Resistere a situazioni difficili prolungate è una vera sfida.
Ho dovuto ammettere a me stessa che, se non avessi avuto a disposizione, vicino a casa, il bellissimo parco nel quale vado a correre, probabilmente non ce l’avrei fatta.
O forse avrei trovato un’altra isola di pace e rigenerazione. Chi può dirlo.
Basta una sola vera fonte di rigenerazione e la resilienza è assicurata.
Le situazioni difficili possono mettere a dura prova la nostra forza interiore, e avere a disposizione una fonte di rigenerazione può fare la differenza.
Quante persone, mi domando, non riescono a trovare il modo di distrarsi e rigenerarsi e per questo soccombono agli eventi esterni che improvvisamente li investono?
La maggioranza preferisce la soluzione “mal comune mezzo gaudio” e cioè, l’idea che condividere una difficoltà con altre persone possa rendere l’esperienza meno pesante e addirittura più confortante.
In questi casi le persone riescono a resistere di fronte alle avversità, avvicinandosi a coloro che hanno problemi simili per consolarsi a vicenda.
Trovo questa soluzione pericolosa e stagnante.
La solidarietà è fondamentale, ma è altrettanto importante mantenere una prospettiva costruttiva e cercare soluzioni attive.
Se c’è una battaglia da condurre insieme per raggiungere un obiettivo comune, allora è diverso.
Distinguere tra unione per combattere insieme un obiettivo comune e semplice consolazione è cruciale.
La lotta condivisa per una causa comune può diventare un potente motore di cambiamento e di resilienza collettiva.
In questo senso, la resilienza non è solo una questione individuale, ma anche sociale; le relazioni e le comunità possono sostenere e potenziare la capacità di affrontare le avversità.
Ritengo che combattere insieme per superare i problemi sia stato il primo input di aggregazione nella storia: da soli non si vince, da soli si può essere resilienti ma non si ottiene nulla.
Vi invito a considerare quanto sia importante non solo trovare il nostro spazio di rigenerazione, ma anche contribuire attivamente a costruire reti di supporto che incoraggiano la crescita e la trasformazione, piuttosto che accettare semplicemente la sofferenza.
Esploriamo come costruire reti di supporto per la resilienza collettiva e come diffondere tale cultura.
La mia cartina tornasole sono proprio quelle esperienze positive, purtroppo rare e non eterne, in cui ho sperimentato la potenza del gruppo e i suoi risultati positivi.
La vera resilienza va oltre il semplice affrontare le difficoltà, implica anche un processo di trasformazione.
Quando affrontiamo esperienze difficili, abbiamo l’opportunità di riflettere e imparare da esse.
Questo può portarci a sviluppare nuove competenze, capire meglio noi stessi e rafforzare le relazioni con gli altri.
In questo modo, le sfide non sono solo ostacoli, ma diventano trampolini di lancio per la crescita personale e collettiva.
Claudia Radi (.blog)
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