📌 Serie: Intelligenza artificiale tra mito, paura e pratica professionale

Articolo 3 – Professioni, potere e disuguaglianze cognitive

Quando l’intelligenza artificiale modifica il valore della conoscenza

Una riflessione sul rapporto tra intelligenza artificiale, trasformazione delle professioni e autonomia del pensiero

Abstract

L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una nuova generazione di strumenti tecnologici, ma un fattore di trasformazione che incide sul modo in cui la conoscenza viene prodotta, organizzata e utilizzata nella società contemporanea. Questo articolo analizza il rapporto tra IA, professioni regolamentate e distribuzione del potere cognitivo, mettendo in evidenza come il cambiamento in atto riguardi non solo l’automazione dei processi, ma anche la ridefinizione del concetto stesso di competenza, responsabilità e autonomia decisionale.

Premessa

Prima di affrontare il tema di questo terzo articolo, mi sembra utile chiarire il punto di osservazione da cui nasce questa serie dedicata all’intelligenza artificiale.

Il mio percorso non appartiene al settore informatico né alla ricerca tecnologica in senso stretto. Si è sviluppato principalmente nell’ambito economico e giuridico, attraverso molti anni di attività professionale come commercialista in forma autonoma.

Accanto a questa dimensione professionale, ho mantenuto nel tempo un interesse costante per la filosofia, la psicologia, l’etica e, più in generale, per i processi culturali attraverso cui le persone interpretano la realtà e le sue trasformazioni.

Dal 2022 ho avviato un percorso di scrittura che tenta di integrare esperienza professionale e riflessione teorica, nella convinzione che il tema del cambiamento tecnologico richieda uno sguardo capace di tenere insieme dimensioni diverse: dalla filosofia alla psicologia, dall’etica alla poesia, fino alle trasformazioni sociali e professionali che accompagnano l’evoluzione digitale.

In questo contesto ho pubblicato in self publishing il saggio “Sulla poesia. Il frutto di un’esperienza psicoterapica di autenticazione” (Volume I, 2023), centrato sul rapporto tra poesia, esperienza interiore e processo di autenticazione psichica, in una prospettiva filosofico-psicologica.

Ho proseguito parallelamente l’attività professionale in un contesto storico ed economico complesso.

Questa precisazione non ha un intento autobiografico, ma metodologico: serve a chiarire la prospettiva da cui nasce l’analisi. Una prospettiva che non è né esclusivamente tecnica né puramente teorica, ma radicata nell’osservazione dei mutamenti che attraversano il lavoro, le professioni e la società.

In questo senso, il dibattito sull’intelligenza artificiale non si limita alla dimensione tecnologica, ma si inserisce in un campo di riflessione più ampio che trova riscontro anche nelle principali istituzioni internazionali.

Pur con approcci differenti, organizzazioni come OECD, UNESCO, Parlamento Europeo, NIST e World Economic Forum evidenziano come i sistemi di intelligenza artificiale incidano progressivamente sui processi decisionali, sull’organizzazione del lavoro e sulla distribuzione del valore economico e sociale.

In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale viene sempre più interpretata come un fattore di trasformazione sistemica: non soltanto perché automatizza attività, ma perché modifica il rapporto tra conoscenza, responsabilità e potere.

È su questo passaggio che si innesta la riflessione del presente articolo.

1. Una trasformazione che riguarda il valore della conoscenza

Nei primi due articoli di questa serie sono state affrontate due dimensioni fondamentali dell’intelligenza artificiale contemporanea.

Da un lato, la tendenza a interpretare l’IA attraverso rappresentazioni semplificate, spesso senza una reale comprensione del suo funzionamento. Dall’altro, il rischio opposto: l’utilizzo dell’automazione come schermo impersonale, con effetti di opacità decisionale e deresponsabilizzazione.

Esiste tuttavia un terzo livello, più profondo, che riguarda il rapporto tra tecnologia, professioni e distribuzione del potere cognitivo.

L’intelligenza artificiale non introduce soltanto nuovi strumenti operativi.

Incide sul significato stesso della competenza, modificando il rapporto tra informazione, decisione e responsabilità.

2. Il linguaggio della “disumanizzazione” e la sua ambiguità

Nel dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale è sempre più frequente il richiamo al principio del “rimanere umani”.

Si tratta di una formula apparentemente chiara, ma concettualmente ambigua, nella misura in cui presuppone che la perdita di umanità sia un fenomeno nuovo e specificamente tecnologico.

Eppure, molte forme di impoverimento relazionale e sociale risultano già presenti nelle strutture economiche e culturali contemporanee:

  • precarietà lavorativa strutturale
  • riduzione del valore sociale del lavoro
  • marginalizzazione di intere fasce giovanili
  • semplificazione del dibattito pubblico
  • impoverimento relazionale nei contesti digitali
  • sovraesposizione della reputazione nei social media
  • difficoltà crescente nel riconoscimento della dignità professionale

Attribuire all’intelligenza artificiale un ruolo causale esclusivo rischia quindi di produrre una rappresentazione semplificata.

