Dettaglio di ingranaggi di un vecchio orologio che rappresentano la complessità e l’interconnessione tra revisione legale, compliance, antiriciclaggio e sistemi di controllo.

L’obsolescenza della competenza isolata nell’era dell’interdisciplinarità: l’esempio della Revisione legale

La competenza isolata è un ingranaggio fermo in un sistema che continua a muoversi“. C.R.

Per lungo tempo le professioni si sono sviluppate attraverso una crescente specializzazione. Approfondire il proprio settore di competenza era considerato sufficiente per offrire un servizio qualificato e adeguato alle esigenze del cliente.

Oggi questo paradigma mostra però i propri limiti.

La mia esperienza personale è stata diversa: ho sempre allineato le mie competenze alle opportunità di lavoro che mi si presentavano.

Inoltre, ho sempre pensato che per fornire un buon servizio al cliente la mia visione doveva comprendere la conoscenza di aspetti che non riguardavano solamente il problema principale.

È stato un percorso molto impegnativo, ma oggi posso dire di raccogliere i frutti di una scelta professionale orientata all’adattabilità e all’apprendimento continuo.

Questa impostazione mi ha permesso di osservare fenomeni che spesso sfuggono a chi guarda esclusivamente al proprio settore di specializzazione.

Tra questi vi è la crescente interdipendenza tra discipline che per lungo tempo sono state considerate separate.

Quello che succede oggi è sotto gli occhi di tutti, anche dei non addetti ai lavori.

I cambiamenti tecnologici, sociali, economici e normativi stanno creando aree di sovrapposizione sempre più ampie tra discipline che fino a pochi anni fa apparivano autonome.

Compliance, revisione legale, antiriciclaggio, crisi d’impresa, intelligenza artificiale e protezione dei dati rappresentano soltanto alcuni esempi di un fenomeno destinato a intensificarsi.

La competenza specialistica continua a essere indispensabile, ma non è più sufficiente.

Comprendere le interazioni tra ambiti diversi sta diventando una condizione necessaria per interpretare correttamente la realtà e fornire una tutela effettiva alle persone e alle organizzazioni.

Questa riflessione nasce dalla rilettura degli appunti di un webinar sulla revisione legale seguito nel 2023.

A distanza di pochi anni, alcune delle evoluzioni intervenute dimostrano quanto sia necessario investire tempo nello studio e nell’aggiornamento continuo per comprendere il cambiamento in corso e contribuire ad esso in modo consapevole.

La revisione legale rappresenta un esempio particolarmente significativo anche per mostrare come l’innovazione regolatoria non proceda sempre in modo lineare.

L’introduzione della figura del revisore della sostenibilità e i successivi rinvii europei degli obblighi previsti dalla CSRD hanno evidenziato come l’evoluzione normativa possa procedere con tempi non sempre allineati alle esigenze operative di imprese e professionisti, generando inevitabili incertezze applicative.

Negli ultimi anni la revisione è diventata sempre meno un’attività incentrata sul mero controllo documentale e sempre più un processo di analisi dei sistemi aziendali, dei rischi e dei controlli interni.

In Italia la revisione legale è disciplinata dal D.Lgs. 39/2010 e viene svolta secondo i principi ISA Italia adottati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’obiettivo del revisore non è certificare che il bilancio sia perfetto, bensì acquisire una ragionevole sicurezza che esso non contenga errori significativi o frodi tali da comprometterne la rappresentazione veritiera e corretta.

La valutazione del sistema di controllo interno è diventata il cuore della revisione moderna.

Il revisore deve comprendere i processi aziendali, valutarne l’affidabilità e identificare i rischi che potrebbero incidere sulla correttezza delle informazioni finanziarie.

Parallelamente, ha assunto un ruolo centrale l’approccio risk based introdotto dai principi ISA.

La revisione si fonda oggi sulla valutazione combinata del rischio intrinseco, del rischio di controllo e del rischio di individuazione.

Solo dopo aver compreso tali elementi il revisore può pianificare ed eseguire le procedure di verifica necessarie.

Tuttavia, ciò che ritengo maggiormente interessante è osservare come la revisione legale non possa più essere considerata una disciplina isolata.

Le aree di sovrapposizione con la Compliance 231 e con l’antiriciclaggio sono sempre più evidenti.

Il revisore non svolge un’attività investigativa in materia di antiriciclaggio in senso stretto, ma l’analisi dei flussi finanziari, dei processi aziendali e degli assetti proprietari può evidenziare elementi rilevanti anche sotto tale profilo.

Lo stesso vale per il rapporto con la Compliance 231.

Un sistema di controllo interno efficace riduce il rischio di errori contabili, di frodi e di reati presupposto, tra cui false comunicazioni sociali, corruzione, reati tributari e autoriciclaggio.

Per questa ragione le attività di revisione e le analisi di rischio svolte nell’ambito dei modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001 condividono spesso informazioni, metodologie e obiettivi.

La novità più significativa degli ultimi anni è probabilmente rappresentata dall’entrata a regime dei principi ISQM (Italia) 1, ISQM (Italia) 2 e del nuovo ISA (Italia) 220.

