Rubrica “Una settimana, un libro: oltre la trama”
Isabel Allende, l’autrice del libro che vi presento questa settimana, per anni ha dominato la mia classifica dei libri preferiti.
Era la metà degli anni Ottanta e la sua voce narrativa sembrava provenire da un’altra dimensione, aprendo nuovi scenari di senso.
Un universo narrativo caratterizzato da una profonda analisi psicologica, dall’indagine interiore dei personaggi e da uno spazio sconfinato lasciato alla fantasia.
Il primo dei suoi libri che lessi, Eva Luna, mi trasportò in un universo parallelo, per un po’, dove constatai che era possibile sentirsi finalmente liberi di far fluttuare i propri pensieri nell’etere.
In quelle pagine trovai fantasia, poesia ed epopea, tutte magistralmente rappresentate dalla scrittrice.
E così, come mia abitudine, lessi tutti i suoi libri.
Ma, col tempo, quella narrativa si trasformò per me in un vero e proprio codice di lettura della realtà.
Una sorta di realismo magico che attribuisce un senso compiuto alla vita e le dona verità e pienezza.
Un mondo nel quale prevalgono i sentimenti, l’amore, l’attenzione ai dettagli, l’accettazione della diversità e della durezza dell’esistenza, ma anche di quel magnifico “Piano infinito” che sarà il titolo di uno dei suoi romanzi più celebri.
Oggi voglio parlarvi della mia lettura de La casa degli spiriti.
Ho scelto questo libro anche per la grande distribuzione che ha avuto e per il celebre adattamento cinematografico che ne è seguito.
Leggere un libro, infatti, è un po’ come vedere un film: ognuno rimane colpito in modo diverso dai personaggi, da un momento particolare della storia e magari, nel tempo, quella stessa storia può suscitare riflessioni diverse che si collegano al nostro nuovo vissuto.
Per me, che lo lessi da ragazza, quel romanzo apparteneva a un mondo completamente diverso da quello che stavo vivendo.
Mi sentivo costantemente in uno stato di osservazione e di ascolto di quel mondo che nella mia dimensione appariva quasi perfetto e privo di rischi. Nessuna azione irresponsabile e quindi nessun rischio. E la mia famiglia si occupava della mia sicurezza e della mia crescita.
L’Italia di allora consentiva un certo margine di tranquillità per chi avesse voglia di lavorare e di costruirsi un avvenire e una famiglia, e io ero collocata in quel margine creato dai miei genitori.
I protagonisti del libro, al contrario, vivono la loro vita in un Cile duro, diseguale e in rapida trasformazione, dagli inizi del ‘900 fino al colpo di Stato del 1973.
La storia attraversa un periodo che vede la fine dell’aristocrazia terriera, l’ascesa dei movimenti socialisti, l’elezione di Salvador Allende e la violenta dittatura militare di Pinochet.
E nel raccontare questa storia ecco emergere quel realismo magico che rende le storie di Isabel Allende uniche.
La scrittrice riesce a creare un vero e proprio codice di lettura intriso di magia, rendendo manifesto il mondo interiore dei personaggi.
È questo codice che consente di dare una forma visibile alle emozioni, ai traumi e alle passioni più profonde dei personaggi, accessibile a tutti coloro che sanno decifrarlo leggendo il libro.
Quali sono i miei personaggi preferiti? Ma, ovviamente, Clara del Valle, moglie di Esteban Trueba, Blanca, la loro figlia, e la nipote Alba (figlia di Blanca).
Quindi sì, senz’altro sono le figure femminili quelle che mi colpirono di più.
Eppure, Esteban Trueba è una figura chiave della saga familiare: impossibile non amarlo o non odiarlo.
Infatti, sono sue le azioni che determineranno il destino delle donne del libro.
Nel caso di Clara, donna eterea e perno spirituale della famiglia, i suoi poteri paranormali la collocheranno in una zona franca, dove il marito non potrà mai toccarla direttamente.
Purtroppo, però, riuscirà comunque a procurarle molto dolore facendo soffrire le altre donne a lei care.
Parlo della sorella di Esteban, Ferula Trueba, alla quale Clara era molto legata affettivamente.
Il punto di svolta del loro rapporto avviene quando Esteban, accecato dalla rabbia e dal sospetto (del tutto infondato) di un legame incestuoso o innaturale, caccia brutalmente Ferula di casa, maledicendola.
Questo atto di violenza patriarcale condanna Ferula a una morte in solitudine e miseria, spezzando per sempre il legame fraterno.
Clara non gli parlerà più, determinando il definitivo allontanamento dei due.
E parlo anche della loro figlia Blanca, e di come le azioni di Esteban Trueba segnarono la sua vita in modo drammatico, proiettando su di lei la sua ombra autoritaria, classista e violenta.
Il controllo ossessivo del padre, infatti, trasforma l’esistenza della figlia in una costante lotta tra il dovere filiale e il desiderio di libertà.
Infine, la nipote Alba: le azioni e le scelte di Esteban hanno un effetto a catena devastante che si abbatte direttamente su di lei, posizionandola al centro della violenza politica durante il colpo di Stato del 1973.
La ripercussione più brutale avviene ad opera di Esteban García, il nipote illegittimo.
Decenni prima, Esteban aveva violentato una contadina e da quell’abuso nascerà una stirpe di figli illegittimi esclusi da ogni diritto.
Esteban García cresce covando un odio profondo per i Trueba e diventato un ufficiale della polizia segreta sotto la dittatura di Pinochet, arresta Alba (legata ai movimenti studenteschi di sinistra e che ama il rivoluzionario Miguel) e vi riversa tutta la sua ferocia, sottoponendola a torture e abusi sistematici: è lei a scontare fisicamente le colpe, le violenze e il disprezzo di classe commessi da suo nonno in gioventù.
Quando la nipote viene rapita e torturata, il vecchio patriarca sperimenta il crollo del suo mondo, scoprendo con orrore che le sue vecchie conoscenze militari e il suo status di senatore conservatore non hanno più alcun valore di fronte alla ferocia della nuova dittatura che lui stesso ha contribuito a finanziare e appoggiare.
È costretto a umiliare il suo orgoglio e a ricorrere all’aiuto di Transito, la prostituta che molti anni prima aveva aiutato finanziariamente, la quale riesce infine a ottenere il rilascio della ragazza.
Inevitabilmente l’evento segna la sua capitolazione definitiva e lo rende consapevole dei propri tragici errori.
Spende i suoi ultimi mesi di vita per proteggere la nipote, aiutandola a riordinare i quaderni di Clara per scrivere la storia della famiglia, trovando nel perdono di Alba e nella memoria condivisa una parziale e tardiva redenzione prima di morire.
Più ancora che una saga familiare, La casa degli spiriti è un romanzo sulla memoria.
Tutto ciò che accade sembra destinato a scomparire, eppure i quaderni di Clara conservano tracce, parole, emozioni e verità che il tempo e la violenza politica non riescono a cancellare.
È grazie alla memoria che Alba riesce a ricostruire la storia della sua famiglia e a sottrarsi alla logica dell’odio e della vendetta.
Proprio in questo gesto di ricostruzione e comprensione si riflette uno dei temi centrali dell’opera di Isabel Allende: l’impossibilità di separare l’amore dal potere e la difficoltà di costruire legami sani in un contesto segnato da violenza, disuguaglianza e memoria traumatica.
Claudia Radi
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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.





