanza verso coloro che subiscono le disfunzioni del sistema.
Bisogna cominciare a chiamare le cose con il loro vero nome.
E in questo momento storico questa indifferenza e questa tracotanza si chiamano crudeltà!
Claudia Radi.blog
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