Il passaggio è culturale prima ancora che tecnico.

In passato il controllo della qualità tendeva ad assumere una funzione prevalentemente successiva allo svolgimento dell’incarico.

Oggi, invece, revisori e società di revisione sono chiamati a sviluppare sistemi di gestione della qualità fondati sull’identificazione, valutazione e monitoraggio continuo dei rischi che potrebbero compromettere la qualità del lavoro professionale.

Se dovessi aggiornare oggi quel webinar del 2023, sintetizzerei la revisione legale contemporanea in quattro pilastri fondamentali:

  1. approccio risk based;
  2. analisi dei processi aziendali e dei controlli interni;
  3. valutazione critica delle informazioni di bilancio;
  4. gestione della qualità della revisione attraverso i principi ISQM.

Ma la riflessione che traggo da questa evoluzione va oltre la revisione legale.

L’aumento delle interconnessioni tra discipline diverse pone interrogativi importanti anche sul ruolo delle attività di consulenza e assistenza stragiudiziale.

L’emergere di nuove tecnologie, nuovi modelli organizzativi e nuove forme di tutela giuridica richiede una costante capacità di aggiornamento.

Affrontare problematiche contemporanee utilizzando esclusivamente categorie interpretative sviluppate in contesti ormai profondamente mutati rischia di produrre valutazioni incomplete e di non cogliere diritti, interessi e opportunità di tutela che l’ordinamento oggi riconosce.

In alcuni casi ciò può comportare anche la mancata considerazione di diritti o strumenti di tutela emersi proprio dall’interazione tra settori differenti dell’ordinamento, della tecnologia e dell’organizzazione economica.

È in queste aree di confine che spesso si sviluppano le questioni più innovative e, al tempo stesso, più complesse da interpretare.

L’attività stragiudiziale svolge una funzione fondamentale di assistenza, prevenzione e composizione delle controversie.

Tuttavia, essa non dovrebbe trasformarsi in un luogo nel quale si pretenda di definire in modo definitivo l’esistenza o l’inesistenza di un diritto.

Quando una persona ritiene di aver subito una lesione dei propri diritti, o quando vi è un conflitto interpretativo sull’applicazione delle norme, l’accertamento finale dei fatti e delle pretese spetta all’autorità giudiziaria.

Il professionista ha il compito di assistere, orientare e rappresentare gli interessi del cliente, non quello di sostituirsi alla funzione propria del giudice.

Per questo motivo ritengo che il professionista contemporaneo debba adottare un approccio sempre più interdisciplinare e aperto al cambiamento.

Non si tratta di abbandonare le competenze specialistiche, ma di integrarle in una visione più ampia capace di comprendere le interazioni tra diritto, economia, tecnologia, compliance, gestione del rischio e trasformazioni sociali.

Se la revisione legale, nell’arco di pochi anni, ha dovuto integrare concetti provenienti dalla gestione del rischio, dalla compliance, dall’antiriciclaggio e dalla governance aziendale, è difficile immaginare che altri settori possano rimanere impermeabili allo stesso fenomeno.

L’obsolescenza non riguarda la competenza specialistica in sé, che resta imprescindibile, ma la sua autosufficienza rispetto al contesto.

Il professionista contemporaneo è chiamato a sviluppare una visione più ampia, capace di cogliere le connessioni tra discipline diverse e di comprendere come i cambiamenti intervenuti in un settore possano produrre effetti significativi in molti altri.

Questo richiede studio continuo, apertura intellettuale e disponibilità al confronto.

È un percorso impegnativo, come dicevo sopra, ma necessario per evitare che la specializzazione si trasformi in una forma di autoreferenzialità incapace di leggere la complessità del presente.

In un’epoca caratterizzata dall’interdisciplinarità, il vero rischio non è sapere troppo poco della propria materia, ma conoscere molto bene un singolo ambito ignorando tutto ciò che gli accade intorno.

La specializzazione resta indispensabile.

Ciò che diventa obsoleto è la pretesa di poter comprendere il presente osservandolo da una sola prospettiva.

Claudia Radi

📌 Riferimenti normativi e principi di riferimento

La riflessione sviluppata nel presente contributo si fonda su alcuni riferimenti normativi e tecnici essenziali che costituiscono il quadro di base della revisione legale e delle discipline connesse:

  • D.Lgs. 39/2010 – Revisione legale dei conti
  • Principi di revisione ISA Italia emanati dal MEF
  • ISQM (Italia) 1 e ISQM (Italia) 2 – Sistema di gestione della qualità della revisione
  • ISA (Italia) 220 (Revised) – Gestione della qualità dell’incarico di revisione
  • D.Lgs. 231/2001 – Responsabilità amministrativa degli enti
  • Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019 e successive modifiche e integrazioni)
  • Art. 2086, comma 2, c.c. – adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili

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Claudia Radi è Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, nonché Revisore legale dei conti.

È iscritta all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma – Sezione A dal 1988. Dal 19 aprile 2023 risulta trasferita d’ufficio al nuovo Ordine territoriale di Velletri (RM).

È inoltre iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.

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