2/ “Un paese illiberale”: conseguenze e riflessioni.

Premessa

Una piccola premessa, prima di proseguire con la disamina delle conseguenze della nascita di uno Stato illiberale e con le mie riflessioni.

Nella prima parte di questo articolo, con riferimento allo Stato italiano e alla sua Carta costituzionale (in breve, Costituzione), ho evidenziato il contenuto dell’art.1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” 

Lo ritengo il pilastro sul quale poggia la nostra Repubblica.

Dal lavoro deriva la tutela della dignità della persona, l’equilibrio sociale e la tenuta della famiglia per come l’abbiamo sempre considerata.

I nostri padri costituenti non si sarebbero sognati di avallare una deriva nella quale i rappresentanti del popolo ostentano una ricchezza e un benessere preclusa alla maggior parte dei cittadini.

I nostri padri costituenti non avrebbero mai potuto immaginare una deriva immorale, dove l’esistenza di “un mondo di mezzo” diffonde la cultura di predatori che se ne infischiano del benessere dei cittadini e della società (deriva ben evidenziata nel film “Suburra”, regia di Stefano Sollima, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, una storia ispirata principalmente dall’inchiesta di “Mafia capitale” del 2014).

Sono fermamente convinta che l’eliminazione del “mondo di mezzo”, quello tra l’illegalità conclamata e la legalità istituzionale, sia l’unica soluzione alla deriva illiberale di uno Stato democratico.

Infatti, la storia dimostra che maggiore è il livello di corruzione in uno Stato e minore la trasparenza e l’ordine pubblico.

Nel 2014 il profilo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione è stato riconfigurato ad opera del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90.

Il suo rapporto di 14 pagine, del 17 ottobre 2019, dal titolo “La corruzione in Italia (2016-2019): numeri, luoghi e contropartite del malaffare” (www.anticorruzione.it), è l’esposizione sintetica, trasparente e chiarissima di quello che può derivare dalla mancata presenza delle istituzioni nei punti nevralgici di gestione del denaro pubblico e, soprattutto, quanti e quali strascichi negativi per i cittadini negli anni successivi.

Tuttavia, credo che un passo fondamentale per contrastare questi fenomeni aberranti sia la partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale.

Quando le persone si impegnano e rifiutano di utilizzare strumenti predatori come la corruzione o l’evasione fiscale, diventano artefici di una società più giusta ed equa.

Questa partecipazione responsabile e consapevole aiuta a rafforzare le istituzioni, promuove la trasparenza e crea un circolo virtuoso che premia chi lavora, si sacrifica e paga le tasse senza evadere.

Per questi motivi, lo Stato dovrebbe incentivare l’equità nel corrispettivo economico in cambio di qualsiasi attività lavorativa, e approfondire i motivi per cui ciò non avviene, causando le derive sopra evidenziate.

Questa è una strategia che può aiutare a ristabilire un equilibrio tra legalità, giustizia sociale e sviluppo sostenibile, e rappresentare una vera e propria risposta alla sfida di un mondo di mezzo che rischia di minare le fondamenta della nostra democrazia. 

La trasmissione di giornalismo d’inchiesta come quella di Report, trasmessa da RAI 3, condotta da Sigfrido Ranucci (citata nella prima parte di questo articolo come fonte d’ispirazione), che in tempo reale denuncia accadimenti riprovevoli che vanno immediatamente censurati, contribuisce in modo significativo alla trasparenza: tassello fondamentale delle democrazie liberali.

Le conseguenze della nascita di uno Stato illiberale

Terminata la premessa, voglio proseguire la mia disamina con una domanda: quali sono le conseguenze della nascita di uno Stato illiberale?

Ad esempio, la limitazione delle libertà fondamentali come la libertà di stampa, di associazione, di espressione e di riunione, spesso ristrette o negate.

Poi, la concentrazione del potere nelle mani di pochi o di un singolo leader, riducendo i controlli e gli equilibri istituzionali.

Ancora: gli oppositori, dissidenti e minoranze possono essere soggetti a persecuzioni, incarceramenti o altre forme di repressione.

Gravissima conseguenza è, inoltre, quella dell’erosione dello Stato di diritto, e cioè l’applicazione arbitraria (soggettiva, iniqua, illegittima, irregolare, ecc.) delle leggi, con l’inevitabile perdita di legittimità delle istituzioni.

Per non parlare poi dell’intensificarsi in uno Stato illiberale delle pratiche di sorveglianza e controllo sociale, limitando la privacy dei cittadini.

Tutte queste conseguenze, la repressione e le disuguaglianze create da uno Stato Illiberale, possono generare tensioni sociali, proteste e conflitti.

Inoltre, la mancanza di libertà economiche può scoraggiare gli investimenti e la crescita, e favorire il favoritismo (detto anche “amichismo”) e la corruzione.

Per concludere, sottolineo ancora una volta che uno Stato illiberale è quello che adotta un modello di governance in cui le libertà fondamentali e i diritti umani vengono progressivamente limitati o soppressi, anche se formalmente può mantenere alcune strutture democratiche o liberali.

