L’Economia come Moloch: chi paga il prezzo del potere delle élite.

Nel vasto panorama dei contenuti che compongono il mio blog, desidero condividere alcune riflessioni personali sul mondo economico, un ambito complesso e spesso frainteso, ma fondamentale per comprendere le dinamiche che regolano la nostra società. 

La mia opinione si nutre di un’esperienza professionale consolidata e di una formazione approfondita, che mi permette di analizzare con una certa consapevolezza le molteplici sfaccettature di questa tematica. 

Oltre alla passione per la filosofia e la psicologia, che mi aiutano a interpretare le motivazioni e le dinamiche umane, ho maturato nel mio percorso professionale una conoscenza solida di ambiti come l’economia, il diritto, il tributario e il commerciale. 

Questi settori, seppur distinti, sono strettamente interconnessi e si influenzano reciprocamente in modo continuo, formando un sistema complesso e articolato. 

Ogni decisione presa in uno di questi ambiti, infatti, ha ripercussioni sugli altri, creando una rete di relazioni che richiede un’attenta analisi per evitare conseguenze indesiderate.

L’interconnessione crescente tra questi aspetti, regolamentata da normative sempre più stringenti, ha generato un “moloch” economico e finanziario, che esercita un’influenza predominante sulle scelte politiche e sociali. 

Questo gigante, costituito da multinazionali, banche e fondi di investimento, detiene risorse immense e strumenti di controllo che modellano mercati e governi a loro vantaggio. 

Il loro potere si manifesta nel plasmare politiche e regole del gioco economico, favorendo il profitto a discapito della cittadinanza comune e delle classi più deboli. 

Nel rapporto Oxfam 2025 (Oxfam Italia ETS – precedentemente Onlus-), viene messo in luce un legame sempre più stretto tra disuguaglianza economica e potere politico, dove la concentrazione estrema della ricchezza si traduce in una capacità sproporzionata di influenzare le decisioni pubbliche e orientare l’agenda politica a vantaggio di pochi. 

Noi cittadini, quindi, rappresentiamo la parte più debole di questo sistema. 

La nostra protezione dipende dallo Stato, chiamato a garantire giustizia ed equità. Tuttavia, spesso questa funzione si rivela insufficiente, lasciando spazio a ingiustizie che minano la coesione sociale e la democrazia.

Per capire le vere dinamiche globali, occorre distinguere tra il modello occidentale e quello adottato da grandi paesi come Cina, Russia e Brasile. 

Nel mondo occidentale, l’economia si fonda su libero mercato, innovazione e tutela dei diritti di proprietà. Stati Uniti e Unione Europea sono centri di tecnologia, finanza e servizi, alimentati da investimenti e ricerca. 

Al contrario, Cina, Russia e Brasile adottano modelli più statalisti, con Stati che controllano settori strategici, protezionismo e sfruttamento delle risorse naturali. La Cina, in particolare, combina grandi investimenti pubblici e crescita attraverso l’export e l’industrializzazione pianificata. Russia e Brasile, invece, sono fortemente dipendenti da risorse energetiche e minerarie, con sfide sociali e politiche legate alle diseguaglianze e alle crisi economiche.

Questi paesi “emergenti”, seppur ancora più fragili, cercano di espandere la loro influenza sul palcoscenico mondiale, adottando strategie che privilegiano risorse e manodopera a basso costo, più che l’innovazione. 

Il risultato?

Un sistema globale in evoluzione, segnato da divergenze di modelli e interessi che alimentano squilibri di potere.

In conclusione, l’economia mondiale si presenta come un sistema iniquo, dominato dalle élite che usano strumenti sofisticati per ampliare il loro potere.

Se in passato la giustificazione era quella di contribuire a creare posti di lavoro, oggi nessuna motivazione può giustificare la loro corsa sfrenata verso l’accaparramento di una ricchezza che sta raggiungendo livelli vertiginosi.

Ma, infatti, non tentano neanche di giustificarsi: semplicemente agiscono travolgendo e annientando interi settori delle comunità, senza che lo Stato elabori un progetto per affrontare questo cambiamento che si ripercuote sulla vita di tutti i cittadini.  

La sfida è quella di trovare un equilibrio tra questa forza inarrestabile di trasformazione del mondo economico e la tutela dei diritti di tutti, la tutela della sostenibilità della vita di tutti, promuovendo trasparenza ed etica, e trovando soluzioni.

E qui si inserisce il ruolo cruciale dei diritti soggettivi.

Questi sono quei diritti fondamentali riconosciuti dalla legge per tutelare la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la proprietà e la sicurezza di ogni individuo. 

Tra i più importanti vi sono il diritto alla vita, alla libertà personale, alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla proprietà e alla tutela contro ogni forma di discriminazione o ingiustizia. 

