Rubrica “Una settimana, un libro: oltre la trama”
Tra articoli tecnici e approfondimenti professionali, ho voluto ritagliare uno spazio per una delle mie passioni più durature: la lettura. Ogni settimana un libro, una storia e una riflessione su ciò che si nasconde dietro gli eventi narrati: persone, emozioni, relazioni, scelte e contesti che continuano a parlarci anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.
Tra i romanzi italiani del Novecento che più mi hanno colpita c’è La ragazza di Bube di Carlo Cassola. Lo lessi per la prima volta a diciassette anni, prendendolo in prestito dalla biblioteca della mia scuola. Fu una lettura che mi colpì a tal punto da spingermi, negli anni successivi, a leggere tutte le opere di Cassola. Avevo la sensazione che dietro quelle pagine ci fosse uno sguardo particolare sull’essere umano e volevo comprenderlo fino in fondo.
Più tardi vidi anche il film tratto dal romanzo. Lo apprezzai, ma non riuscì a coinvolgermi quanto il libro. Le immagini, pur suggestive, non restituivano la stessa profondità psicologica che avevo trovato nelle pagine di Cassola, quella capacità di dare voce ai pensieri, alle esitazioni e alle contraddizioni dei suoi personaggi.
Ripensando oggi a quella lettura, il ricordo più prezioso non è però legato soltanto al romanzo.
Quando una mia zia vide il libro che stavo leggendo, volle parlarmi di quel periodo storico che aveva vissuto in prima persona. Non era una donna incline alle confidenze e raramente lasciava emergere il proprio mondo interiore. Eppure quel libro divenne un’occasione per farlo, un ponte tra generazioni diverse.
Mi raccontò qualcosa della guerra, delle difficoltà e delle paure di quegli anni. Mentre parlava, nei suoi occhi lessi una curiosa tenerezza: probabilmente mi vedeva come una ragazza che non conosceva ancora la vita né il dolore che essa può portare con sé, ma che cercava di comprenderla attraverso la memoria degli altri.
Molto tempo dopo, parlando con mia madre, che era sua sorella minore di quindici anni, compresi meglio alcuni silenzi di quella zia.
Non si era mai sposata. Aveva sofferto profondamente per la separazione dei suoi genitori e, forse, non si era mai perdonata di aver rifiutato la proposta di matrimonio di un giovane del suo paese. Quel ragazzo si trasferì in una cittadina vicina e morì durante un bombardamento della Seconda guerra mondiale.
Non so quanto quel dolore abbia influenzato il resto della sua vita. Ricordo però ciò che mia madre mi raccontò molti anni dopo: un giorno la madre di quel giovane la fermò in paese e le disse, davanti a tutti: “Se non l’avessi rifiutato, lui sarebbe ancora vivo”. Una frase terribile, che nessuno avrebbe potuto dimenticare.
Ripensando a quella vicenda, mi sembrò di capire meglio l’intensità con cui mia zia parlava di quegli anni e il valore che attribuiva alla memoria. Compresi che, mentre io cercavo di conoscere quel periodo attraverso un romanzo, lei lo portava ancora dentro di sé.
Dopo quegli anni si era trasferita a Roma per lavoro, dove era diventata una sarta molto apprezzata dalle signore dell’alta borghesia. Fu anche questa zia a facilitare, negli anni successivi, il trasferimento del resto della famiglia.
Nonostante questo, all’interno della nostra famiglia il suo percorso non trovò mai un vero riconoscimento: veniva ricordata soprattutto come una “zitella senza figli”, una definizione che, in modo abbastanza tipico nelle dinamiche familiari del tempo, tendeva a ridurre l’intera complessità di una persona a un solo aspetto della sua vita. Solo mia madre le rimase sempre vicina, mentre per gli altri il suo valore sembrava quasi passare in secondo piano rispetto a quella etichetta.
Forse anche per questo, rileggendo oggi La ragazza di Bube, mi colpisce ancora di più il modo in cui Cassola mostra come le persone vengano giudicate, ricordate o ridimensionate a seconda del contesto sociale e delle aspettative collettive. Il romanzo non parla solo di scelte individuali, ma anche di come una comunità costruisce nel tempo il significato di quelle scelte.