Più frequentemente, la tecnologia tende ad amplificare, accelerare o rendere maggiormente visibili dinamiche già presenti nel contesto sociale ed economico.

3. Professioni e trasformazione della conoscenza

Il dibattito sulle professioni regolamentate, inclusa la fase ancora iniziale di trasformazione dell’ordinamento forense, si colloca in una fase storica in cui il rapporto tra conoscenza e professione sta cambiando struttura in modo profondo.

Temi come attività riservate, equo compenso, accesso alla professione, forme societarie, incompatibilità e autonomia professionale non riguardano più soltanto l’organizzazione interna delle categorie, ma il modo in cui la conoscenza viene prodotta, distribuita e resa socialmente accessibile.

Per lungo tempo il valore delle professioni è stato legato anche alla gestione dell’informazione specialistica, accessibile attraverso percorsi formativi lunghi e strutture cognitive non immediatamente disponibili al cittadino comune.

In questo senso, la competenza professionale svolgeva anche una funzione di mediazione tra sapere tecnico e realtà sociale.

Oggi questo assetto si sta progressivamente modificando.

L’intelligenza artificiale è in grado di analizzare documenti complessi, sintetizzare testi normativi, produrre contenuti strutturati, ricercare giurisprudenza, organizzare grandi quantità di dati e supportare l’elaborazione di ipotesi operative, automatizzando una parte significativa delle procedure cognitive ripetitive.

Non si tratta necessariamente di una riduzione della funzione professionale. Piuttosto, tende a cambiare la natura del suo valore.

Il centro della competenza si sposta dalla mera disponibilità di informazioni alla capacità di interpretarle, contestualizzarle, valutarne i limiti e assumersene la responsabilità.

4. Dalla consulenza automatizzata agli agenti AI

Una parte significativa del dibattito pubblico continua a descrivere l’intelligenza artificiale come uno strumento conversazionale che supporta l’elaborazione delle informazioni (es. ChatGPT).

In realtà, una delle evoluzioni più rilevanti riguarda i cosiddetti agenti AI.

La differenza non è soltanto tecnica, ma strutturale e riguarda il modo in cui viene organizzata l’azione automatizzata.

Un agente AI, infatti, esegue autonomamente decisioni operative predefinite entro parametri e vincoli stabiliti dagli esseri umani. Ad esempio può:

  • eseguire procedure
  • utilizzare strumenti digitali
  • analizzare documenti
  • interagire con piattaforme
  • coordinare attività
  • monitorare processi

Questo passaggio segna una trasformazione qualitativa dell’automazione.

Non si tratta più soltanto di accelerare compiti, ma di delegare porzioni crescenti di organizzazione cognitiva.

Il punto centrale non è tanto stabilire se l’intelligenza artificiale “pensi”, quanto comprendere chi controlli i sistemi capaci di organizzare processi decisionali su larga scala.

5. Risposte difensive e ridefinizione del potere professionale

Quando un sistema professionale percepisce una perdita di centralità, la risposta tende spesso a essere difensiva:

  • irrigidimento normativo
  • aumento delle barriere di accesso
  • ampliamento delle attività riservate
  • rafforzamento dell’identità ordinistica

Si tratta di dinamiche comprensibili e storicamente ricorrenti nei periodi di trasformazione.

Tuttavia, esiste il rischio che, in alcuni contesti, la tutela della qualità professionale venga percepita anche come difesa di assetti consolidati.

In questi casi il dibattito tende a spostarsi dalla trasformazione reale alla dimensione identitaria, mentre l’intelligenza artificiale diventa il simbolo di tensioni più profonde legate alla ridefinizione degli equilibri cognitivi ed economici.

6. La nuova disuguaglianza: l’accesso alla capacità cognitiva aumentata

Storicamente, le disuguaglianze economiche si sono strutturate attorno alla disponibilità di capitale, lavoro e controllo delle risorse materiali e informative.

A queste forme tradizionali di concentrazione del potere si sono progressivamente affiancati sistemi giuridici evoluti, soprattutto negli ordinamenti democratici, che hanno introdotto tutele crescenti dei diritti dei cittadini e dei lavoratori.

Tuttavia, la presenza di norme avanzate non esaurisce la questione della loro effettiva applicazione.

L’efficacia del diritto dipende, infatti, anche dalle condizioni concrete attraverso cui esso viene fatto valere, dai tempi della giustizia, dalle risorse disponibili e dall’assetto complessivo delle istituzioni.

In questo contesto emerge oggi una possibile nuova forma di concentrazione del vantaggio competitivo: l’accesso alla capacità cognitiva aumentata.

