Un computer portatile aperto su una scrivania moderna, affiancato da cuffiette wireless, simbolo di lavoro digitale e connessione continua tra uomo e tecnologia.

📌 Serie: Intelligenza artificiale tra mito, paura e pratica professionale

Approfondimento tecnico – Agenti AI: cosa sono davvero e perché stanno cambiando il lavoro professionale

Introduzione

Questa mattina, durante un brevissimo scroll su Instagram, mi sono imbattuta in un reel dello psicologo Crepet. Ammetto di aver messo un like, anche se la sua visione sull’avvento dell’A.I. nel mondo contemporaneo era completamente negativa e sottolineava la sua natura di evidente matrice americana.

In che senso di matrice americana?

Nel senso che, secondo lui, cerca di fortificare un approccio alla vita completamente snaturato da quelle che, storicamente, sono le nostre radici.

E quindi, nel video sottolinea che gli americani non conoscono le nostre orecchiette, che si nutrono di anfetamine per sostenere la vita frenetica con solo tre o quattro ore di sonno a notte, che non conoscono le nostre trattorie e, soprattutto, tentano di trattarci come “invalidi” da sostenere con strumenti ortopedici e di tale tipo considera l’intelligenza artificiale.

Se ho messo un like è perché condivido questa possibile deriva che evidenzia, ma, personalmente, preferisco conoscere il nemico e le sue potenzialità, quando decide di invadere il mio territorio…

Ignorare che l’Intelligenza Artificiale è già tra noi non è consigliabile; eliminarla dai processi dove è stata già inserita non è possibile.

E allora? Allora bisogna impegnarsi per contrastare la possibile deriva descritta da Crepet.

Parliamoci chiaro, il mondo sta cambiando in modo netto e velocissimo, sia da un punto di vista climatico che tecnologico. Nuovi assetti sono necessari per fronteggiare situazioni estreme.

Ma soprattutto abbiamo bisogno di un progetto istituzionale che i nostri governanti dovrebbero elaborare e che tenga conto dei diritti dei cittadini, impedendo che vengano letteralmente ‘sdraiati’ da questa invasione potentissima.

La perdita dei posti di lavoro è il primo argomento da trattare per fronteggiare il fenomeno catastrofico della sostituzione degli umani con l’AI.

Crepet diceva che non vuole parlare con un robot quando si reca al bar per un caffè, che non vuole farsi tenere la mano da lui nell’eventualità che ne avesse bisogno, che ha bisogno del contatto umano.

Come dargli torto… Ma l’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto, la denatalità è un dato di fatto, il cambiamento climatico è un dato di fatto.

Le macchine possono aiutarci in quelle situazioni estreme dove l’essere umano può fare poco o nulla, oppure dove l’umano è assente e nessun altro può fornirci l’aiuto che ci serve se non un robot.

Dobbiamo sempre confrontarci con la realtà dei dati e non mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

Da quello che ho potuto vedere in alcuni documentari o reportage giornalistici, nelle scuole cinesi (dove non piove all’interno e dove tutti gli studenti sono forniti di tablet e di altri strumenti scolastici a spese dello Stato) l’intelligenza artificiale è diventata già oggetto di studio e molti troveranno un lavoro proprio grazie al fatto che sapranno utilizzarla.

È vero, la Cina non è uno Stato democratico, ma sta compiendo passi da gigante in ogni settore e, soprattutto, è l’unica ad aver abbracciato a 360 gradi lo sviluppo dei sistemi energetici green.

Agenti AI

Finora abbiamo parlato dell’intelligenza artificiale come di uno strumento capace di generare testi, immagini, video e contenuti di ogni tipo. Ma il vero salto tecnologico che sta emergendo nel 2025 e nel 2026 riguarda gli agenti AI.

Molte persone immaginano ancora l’intelligenza artificiale come una sorta di motore di ricerca evoluto al quale porre domande. In realtà i sistemi più avanzati stanno assumendo una caratteristica completamente nuova: non si limitano a rispondere, ma iniziano ad agire.

Un agente AI è un sistema in grado di ricevere un obiettivo, pianificare una serie di azioni, utilizzare software esterni, verificare i risultati ottenuti e correggere autonomamente eventuali errori.

In altre parole, mentre un chatbot tradizionale aspetta una domanda, un agente riceve un incarico.

La differenza può sembrare sottile, ma è enorme.