Non è soltanto una storia che si chiude nella sua trama: è un modo per intravedere come i grandi eventi storici continuino a vivere nelle scelte, nei silenzi, nei rimpianti e nei destini delle persone comuni.
La vicenda si svolge nell’Italia del dopoguerra e ruota attorno a Mara e Bube, giovane ex partigiano coinvolto in un fatto di sangue che segnerà irrimediabilmente il suo destino.
Ma ridurre il romanzo a una storia d’amore o a una vicenda giudiziaria sarebbe limitante. Cassola racconta soprattutto il momento in cui una società cambia pelle e, cambiando, ridefinisce il significato stesso delle azioni e delle persone.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è il modo in cui le scelte individuali risultano profondamente influenzate dal contesto storico e sociale. Bube non agisce nel vuoto: è il prodotto di un’epoca, di una guerra appena conclusa, di ideali, paure e convinzioni condivise da molti.
Ciò che colpisce è osservare come persone considerate necessarie, e talvolta perfino eroiche, in una determinata fase storica possano diventare, nel giro di pochi anni, figure scomode, da emarginare o da condannare.
Non cambiano soltanto i giudizi: cambia il racconto collettivo che la società costruisce su di loro.
Cassola sembra suggerire che la storia non distribuisce riconoscimenti permanenti. Gli stessi uomini che vengono celebrati quando servono a una causa possono essere rapidamente trasformati in colpevoli quando il contesto muta e la società ha bisogno di nuovi equilibri. Non si tratta necessariamente di giustificare le loro azioni, ma di comprendere quanto il giudizio morale sia spesso influenzato dalle convenienze del momento.
Il romanzo mostra inoltre come qualità normalmente considerate nobili possano diventare strumenti nelle mani di chi pensa esclusivamente al proprio tornaconto.
L’amore, la sensibilità, la generosità e persino il coraggio non vengono sempre accolti con gratitudine. Talvolta vengono sfruttati, manipolati o dati per scontati da chi è più interessato ai vantaggi personali che ai sentimenti altrui.
In questo senso Mara rappresenta una figura straordinaria. La sua fedeltà non è idealizzata né romantica nel senso convenzionale del termine: è una scelta complessa, sofferta, spesso incomprensibile agli occhi degli altri.
Attraverso di lei Cassola esplora la capacità umana di rimanere coerenti con se stessi anche quando il mondo circostante suggerisce la soluzione più semplice e conveniente.
Ma ciò che rende il romanzo davvero memorabile è la scrittura di Cassola. Pochi autori hanno saputo descrivere con altrettanta precisione la vita interiore delle persone comuni. Non troviamo eroi monumentali né personaggi eccezionali: troviamo uomini e donne appartenenti a diversi ceti sociali, con i loro limiti, le loro aspirazioni e le loro contraddizioni.
Cassola osserva i suoi personaggi con uno sguardo quasi psicologico, ma mai giudicante. Riesce a cogliere con la stessa profondità l’universo maschile e quello femminile, mostrando come emozioni, paure e desideri assumano forme diverse senza perdere la loro universalità.
Le sue pagine restituiscono consistenza ai silenzi, ai dubbi, alle attese e a quelle piccole decisioni quotidiane che finiscono per determinare un’intera esistenza.
Forse è proprio questa la grandezza de La ragazza di Bube: ricordarci che la storia non è fatta soltanto di eventi straordinari, ma soprattutto di persone comuni che cercano di orientarsi in un mondo che cambia continuamente le regole del gioco e che si trovano a farlo anche attraverso gli accadimenti della loro vita, non sempre scelti o voluti.
E forse è anche per questo che, a distanza di tanti anni dalla mia prima lettura, continuo a considerarlo uno dei romanzi che meglio mi hanno insegnato a guardare le persone prima ancora che gli eventi.
Claudia Radi
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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.





