Ho apprezzato molto il lavoro della Prof.ssa Marina De Palo dell’Università La Sapienza di Roma, intitolato “Guido Calogero e la filosofia del linguaggio” (dicembre 2023).
Dopo approfondimenti, ho scoperto anche il suo progetto di ricerca “Teorie del campo”, che unisce psicologia, biologia e filosofia del linguaggio, dimostrando un interesse verso le evoluzioni di questi temi che ritengo fondamentali per la valorizzazione e la salvaguardia della civiltà.
Ora, concentrandomi sul lavoro citato, ritengo importante analizzare il rapporto tra conoscenza storica, filosofia del dialogo e comprensione linguistica in un contesto storico.
Punto di partenza: Calogero afferma che la conoscenza storica non riguarda solo l’oggetto, ma si realizza attraverso il dialogo.
Questo dialogo è un dovere morale: significa uscire dall’egoismo e comprendere l’altruità.
Capire gli altri implica aprirsi a logiche diverse dalla propria, anche se ciò mette in crisi le proprie teorie o convinzioni.
«Il fatto che nella conoscenza storica ci sia realmente un oggetto da conoscere coincide con il dovere del dialogo, cioè col dovere morale di uscire dall’egoità per intendere l’altruità» (Guido Calogero, Comprendere storico e Scuola dell’uomo),
Punto chiave: La comprensione dell’altro è un atto morale e quotidiano che supera l’egocentrismo. Riconoscere le situazioni altrui come rinnovata attuazione del dovere di comprenderle rende il dialogo un elemento fondamentale della nostra civiltà.
«comprensione storica delle situazioni altrui, proprio in quanto quest’ultima è la sempre rinnovata attuazione del dovere morale d’intenderle» (Guido Calogero, Estetica Semantica Istorica)
La Professoressa De Palo chiarisce che, in questo senso, non c’è alcuna differenza essenziale tra l’attività che si svolge per capire Eraclito e Parmenide e quella che si svolge per capire i colleghi: «In ogni caso, la verità dell’uno e dell’altro modo di vedere le cose dipenderà da quanto avrò constatato e continuerò a constatare nel mio sforzo di comprensione del pensiero dei vari filosofi» (Guido Calogero, La scuola dell’uomo)
Punti principali del pensiero di Calogero:
1. Il metodo storico e il dialogo: La conoscenza storica si realizza nel dialogo, che richiede uscire dall’egoismo e ascoltare l’altro. Capire significa essere aperti a logiche diverse, revisionare le proprie teorie e mettere in discussione le proprie convinzioni.
2. Filosofia del dialogo: La filosofia si trova nel pensiero dell’altro, sia nel proprio che in quello degli altri. Il dialogo rappresenta un principio morale e di crescita civile, che supera l’illusione di superiorità rispetto all’incomprensione.
3. Superare la dialettica tradizionale: Calogero critica la trasformazione della dialettica socratica in una pura logica. Per lui, il vero dialogo è un esercizio etico, che pone il “dialogo” prima della “logica”, come base della ricerca della verità.
4. Il ruolo del legein (verbo greco, indica l’azione di mettere insieme parole o concetti per dare loro un senso) e del dialogo: Il principio del dialogo, ovvero l’ascolto e la comprensione, è più importante della semplice contraddizione logica. È un metodo che si ispira a Socrate, che interrogava senza ridurre le parole a mere formule logiche.
5. Dialogo come garanzia democratica: Per Calogero, il dialogo è essenziale per la libertà di pensiero e politica. Permette di confrontarsi criticamente, riconoscendo che i significati sono interpretativi e contingenti.
6. Il capire linguistico: Influenzato da Calogero, De Mauro sottolinea che il significato delle parole non è automatico, ma deriva dall’interazione tra intenzionalità, contesto ed esperienze. La lingua è un processo dinamico e interpretativo, non un sistema chiuso o innato.
In sintesi: Calogero propone che il metodo storico e filosofico si fondi sul dialogo come principio morale ed epistemologico. Capire gli altri e le parole è un atto di ascolto, interpretazione e confronto, che supera la staticità della logica e della linguistica, favorendo una comunicazione aperta e critica.
