La “provocazione” dalla quale scaturisce questa pubblicazione è un post di un iscritto nel gruppo Facebook “Filosofia e destino”, sull’attività della descrizione e sulla natura dell’essere.
Il nesso risiede nella consapevolezza delle origini evolutive dell’uomo e nel riconoscimento della sua posizione all’interno del macrocosmo naturale.
Entrambi affrontiamo il tema dell’identità umana, ma da prospettive complementari: l’articolo di Darwin che segue, sottolinea l’origine evolutiva dell’uomo e la sua relazione con le altre creature; la “provocazione” iniziale riflette sulla frammentazione della realtà e sulla necessità di riconoscere l’unità intrinseca dell’essere.
“Tratto da:” L’origine dell’uomo” di Darwin, traduzione italiana di M. Lessona, Torino, UTET, 1882.
L’uomo va scusato di sentire un certo orgoglio per essersi elevato, sebbene non per propria spinta, all’apice della scala organica; ed il fatto di essere in tal modo salito, invece di esservi stato collocato in origine, può dargli speranza per un destino più elevato in un lontano avvenire. Ma non si tratta qui né di speranze né di timori, ma solo del vero, fin dove la nostra ragione ci permette di scoprirlo. Ho fatto del mio meglio per addurre prove; e dobbiamo riconoscere, per quanto mi sembra, che l’uomo, con tutte le sue nobili prerogative, colla simpatia che sente per gli esseri più degradati, colla benevolenza che estende non solo agli altri uomini, ma anche verso le più umili creature viventi, col suo intelletto quasi divino, – che ha penetrato nei movimenti e nella costituzione del sistema solare- con tutte queste altre forze- l’uomo conserva ancora nella sua corporale impalcatura lo stampo indelebile della sua bassa origine”.
Origine evolutiva come fondamento dell’identità umana: Darwin evidenzia che l’uomo non è un’entità separata o superiore, ma parte integrante di un processo evolutivo che lo collega alle altre forme di vita. Questa visione contrasta con l’egocentrismo e l’antropocentrismo impliciti nel pensiero che tratta l’essere come entità autonoma e frammentata, come suggerisce il testo della provocazione iniziale.
Riconoscimento della natura come unità: La riflessione iniziale afferma che l’umanità tende a frammentare l’essere in concetti come Natura, Mondo, Spirito, ecc., perdendo così il senso dell’unità totale. L’articolo di Darwin invece ci invita a vedere l’uomo come parte di un tutto coerente e interconnesso, il che favorisce un approccio più olistico e rispettoso verso la natura e le altre forme di vita.
Il senso di responsabilità e rispetto: La consapevolezza dell’origine evolutiva può rafforzare il senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente e degli altri esseri viventi, riconoscendo che la nostra esistenza è strettamente collegata a quella di tutte le altre creature. Questa visione si collega all’idea che l’ego e la volontà individuale non siano entità isolate, ma parte di un sistema più grande e interrelato, come indicato nel testo iniziale.
Superare l’antropocentrismo: La riflessione di Darwin invita a superare l’antropocentrismo, riconoscendo che l’uomo non occupa un ruolo privilegiato nel macrocosmo, ma è un prodotto dell’evoluzione condivisa con tutte le altre forme di vita. Ciò si collega alla visione dell’autore del post con l’iniziale “provocazione” che sottolinea l’importanza di un ritorno alla sintesi tautologica, cioè alla comprensione dell’unità dell’essere, piuttosto che alla frammentazione delle sue parti.
Quando lessi questa parte dell’intervento di Darwin avvenuto nel corso di una conferenza rimasi molto colpita. Soprattutto sull’osservazione finale. Nella sintesi finale, infatti, Darwin ci invita a riflettere sulla modestia e sulla consapevolezza che dovremmo avere riguardo alla nostra origine. La frase finale sottolinea che, nonostante tutte le grandi capacità e nobili prerogative dell’essere umano, nel suo corpo e nella sua natura rimane un’impronta indelebile della sua origine evolutiva, della sua “bassa origine”. È un richiamo a riconoscere la nostra reale posizione nel grande disegno della vita, senza arrogarsi ruoli o prerogative superiori, ma piuttosto mantenendo un senso di umiltà e rispetto verso tutte le forme di vita e verso la stessa natura dell’essere.
Per concludere, vorrei sottolineare nuovamente il nesso tra i due testi (e le tematiche affrontate), che risiede nel fatto che la consapevolezza dell’origine evolutiva dell’uomo, come evidenziato da Darwin, invita a riconoscere l’unità fondamentale dell’essere e a superare l’antropocentrismo e la frammentazione delle identità. Questo approccio può rafforzare il rispetto, la responsabilità e il senso di appartenenza all’intero sistema naturale, in linea con la richiesta di un riconoscimento più profondo dell’unità dell’esistenza.
Claudia Radi
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.
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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:
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