Eccoci tutti qui: alcuni con ansie incontrollabili, altri con problemi contingenti o la paura di fallire, altri ancora con una costante dissociazione dalla realtà, ormai divenuta troppo crudele da sopportare.
C’è chi ha subito traumi gravi per aver visto la propria madre uccisa dal padre, o la propria figlia o sorella vittima di un ex fidanzato o marito.
Alcuni hanno visto amici morire per mano di terroristi che hanno iniziato a sparare improvvisamente in un rave, in una scuola, in un mercatino o in un supermercato.
Altri ancora hanno visto bruciare vivi i propri figli, fratelli e sorelle o amici, durante una festa all’interno di un locale che non rispettava le misure minime di sicurezza.
E, infine, chi subisce il trauma della guerra anche solo osservandola mietere vittime innocenti.
Siamo una grande famiglia che abita il mondo.
In questa famiglia ci sono anche coloro che si preparano per la settimana bianca, per lo shopping sfrenato durante il periodo natalizio, per un viaggio alle Baleari, ai Caraibi, o alle Antille.
Come in ogni famiglia che si rispetti, è importante promuovere il dialogo, la comprensione, il rispetto e l’aiuto verso chi è più debole.
Per questo motivo, ci rivolgiamo alle istituzioni quando riteniamo che un problema possa danneggiare l’intera comunità e quando non siamo in grado di risolverlo da soli.
Anche se le istituzioni sono molto impegnate, non possono ignorare i gravi problemi che colpiscono i cittadini.
I più giovani osservano sempre attentamente gli adulti, finché le contraddizioni diventano troppe per essere accettate e i silenzi troppo prolungati diventano insopportabili.
A quel punto, alcuni decidono di allontanarsi, drogarsi, scagliarsi contro qualcuno, rubare o, peggio, uccidere.
I giovani assorbono quello che vedono e ascoltano e poi presentano il conto della mancata educazione adeguata alla vita sociale.
Tra i tanti codici giuridici a nostra disposizione, nessuno menziona esplicitamente il reato di indifferenza. L’assenza di senso civico, infatti, rende potenzialmente inutile qualunque legge.
L’omissione di soccorso, ad esempio, è un reato, ma se sai di essere l’unico a saperne qualcosa e nessun altro ne è a conoscenza, si può scegliere di fare finta di niente e rimanere indifferente.
Si può anche evitare di parlarne o decidere di parlare di altre cose, contribuendo così alla distorsione dell’informazione e alla manipolazione della realtà.
Il libero arbitrio, infatti, esiste ancora, ma spesso sembra manifestarsi soprattutto nell’esercizio dell’individualismo più che nella responsabilità collettiva.
Forse perché la cultura e la società in cui viviamo incoraggiano a perseguire il successo personale, l’autorealizzazione e l’indipendenza costi quello che costi?
I media, in particolare, contribuiscono a diffondere questa mentalità, enfatizzando la competizione e il consumo.
Tuttavia, l’esercizio del libero arbitrio dovrebbe scaturire dal nostro modo di pensare e valutare le scelte che facciamo anche da un punto di vista etico, ma le circostanze esterne lo inquinano fino a renderlo dipendente da loro.
La società può influenzare, ma non determinare le scelte delle persone e soprattutto non deve indurre alla lotta spietata l’uno contro l’altro quando le possibilità di soddisfazione di fattori di importanza vitale – quali il lavoro- scarseggiano.
Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che l’esercizio del libero arbitrio è un concetto fluido e come tale dipende da molteplici fattori: culturali, sociali e personali.
Una riflessione più profonda, ispirata anche al pensiero del filosofo Emanuele Severino, ci invita a considerare un altro aspetto fondamentale: secondo Severino, l’essere è immutabile ed eterno.
La nostra libertà, quindi, non può essere ridotta a un semplice esercizio di scelte contingenti, ma si inserisce in un orizzonte più ampio e immodificabile.
Severino ci invita a riflettere sul fatto che “l’illusione del libero arbitrio” nasce dal credere di poter cambiare il corso degli eventi, di sfuggire alla necessità dell’essere.
La vera libertà consisterebbe nel riconoscere che tutto ciò che accade è già inscritto nell’eternità dell’essere, e che il nostro compito è accettare questa realtà e agire con consapevolezza.
La libertà, allora, non è l’illusione di dominare tutto, ma la capacità di vivere in modo autentico rispetto alla nostra condizione.
In questa prospettiva, l’indifferenza di cui parlo si configura come una forma di grave ignoranza rispetto a questa realtà più profonda.
Ignorare che l’essere è immutabile e che i nostri atti sono parte di un disegno più grande, può portare a una perdita di senso e a comportamenti distruttivi.
La vera sfida del libero arbitrio, secondo Severino, consiste nel superare l’illusione di poter dominare tutto, riconoscendo i limiti imposti dall’essere e assumendo la responsabilità delle proprie azioni come parte di un disegno più grande e inalterabile: eterno.
È evidente, allora, l’urgenza di raggiungere la consapevolezza dell’essere presente in noi.
Diventa quindi urgente sviluppare una maggiore consapevolezza della nostra condizione e del nostro modo di agire nel mondo (lavorare per raggiungere la consapevolezza dell’essere presente in noi).
Senza questa consapevolezza, inevitabilmente, possiamo solo comportarci come macchine che eseguono stimoli esterni.
Anche il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, definisce il libero arbitrio in gran parte un’illusione, poiché il comportamento umano è determinato da forze inconsce, desideri rimossi e impulsi istintuali.
Tuttavia, con la psicoanalisi è possibile aumentare la libertà interiore, portando alla coscienza quelle dinamiche inconsce che spesso guidano le nostre azioni senza che ce ne rendiamo conto.
I sostenitori di un approccio riduzionista al comportamento umano si oppongono alla teoria di Freud che, al contrario, attraverso la sua analisi, mira a rendere l’essere umano responsabile accrescendo la capacità di esercitare il libero arbitrio.
La sua teoria, infatti, è tutt’altro che riduzionista e tende a salvaguardare la dignità umana attraverso il raggiungimento dell’espressione di quella libertà individuale che è fondamentale per la salute mentale di ognuno.
Se, quindi, ci attiviamo per comprendere queste profondità scaturite dagli approfondimenti filosofici e scientifici, possiamo sviluppare una visione più equilibrata e vera del libero arbitrio, che non rinuncia alla libertà, bensì la inserisce in un orizzonte di consapevolezza e responsabilità.
Non si tratta di rinunciare all’autonomia, al contrario: si tratta di riconoscere che la nostra libertà si esprime pienamente solo quando agiamo con rispetto per la natura dell’essere – che è la nostra natura e che dobbiamo conoscere – per i limiti che essa impone.
Solo così possiamo uscire dall’ombra dell’indifferenza e dell’egoismo, contribuendo a costruire una società più giusta e consapevole.
Ecco, quindi, che una comprensione più approfondita del libero arbitrio può aiutare a sviluppare una visione più bilanciata e meno angusta, che non escluda l’importanza e la possibilità dell’esercizio fondamentale della libertà individuale.
Dal libero arbitrio consapevole può nascere l’esercizio autentico e sano della libertà individuale.
Ma la vera domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi non riguarda solo la propria libertà, ma il mondo che costruisce insieme agli altri: che cosa accade alla società quando smettiamo di assumerci la responsabilità delle nostre scelte?
Claudia Radi

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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.





