Auspici per un anno all’insegna della ragione: il vortice del chiacchiericcio e l’inanità del vuoto, una denuncia necessaria.

In passato ho scritto dei saggi sul principio di non contraddizione di Aristotele, in seguito alla pubblicazione di un “libricino” del filosofo Emanuele Severino, che ha tradotto e commentato il testo originale.

Parliamo di filosofia teoretica, non semplice per me, che purtroppo la posso trattare solo a livello amatoriale. 

Devo dire che in molti hanno apprezzato il mio lavoro, e questo mi ha dato un po’ di soddisfazione, considerando il sacrificio e l’impegno che dedico allo studio di diverse discipline, tutte a mio avviso importanti e necessarie. 

Purtroppo, con il passare del tempo, mi rendo conto che le persone, invece di impegnarsi per leggere, ascoltare, studiare e poi ragionare, rimangono ancorate alla loro vita frenetica e superficiale, fagocitate in un vortice di azioni e pensieri che sembra voler ignorare la vera salute mentale e la dignità autentica della vita. 

Sragionano, parlano a vanvera, continuano a scagliarsi contro qualcuno o qualcosa per riversare la loro frustrazione e il loro vuoto interiore. 

In un’epoca in cui l’informazione scorre veloce e le voci si sovrappongono in un frastuono assordante, sembra che la vera profondità e il valore della riflessione filosofica siano stati relegati a un ruolo secondario, se non addirittura trascurati del tutto. 

La società contemporanea, immersa in questo vortice, sembra aver smarrito il senso della vera conoscenza, preferendo il facile consenso, le polemiche e le recriminazioni. 

Molti, purtroppo, si dedicano con passione più alla critica sterile che alla comprensione, più al parlare a vuoto che al pensare.

La sfida di affrontare temi complessi, come il principio di non contraddizione di Aristotele o le grandi questioni della filosofia, viene spesso sostituita da un chiacchiericcio vuoto, alimentato da superficialità, ignoranza e cattiveria.

Invece di impegnarsi in un serio percorso di studio e di ragionamento, preferiscono riversare la loro frustrazione e il loro senso di vuoto interiore in scontri sterili, in accuse infondate e in un costante tentativo di imporre il proprio punto di vista come verità assoluta.

Questo atteggiamento non solo impoverisce il dibattito pubblico, ma contribuisce anche a un degrado culturale che minaccia la nostra capacità di pensare criticamente e di confrontarci con le idee.

La vera salute mentale e la dignità umana si costruiscono con l’impegno, con la capacità di ascoltare e di riflettere, non con l’insulto facile o il giudizio superficiale.

La filosofia, con la sua ricerca della verità e della saggezza, rappresenta un antidoto contro questa deriva di superficialità e mediocrità.

È urgente riscoprire il valore del dialogo serio, della ponderazione e del rispetto per le idee altrui.

È necessario che ciascuno di noi si impegni a uscire dalla comfort zone dell’ignoranza e dell’arroganza, dedicando tempo e attenzione alla conoscenza autentica.

Solo così potremo contrastare questa degenerazione del pensiero e contribuire a creare una società più giusta, più consapevole e più umana.

A coloro che si professano credenti, che frequentano la chiesa tutte le domeniche e ostentano una religiosità apparente, rivolgo un invito alla riflessione sincera.

La vera fede non si misura con le apparenze o con i gesti esterni, ma con la coerenza tra il cuore e le azioni.

È facile ostentare pietà e moralità quando tutto sembra andare bene, ma è nella coerenza quotidiana, nel rispetto verso il prossimo, nella lotta contro il marciume che corrompe la società e nel rifiuto delle false idolatrie come il denaro che si rivela la vera prova di una fede autentica.

Se si pretende di essere credenti, bisogna avere il coraggio di mettere in discussione se stessi e le proprie abitudini, di resistere alle tentazioni di assecondare un sistema che premia l’egoismo, la superficialità e l’avidità.

La vera fede si manifesta nel rispetto, nella solidarietà e nella ricerca della verità, non nella complicità con un mondo che ha eletto il denaro e il potere come nuovi dei, dimenticando i valori più profondi e autentici dell’essere umano.

Ricordo, a tal proposito, la parabola di Gesù sulla lapidazione: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Questa è una lezione eterna, che ci invita a riflettere sulla nostra fallibilità e sulla necessità di misericordia e umiltà.

Criticare gli altri senza guardare alle proprie colpe è ipocrisia e, in definitiva, un modo per nascondere i propri vuoti, la propria inettitudine ad essere migliore, e le proprie meschinità.

Solo così, agendo la misericordia e l’umiltà, lo spirito di sacrificio, la resilienza, lo studio e il rispetto del prossimo, si può evitare di essere complici di questa deriva morale e sociale, e si può contribuire a costruire una società più giusta e più umana, fondata sulla verità e sulla giustizia.

La vera fede, come la vera filosofia, ci invita a guardare dentro di noi e a impegnarci per un mondo migliore, anche quando sembra difficile o controcorrente.

Claudia Radi

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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.

Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.

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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:

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