Il ruolo del dialogo come principio morale ed epistemologico:
Per Guido Calogero, il dialogo non è solo uno strumento di comunicazione, ma un principio fondamentale che coinvolge sia aspetti morali che epistemologici.
Questo significa che il dialogo:
– È un dovere morale: uscire dall’egocentrismo e ascoltare l’altro rappresenta un atto di responsabilità civica e personale. È un modo per rispettare l’altruità e riconoscere che la verità si costruisce anche attraverso l’interazione con chi ha punti di vista diversi. In questo senso, il dialogo diventa un esercizio di umanità e di rispetto reciproco.
– È un metodo epistemologico: la conoscenza vera e profonda si realizza nel confronto con l’altro, che porta a una revisione continua delle proprie convinzioni. Non si tratta di impadronirsi di una verità assoluta, ma di un processo dinamico di scoperta, in cui il significato emerge dall’interazione tra le diverse prospettive. Il dialogo, quindi, diventa un modo per avvicinarsi alla verità, che non è mai definitiva ma sempre aperta a ulteriori interpretazioni.
Inoltre, Calogero sottolinea che questa concezione del dialogo come principio morale ed epistemologico rende possibile una ‘comunicazione autentica’, fondata sulla fiducia, sull’ascolto attivo e sulla volontà di capire realmente l’altro. Questo approccio supera le barriere dell’egoismo e delle incomprensioni, favorendo un ambiente di crescita culturale e civile.
Stiamo parlando di una responsabilità condivisa: ognuno ha il dovere di contribuire attivamente a un processo di conoscenza collettiva, rispettando le diversità e riconoscendo che il progresso della verità dipende dalla pluralità di voci e interpretazioni.
Il rapporto tra linguistica e filosofia del dialogo
La linguistica, secondo Calogero, non è solo lo studio delle strutture del linguaggio, ma un elemento chiave per comprendere il dialogo.
Essa rivela che il significato non è automatico, ma dipende dal contesto, dall’interpretazione e dalle esperienze di chi comunica.
Il linguaggio è dinamico e flessibile, e il processo comunicativo implica sempre una negoziazione di senso tra interlocutori.
In questo modo, la linguistica e la filosofia del dialogo si intrecciano, evidenziando come il significato si costruisca nel confronto, rendendo il dialogo un atto interpretativo e condiviso.
L’illegittimità del rifiuto del dialogo e, con essa, l’evidenza dell’opacità, della mancanza di contenuti e della regressione della civiltà (conclusione e riflessioni personali).
Rifiutare il dialogo non è solo un atteggiamento irrispettoso verso gli altri, ma rappresenta un atto che minaccia le fondamenta stesse della democrazia e della convivenza civile.
Quando si sceglie di chiudersi all’ascolto e alla comprensione reciproca, si spalanca la porta all’opacità, all’ignoranza e alla manipolazione.
Il rifiuto del dialogo, troppo spesso, si rivela uno strumento utilizzato per mascherare interessi personali o gruppi di potere, che perseguono obiettivi in contrasto con la legge e il bene comune. Questa strategia, infatti, permette di nascondere le proprie vere intenzioni dietro un muro di silenzio e di chiusura, impedendo una reale verifica dei fatti e un confronto trasparente.
L’assenza di contenuti autentici e di un confronto onesto conduce inevitabilmente a un impoverimento della civiltà, che si traduce in regressione culturale e morale. La civiltà si basa sulla capacità di dialogare, di ascoltare e di confrontarsi con rispetto e responsabilità. Quando si rifiuta il dialogo, si tradisce questa base fondamentale, alimentando divisioni e ostilità che minano il tessuto sociale.
Invito tutti a riflettere: il dialogo è un diritto e un dovere di ciascuno di noi.
Solo attraverso l’ascolto attivo e il confronto civile possiamo sperare di costruire una società più giusta, aperta e democratica.
Rifiutare il dialogo equivale a rinunciare alla possibilità di crescita e di progresso collettivo; è un passo verso l’oscurità dell’ignoranza e della sopraffazione.
Claudia Radi
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.
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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:
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