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Garlasco: il delitto di Chiara Poggi e i probi avvocati Bocellari e De Rensis

A distanza di quasi venti anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, la tragedia continua ancora oggi ad essere oggetto di un acceso dibattito mediatico e di interesse della Procura.

Personalmente, sto seguendo attentamente gli sviluppi delle nuove indagini, anche grazie alla trasmissione giornalistica “Ore 14” in onda su Rai 2, condotta dal giornalista Milo Infante.

Mi sembra opportuno riepilogare gli accadimenti più importanti dopo la condanna di Alberto Stasi, avvenuta in Cassazione dopo due assoluzioni da parte dei giudici di merito, prima di introdurre alcune brevissime riflessioni.

La prima assoluzione arrivò nel dicembre 2009 per mano del GUP del Tribunale di Vigevano, Stefano Vitelli, il quale assolse Stasi al termine del processo con rito abbreviato applicando il principio del legittimo e ragionevole dubbio, motivando la sentenza con la presenza di una “concreta incertezza multidirezionale” e la non univocità degli indizi raccolti.

La seconda venne pronunciata nel dicembre 2011 dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano, che confermò la decisione di primo grado ritenendo il quadro indiziario ancora insufficiente e contraddittorio.

Tuttavia, nell’aprile 2013, la Prima Sezione della Corte di Cassazione annullò entrambe le sentenze di assoluzione con rinvio.

I motivi principali risiedevano in un “approccio non coerente ai principi della prova indiziaria” e in un “non corretto percorso metodologico” dei giudici di merito.

Secondo la Suprema Corte, i passaggi precedenti erano stati viziati da una parcellizzazione e svalutazione dei singoli indizi, anziché da una loro valutazione globale e sinergica.

La Cassazione ordinò quindi un’ampia rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel successivo giudizio d’appello, prescrivendo accertamenti tecnici precedentemente omessi, come l’analisi del DNA sotto le unghie della vittima e sui reperti piliferi.

All’esito di questo nuovo processo, nel dicembre 2014 la Corte d’Assise d’Appello di Milano ribaltò i precedenti verdetti condannando Stasi a 16 anni di reclusione.

Dal punto di vista tecnico, l’Appello bis si fondò sulla rivalutazione della cinematica del delitto, ritenendo incompatibile la versione fornita dall’imputato con la dinamica delle tracce ematiche presenti nella villetta.

Infine, il 12 dicembre 2015, la Quinta Sezione della Corte di Cassazione confermò definitivamente la condanna senza disporre un ulteriore rinvio.

La Suprema Corte ritenne che il quadro indiziario si fosse ormai consolidato in maniera logica e coerente nel corso del giudizio d’appello “bis”.

Le nuove indagini

La riapertura investigativa sul delitto di Garlasco si inserisce nel quadro previsto dal codice di procedura penale per le cosiddette “nuove indagini”, ossia accertamenti fondati sulla possibile emersione di elementi non adeguatamente valutati nei procedimenti precedenti.

La Procura di Pavia ha riaperto le indagini ritenendo emersi nuovi elementi investigativi e scientifici meritevoli di approfondimento.

Secondo quanto riportato da diverse ricostruzioni giornalistiche, questo nuovo scenario potrebbe mettere in discussione alcuni dei presupposti logico-giuridici su cui la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015.

1. La questione genetica

• La tesi della Cassazione (2015): la Suprema Corte riteneva che il quadro genetico sotto le unghie di Chiara Poggi non offrisse elementi decisivi per l’individuazione di soggetti terzi.

• L’ipotesi investigativa attuale: nuove consulenze genetiche avrebbero individuato profili compatibili con Andrea Sempio su alcuni reperti biologici. Tali elementi sono tuttavia ancora oggetto di verifica processuale e dibattito tecnico-scientifico.

2. La dinamica delle impronte

• La tesi della Cassazione (2015): il fulcro della condanna poggiava anche sulla ritenuta incompatibilità tra il racconto di Stasi e la scena del crimine.

