Buongiorno e grazie di essere ancora qui.
Il mio stile è quello anacronistico di sempre. Non mi limito a richiamare il passato o a oppormi alle tendenze attuali, ma guardo al futuro. Utilizzo strumenti nuovi o ancora inesplorati, combinando tecniche antiche con innovazioni tecnologiche o stilistiche, per creare un modo di narrare che trascende i confini temporali e apre nuove possibilità di espressione e di riflessione.
In questa prospettiva, il mio stile diventa anche una forma di sperimentazione che spinge oltre i limiti delle convenzioni di oggi e punta a un orizzonte di innovazione umanistica.
Forse penserete possa essere un progetto troppo ambizioso, ma se seguite il mio blog, significa che condividete con me il valore della semplicità e dell’autenticità nella comunicazione.
Oggi voglio introdurre l’analisi di un argomento molto particolare: l’invidia, con l’aiuto di due saggi dal contenuto filosofico e psicologico, dei quali consiglio la lettura.
👉 Nel primo, un piccolo manuale emotivo: Vita segreta delle emozioni, la scrittrice Ilaria Gaspari, filosofa con formazione accademica, dedica un intero paragrafo all’invidia, concludendo con le parole: “…quanto è liberatorio dire: ho paura del mondo, e la paura la posso affrontare!”
Nel secondo, il mio saggio Sulla poesia, frutto di un’esperienza psicoterapica di autenticazione, parlo anch’io dell’invidia, sulla base della mia esperienza e della mia formazione da autodidatta, collocandola nell’ambito psicologico che la caratterizza.
Il paragrafo è il secondo dell’ottavo capitolo del libro (Imparare a proteggere la nostra poesia) ed è intitolato L’indifferenza a volte indispensabile e salvifica.
Non è una condanna, ma un tentativo di capire come possiamo difenderci da ciò che minaccia la nostra vitalità, la nostra luce, la nostra verità.
Perché saper riconoscere ciò che ci toglie energia è un atto d’amore verso noi stessi.
Non è una condanna, ma un invito a prendersi cura di sé, a lasciar andare le catene dell’invidia e a ritrovare il cammino verso la pace interiore.
Perché, quando riconosci le emozioni che ti assalgono, puoi iniziare un percorso di trasformazione.
E perché, come scriveva Hermann Hesse in Siddharta, “So pensare. So aspettare. So digiunare”.
E noi abbiamo il diritto — e il dovere — di aspettare ciò che ci somiglia, senza barattare la nostra essenza per un piatto di lenticchie.
Questi testi offrono una via per affrontare le emozioni, per riconoscere i bisogni più autentici e per riscoprire la serenità che ci meritiamo.
Il capitolo da cui è tratto il brano che ascolterete nel Reading, si intitola: “Imparare a proteggere la nostra poesia”, ed è tratto dal mio saggio. L’ho già pubblicato sul blog e adesso eccolo anche in versione vocale. È un’esplorazione profonda — e anche scomoda — del sentimento dell’invidia.
Vi invito ad ascoltare questo brano lasciando spazio al pensiero, ma soprattutto al sentire.
🎧 2. Versione adattata per la lettura ad alta voce del paragrafo
Claudia Radi (.blog)
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Claudia Radi, autrice, i suoi libri sono disponibili su Amazon:
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