Come evidenziato in precedenza, le conseguenze sono spesso negative e profonde, con una pericolosa erosione dello Stato di diritto e un aumento delle disuguaglianze che alimentano l’instabilità sociale.

La nascita di uno Stato illiberale mette a rischio la libertà individuale e la coesione sociale, minando le basi di una società libera e giusta.

È quindi fondamentale mantenere e rafforzare i principi democratici e liberali, senza sottovalutare alcun segnale di cedimento di tali principi, per garantire un futuro di rispetto e tutela non solo per le generazioni più giovani, ma per tutti i cittadini.

Contrasto alla deriva illiberale: rischi, soluzioni e azioni possibili

Per favorire un progresso autentico e sostenibile della società, infatti, è imprescindibile adottare un approccio di responsabilizzazione più consapevole sia a livello collettivo che individuale, soprattutto nel contesto del mondo occidentale, che si definisce liberale e democratico.

Questa responsabilità non riguarda solo le istituzioni e i governi, ma anche ciascun cittadino, poiché la salute della società dipende dalla qualità delle azioni e delle scelte di tutti i suoi membri.

In particolare, il menefreghismo e l’indifferenza verso il funzionamento della società, sono rischi potenzialmente devastanti non solo per le strutture politiche ed economiche, ma anche per la salute mentale degli individui.

La mancanza di partecipazione attiva, di senso di appartenenza e di responsabilità può generare sentimenti di isolamento, impotenza e alienazione, che sono tra le principali cause di disagio psicologico e disturbi mentali.

La sensazione di essere semplici spettatori o di non avere voce in capitolo può alimentare ansia, depressione e perdita di fiducia nel futuro, creando un circolo vizioso che impoverisce l’animo e indebolisce il tessuto sociale.

Per invertire questa tendenza, è fondamentale promuovere una cultura della partecipazione attiva, in cui ogni individuo si senta parte integrante di una comunità e riconosca il proprio ruolo nel miglioramento collettivo.

Ciò implica sviluppare iniziative di educazione civica che sensibilizzino alla responsabilità sociale e rafforzino il senso di solidarietà, ma anche mettere in atto politiche che favoriscano il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche.

Inoltre, è indispensabile un’analisi profonda sui valori universali che devono essere tutelati e portati avanti per evolvere come società.

Valori universali

Tra questi, spiccano alcuni aspetti fondamentali: l’equilibrio mentale, la solidarietà sociale, lo spirito di sacrificio e la gioia di vivere.

L’equilibrio mentale,appunto,rappresenta un elemento cruciale per il benessere individuale e collettivo.

In un’epoca caratterizzata da molteplici stress, pressioni sociali e crisi globali, preservare la salute mentale diventa una priorità assoluta.

Una società che valorizza l’equilibrio mentale contribuisce a creare cittadini più resilienti, capaci di affrontare le difficoltà con maggiore serenità e capacità di adattamento.

La solidarietà sociale è il tessuto che unisce le persone, rafforzando il senso di comunità e di responsabilità reciproca.

Una società solidale si prende cura delle persone più vulnerabili, promuovendo inclusione e pari opportunità.

La solidarietà è anche un antidoto contro l’individualismo esasperato, che può alimentare sentimenti di isolamento e insoddisfazione, diventando terreno fertile per disturbi psicologici.

Investire in reti di supporto, in servizi di ascolto e in iniziative di mutuo aiuto, aiuta a rafforzare il benessere mentale collettivo.

Lo spirito di sacrificio, inteso come la capacità di fare sacrifici per il bene comune, alimenta la speranza e la motivazione.

Questa virtù, spesso trascurata in società orientate al successo immediato e all’individualismo, è invece fondamentale per costruire una cultura di responsabilità condivisa.

Promuovere valori come la pazienza, la perseveranza e l’altruismo aiuta a creare ambienti sociali più equilibrati e meno soggetti a crisi di identità e a depressione collettiva.

Infine, la gioia di vivere rappresenta il risultato di un equilibrio tra benessere fisico, emotivo e sociale.

Favorire momenti di convivialità, di creatività e di gratificazione personale contribuisce a rafforzare la resilienza psicologica e a contrastare sentimenti di vuoto e di insoddisfazione.

La capacità di trovare gioia nelle piccole cose e di condividere momenti di felicità aiuta a mantenere alta la qualità della salute mentale di tutti.

Conclusione

In conclusione, per costruire una società più sana, equilibrata e giusta, è indispensabile un impegno collettivo che riconosca l’importanza di valori fondamentali e di una responsabilità condivisa.

Solo attraverso un’attenzione consapevole alla salute mentale e alla promozione di questi valori possiamo sperare di affrontare le sfide del nostro tempo e di garantire un futuro in cui ciascuno possa sentirsi parte attiva, riconosciuto e supportato.

Lo definirei: un nuovo Risorgimento civico!

Claudia Radi

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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.

Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.

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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:

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