Anche quando strumenti e modelli vengono resi disponibili come open source, ciò non garantisce che restino tali nel tempo e, neppure, automaticamente, che producano una reale democratizzazione del potere tecnologico.

L’efficacia dei sistemi complessi di intelligenza artificiale dipende da infrastrutture costose, potenza computazionale elevata, modelli sofisticati, competenze specialistiche e investimenti continui.

Ne deriva una possibile concentrazione del vantaggio cognitivo in capo a grandi piattaforme tecnologiche, organizzazioni ad alta capitalizzazione e strutture professionali avanzate.

Il rischio non è soltanto tecnologico, ma sociale ed economico.

Chi dispone di tali strumenti può accelerare i processi decisionali, analizzare grandi quantità di informazioni, automatizzare attività complesse e aumentare in modo significativo la propria capacità strategica.

Chi ne resta escluso potrebbe invece incontrare maggiori difficoltà competitive.

Ignorare questo fenomeno, già in atto, non può essere una soluzione: gli effetti di questa trasformazione dipenderanno soprattutto dalle scelte normative, educative e istituzionali adottate.

7. Il rischio più sottile: la dipendenza cognitiva

Accanto alla disuguaglianza emerge un rischio meno visibile: la progressiva riduzione dell’esercizio autonomo del pensiero.

L’intelligenza artificiale può amplificare le capacità cognitive, ma può anche ridurre progressivamente l’esercizio autonomo quando utilizzata in modo sostitutivo.

Quando analisi, sintesi, organizzazione e valutazione vengono sistematicamente delegate ai sistemi automatizzati, può svilupparsi una forma di dipendenza cognitiva funzionale.

Questo fenomeno si inserisce in ecosistemi digitali che tendono a privilegiare velocità e semplificazione, con una conseguente riduzione del tempo dedicato all’elaborazione critica e una maggiore esposizione a dinamiche emotive o polarizzanti.

8. La professione come interfaccia tra sistemi complessi e persone

Più cresce la capacità dei sistemi automatizzati, più tende ad aumentare il valore di ciò che non appare facilmente automatizzabile:

  • responsabilità
  • interpretazione del contesto
  • mediazione
  • giudizio etico
  • trasparenza
  • fiducia
  • assunzione personale delle decisioni

Un sistema può elaborare dati e generare correlazioni, ma la responsabilità giuridica e sociale continua a ricadere inevitabilmente sulle persone e sulle istituzioni.

Le professioni tendono quindi a ridefinirsi come interfacce tra sistemi complessi e realtà umane concrete.

9. Riforme, istituzioni e trasformazione della conoscenza

Molte riforme professionali continuano a essere costruite su un presupposto implicito: la relativa stabilità del rapporto tra competenza, informazione e struttura ordinistica.

Tuttavia, l’intelligenza artificiale modifica progressivamente la natura della conoscenza operativa.

Ignorare che l’intelligenza artificiale sia già presente nei processi economici e professionali non elimina la realtà delle trasformazioni in corso, che richiedono di essere comprese, regolamentate e rese socialmente accessibili.

Esiste quindi il rischio che alcune riforme risultino già parzialmente disallineate rispetto alla velocità del cambiamento tecnologico e sociale.

Conclusione

L’intelligenza artificiale non rappresenta semplicemente un’evoluzione degli strumenti di lavoro.

Interviene progressivamente nella distribuzione della conoscenza, nella struttura del potere e nelle forme dell’autonomia individuale.

Uno dei rischi principali, quindi, potrebbe non essere soltanto tecnico o economico, ma culturale: la progressiva delega delle capacità interpretative e decisionali senza un corrispondente sviluppo della consapevolezza critica.

Non si tratta di una perdita di controllo immediata, ma di una trasformazione graduale del rapporto tra individuo e complessità.

In questo senso la questione tecnologica torna inevitabilmente a essere anche una questione filosofica.

Non si tratta tanto di stabilire se le macchine diventeranno simili all’uomo, quanto di comprendere se l’uomo continuerà a esercitare pienamente la propria capacità critica all’interno di sistemi sempre più intelligenti.

Claudia Radi


Fonti e approfondimenti

• OECD – Future of Work
https://www.oecd.org/employment/future-of-work/

• UNESCO – Recommendation on the Ethics of Artificial Intelligence
https://www.unesco.org/en/artificial-intelligence/recommendation-ethics

• European Parliament – Artificial Intelligence Act Overview
https://www.europarl.europa.eu/topics/en/article/20230601STO93804/eu-ai-act-first-regulation-on-artificial-intelligence

• NIST – AI Risk Management Framework
https://www.nist.gov/itl/ai-risk-management-framework

• Google Research – “Attention Is All You Need”
https://arxiv.org/abs/1706.03762

• World Economic Forum – Future of Jobs Report 2025
https://www.weforum.org/reports/the-future-of-jobs-report-2025/

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