• Secondo la nuova attività investigativa, la Procura di Pavia avrebbe rivalutato l’impronta numero 33 rinvenuta sulla scena del crimine, attribuendole una possibile rilevanza investigativa nei confronti di Andrea Sempio.

3. Il movente

La condanna definitiva di Alberto Stasi intervenne pur in assenza di un movente pienamente accertato sul piano giudiziario.

La stessa Corte di Cassazione ritenne infatti sufficiente il quadro indiziario complessivamente valutato, senza individuare con certezza una causa specifica del delitto.

Diversa è invece l’attuale ipotesi investigativa formulata nei confronti di Andrea Sempio.

Secondo ricostruzioni giornalistiche relative all’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato nel 2026, la Procura di Pavia ipotizzerebbe un’aggressione maturata in un contesto di natura sessuale, in seguito al presunto rifiuto, da parte di Chiara Poggi, di un approccio avanzato nei suoi confronti da Andrea Sempio.

Si tratta, allo stato, di una ricostruzione investigativa non ancora sottoposta a vaglio dibattimentale definitivo.

4. L’alibi e le anomalie investigative

• La tesi della Cassazione (2015): il percorso motivazionale della sentenza ha ritenuto non credibile e comunque non decisivo l’alibi di Alberto Stasi, inserendolo in un quadro indiziario complessivo considerato coerente ai fini della condanna.

• Nei precedenti gradi di giudizio, invece, l’attività svolta da Stasi a casa nella mattinata del delitto (in particolare al computer per la tesi) era stata valutata come elemento compatibile con la sua versione dei fatti e ritenuta non sufficiente a fondare una responsabilità penale oltre ogni ragionevole dubbio.

• Le nuove indagini della Procura di Pavia avrebbero evidenziato presunte incongruenze relative agli spostamenti e alle dichiarazioni di Andrea Sempio, oltre ad anomalie investigative oggi rivalutate dagli inquirenti.

L’inchiesta “Clean”

Un ruolo importante nel nuovo impulso investigativo sarebbe stato svolto anche dall’inchiesta denominata “Clean”, avviata dalla Procura di Pavia.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, tale indagine avrebbe fatto emergere presunti episodi di corruzione, gestione opaca di fascicoli giudiziari e anomalie investigative riguardanti esponenti delle forze dell’ordine e soggetti operanti nel territorio pavese.

Le condanne di primo grado pronunciate nell’ambito di alcuni filoni dell’inchiesta “Clean” costituiscono un fatto processuale oggettivo.

Tuttavia, l’eventuale collegamento tra tali vicende e il caso Garlasco rappresenta ancora materia di valutazione investigativa, giornalistica e difensiva.

La difesa di Stasi ha sostenuto che alcuni dei soggetti coinvolti nell’inchiesta “Clean” avessero avuto ruoli nelle precedenti attività investigative riguardanti Andrea Sempio tra il 2016 e il 2017.

Secondo la prospettazione difensiva, ciò renderebbe necessario un riesame critico di alcune attività investigative svolte all’epoca.

Il ruolo degli avvocati Bocellari e De Rensis

In questo scenario complesso, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis hanno assunto un ruolo di primo piano nella difesa di Alberto Stasi.

La loro attività professionale è diventata, nel tempo, simbolo di una difesa tecnica fondata sulla perseveranza, sull’analisi critica degli atti processuali e sulla ricerca di eventuali elementi nuovi capaci di riaprire il confronto giudiziario.

Negli ultimi anni, i due legali hanno sostenuto pubblicamente la necessità di riesaminare aspetti investigativi ritenuti incompleti o contraddittori.

In diverse interviste, l’Avvocato De Rensis ha parlato di possibili errori investigativi nelle indagini originarie e della concreta possibilità di una revisione processuale.

Anche l’Avvocato Bocellari ha evidenziato come le moderne tecnologie investigative potrebbero oggi offrire risultati differenti rispetto agli accertamenti svolti nel 2007.