Se chiedo a un chatbot di scrivere una mail commerciale, riceverò un testo.

Se assegno lo stesso compito a un agente AI, quest’ultimo può consultare il database clienti, analizzare le precedenti comunicazioni, generare la mail, inviarla, registrare l’attività nel CRM aziendale e programmare un successivo follow-up.

L’essere umano non descrive più ogni singolo passaggio: definisce il risultato da raggiungere.

Dalla produttività personale all’automazione professionale

Per comprendere la portata del fenomeno occorre osservare alcuni esempi concreti.

Uno studio legale può utilizzare agenti AI per analizzare centinaia di sentenze, individuare precedenti rilevanti, predisporre bozze di documenti e segnalare eventuali criticità.

Uno studio commercialista può automatizzare la raccolta delle fatture, la classificazione dei documenti fiscali, il controllo delle scadenze e la preparazione di report periodici.

Un ufficio tecnico può delegare agli agenti il monitoraggio delle normative, la verifica delle modifiche legislative e la produzione della documentazione necessaria per specifiche pratiche.

In tutti questi casi il professionista non viene eliminato dal processo, ma si sposta verso attività di controllo, supervisione e decisione.

Il problema nasce quando l’organizzazione considera l’agente AI non come un collaboratore ma come un sostituto integrale della competenza umana.

Gli agenti lavorano già tra noi

Molte aziende stanno implementando sistemi che operano ventiquattro ore al giorno.

Un agente può leggere migliaia di e-mail, estrarre informazioni rilevanti, compilare moduli, verificare dati su più piattaforme e coordinare altri software senza alcun intervento umano.

Questa trasformazione riguarda soprattutto il cosiddetto lavoro cognitivo ripetitivo: tutte quelle attività che richiedono elaborazione di informazioni ma seguono procedure relativamente standardizzate.

Per la prima volta nella storia dell’automazione non sono soltanto le mansioni manuali a essere coinvolte.

L’automazione industriale aveva sostituito parte del lavoro fisico. Gli agenti AI stanno iniziando a sostituire una quota crescente del lavoro amministrativo e intellettuale.

La vera questione: chi controllerà questi sistemi?

La domanda più importante non è se gli agenti AI diventeranno sempre più capaci. È praticamente certo che accadrà.

La domanda riguarda invece chi possiederà tali sistemi, chi ne definirà gli obiettivi e chi beneficerà dell’aumento di produttività che genereranno.

Se il guadagno derivante dall’automazione resterà concentrato nelle mani di pochi soggetti economici, il rischio di un aumento delle disuguaglianze sarà concreto.

Se invece la società riuscirà a distribuire i benefici della produttività, investendo in formazione, riqualificazione professionale e tutela del lavoro, gli agenti AI potrebbero trasformarsi in strumenti di supporto anziché in fattori di esclusione.

È qui che la politica, le istituzioni e il sistema educativo dovrebbero intervenire.

Perché il problema non è la macchina.

Il problema è il modello sociale che scegliamo di costruire attorno alla macchina.

Claudia Radi

(Le riflessioni di questo articolo si inseriscono in un dibattito ormai ampio a livello internazionale e istituzionale. Per approfondire, alcune fonti utili)

📌 Fonti e approfondimenti

OECD – AI, work and skills (portale tematico ufficiale)

https://www.oecd.org/en/topics/artificial-intelligence-and-work.html


European Parliament Research Service – AI nel lavoro

European Parliament Research Service – briefing su AI e lavoro (pagina ufficiale aggiornata)
https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EPRS_BRI(2024)762323
(Studio sul ruolo dell’AI nel lavoro, impatto su occupazione e diritti dei lavoratori)

AGID – Intelligenza artificiale in Italia

🇮🇹 1. Strategia italiana AI (fonte principale, stabile)

https://www.agid.gov.it/it/notizie/pubblicato-il-documento-completo-della-strategia-italiana-per-lintelligenza-artificiale-2024-2026
(Strategia italiana per l’uso dell’AI nella pubblica amministrazione e nel sistema Paese)

ISTAT – Digitalizzazione e nuove tecnologie

ISTAT – Imprese e ICT 2025

https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2025/

McKinsey – AI agents

https://www.mckinsey.com/featured-insights/mckinsey-explainers/what-is-an-ai-agent
(Spiegazione chiara del passaggio da strumenti AI a sistemi autonomi capaci di agire)

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