Quando questi diritti vengono disattesi — ad esempio, in situazioni di sfruttamento lavorativo, di discriminazione, di accesso iniquo alle cure sanitarie o di violazioni della proprietà — le conseguenze si ripercuotono su tutta la società. 

Possono emergere tensioni sociali, proteste e conflitti che minano la stabilità democratica.

Come abbiamo visto in molte realtà, il rischio è un’escalation di ingiustizie e tensioni che compromettono il nostro stesso futuro democratico.

Ma le ripercussioni non si limitano alle grandi masse: riguardano anche le micro-entità che costituiscono la nostra società, come le famiglie. 

Le famiglie, infatti, sono il nucleo fondamentale di ogni comunità.

Quando i diritti di base vengono calpestati — come il diritto al lavoro stabile, a un alloggio dignitoso, all’istruzione o alla sicurezza economica — si generano ripercussioni dirette sulla vita quotidiana di cittadini e famiglie. 

Vista la direzione scelta dal mondo economico, dove prevale l’utilizzo della tecnologia, può aumentare il numero di nuclei in difficoltà, con problemi di povertà, disagio sociale, emarginazione e perdita di fiducia nel futuro. 

Inoltre, le difficoltà di accesso a servizi essenziali, come sanità e istruzione, contribuiscono a indebolire le capacità di crescita e sviluppo di intere generazioni, creando un circolo vizioso di precarietà e disuguaglianza. 

Se queste micro-ripercussioni vengono ignorate, rischiamo di alimentare un’instabilità nascosta, che può esplodere in crisi sociali più ampie. 

Per questo, è imprescindibile che la tutela dei diritti soggettivi e l’ attenzione alle esigenze delle famiglie, restino al centro delle politiche pubbliche.

Solo garantendo a ogni cittadino la possibilità di vivere senza essere discriminato, con dignità, libertà e sicurezza, si costruisce una società più giusta, coesa e resistente alle sfide del futuro. 

Claudia Radi

(Dati concreti, principali evidenze dai rapporti 2025:

  • Concentrazione della Ricchezza (Oxfam): Nel 2025, la ricchezza dei miliardari è aumentata tre volte più velocemente della media degli ultimi 5 anni. L’aumento di 2,5 mila miliardi di dollari nel 2025 basterebbe a sradicare la povertà estrema mondiale 26 volte.
  • Situazione in Italia (Oxfam/ASviS): Il 91% della crescita di ricchezza nazionale tra 2010 e 2025 è andata al 5% più ricco. La povertà assoluta coinvolge oltre 5,7 milioni di persone. L’Italia è terz’ultima in Europa per contrasto alle disuguaglianze.
  • Eredità e Divari (Oxfam): Si segnala una crescente “ereditocrazia”, con oltre 2.500 miliardi di euro che passeranno di mano nel prossimo decennio, consolidando la disuguaglianza.
  • Povertà Minorile (Save the Children/ASviS): Nel 2025, in UE, un bambino su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale.
  • Impatto Sociale (World Social Report): Il 60% della popolazione mondiale è in difficoltà economica, e i conflitti, raddoppiati dal 2010, alimentano le disuguaglianze. 

I rapporti di queste organizzazioni invocano politiche fiscali più eque, salari minimi legali e un aumento degli aiuti internazionali per arrestare l’erosione democratica legata all’eccessiva concentrazione di ricchezza. 

Proposte di soluzioni e iniziative possibili:

1. Riforma delle politiche sociali: implementare sistemi di reddito minimo garantito, come il Reddito di Cittadinanza in Italia, ma con politiche più mirate e sostenibili (e controlli adeguati in tempo reale), per ridurre le disuguaglianze e tutelare le famiglie in difficoltà. 

2. Potenziare i sistemi di accesso ai servizi essenziali: investire in sanità pubblica, istruzione e housing sociale (con riferimento all’attuale emergenza abitativa), garantendo a tutti il diritto a servizi di qualità senza costi eccessivi. 

3. Promuovere la regolamentazione delle multinazionali: introdurre policy fiscali più stringenti, con tasse più alte sui profitti delle grandi aziende e fondi dedicati a programmi di sviluppo sostenibile e lotta alla povertà. 

4. Sviluppare iniziative di educazione e consapevolezza: campagne di sensibilizzazione sui diritti umani, sulla tutela delle famiglie e sui rischi delle disuguaglianze sociali, coinvolgendo scuole, associazioni e media. 

5. Sostenere l’innovazione sociale: favorire progetti di economia circolare, cooperative sociali e microcredito, che possano offrire opportunità di lavoro e sviluppo a livello locale, rafforzando il senso di comunità.) 

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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.

Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.

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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:

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