Con l’aggettivo “probi”, riferito ai due avvocati, voglio richiamare l’idea di un esercizio rigoroso della professione forense: una difesa svolta con disciplina, determinazione e convinzione, anche all’interno di uno dei casi giudiziari più divisivi della cronaca italiana.

Al di là delle opinioni sull’innocenza o sulla colpevolezza dei protagonisti della vicenda, anche se l’idea che un innocente possa trovarsi in carcere è raccapricciante e impone il dovere morale di accertare i fatti e la responsabilità penale oltre ogni ragionevole dubbio, il lavoro dei legali rappresenta un esempio della funzione essenziale dell’avvocatura in uno Stato di diritto: garantire che ogni procedimento resti aperto al dubbio ragionevole e al confronto critico delle prove.

Conclusione

Il caso Garlasco continua ancora oggi a dividere profondamente l’opinione pubblica.

Sui social e nei forum online il dibattito resta acceso tra chi ritiene definitiva e convincente la condanna di Alberto Stasi e chi invece considera necessario un ulteriore approfondimento giudiziario alla luce delle nuove indagini.

In questo clima, Bocellari e De Rensis sono diventati figure centrali di una battaglia legale che ha contribuito a mantenere vivo il confronto sul significato stesso della giustizia penale in Italia.

Il caso Garlasco continua inoltre a interrogare il sistema giudiziario sul rapporto tra giudicato definitivo, progresso scientifico e diritto alla revisione delle sentenze.

In questo contesto, il ruolo della difesa tecnica assume un valore centrale non come strumento di contrapposizione mediatica, ma come presidio essenziale delle garanzie costituzionali e del principio del giusto processo.

Claudia Radi

Fonti

Le informazioni contenute nell’articolo derivano dalla consultazione di sentenze pubbliche relative al caso Garlasco, da cronache giudiziarie pubblicate da testate nazionali e da ricostruzioni giornalistiche riguardanti le recenti indagini della Procura di Pavia.

In particolare:

• sentenze del Tribunale di Vigevano, della Corte d’Assise d’Appello di Milano e della Corte di Cassazione relative alla posizione di Alberto Stasi;

• notizie e aggiornamenti pubblicati da ANSA, La Stampa, la Repubblica e altre testate nazionali sulle nuove indagini riguardanti Andrea Sempio;

• ricostruzioni giornalistiche relative alle consulenze genetiche, agli sviluppi investigativi e agli atti processuali emersi nel corso del 2025-2026.

Alcune informazioni riportate fanno riferimento a ipotesi investigative e atti di indagine non ancora sottoposti al vaglio dibattimentale definitivo.

• Atti giudiziari ufficiali (Caso Garlasco): sentenza di primo grado del GUP di Vigevano Stefano Vitelli (dicembre 2009); sentenza della Prima Sezione della Corte di Cassazione (aprile 2013); sentenza d’Appello “bis” di Milano (dicembre 2014); sentenza definitiva della Quinta Sezione della Corte di Cassazione (dicembre 2015).

• Atti d’indagine recenti della Procura di Pavia: secondo ricostruzioni giornalistiche relative all’avviso di chiusura delle indagini preliminari ex art. 415-bis c.p.p., notificato a maggio 2026 a carico di Andrea Sempio, l’atto conterrebbe l’elenco dei 21 indizi e la nuova ricostruzione del movente.

• Sentenze del Tribunale di Pavia (Inchiesta “Clean”): dispositivi di sentenza di primo grado e decreti di rinvio a giudizio emessi tra aprile e maggio 2026 per i filoni “Clean 1”, “Clean 2” e “Clean 3”, relativi alle condanne penali degli ex esponenti delle forze dell’ordine e dei vertici della municipalizzata ASM.

• Cronaca giornalistica d’inchiesta: ricostruzioni, dettagli sulle intercettazioni e note legali diffuse dalle principali testate giornalistiche italiane e agenzie di stampa nel corso del 2026.

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