Quanta arroganza ho incontrato nella mia vita.
A tutta questa arroganza ho risposto con gentilezza e amore verso il prossimo.
“Il prossimo”, chi ti è vicino, ha una sua realtà, un suo modo di fare e, a volte, è necessario osservarlo con maggiore attenzione per vederlo veramente.
L’osservazione è sempre stata una delle mie caratteristiche; per questo inorridisco osservando quello che sarebbe inimmaginabile nella quotidianità di tempi equilibrati: accadimenti sotto ai quali non esiste altro che ulteriore crudeltà.
Ma quanto a fondo bisognerà scavare?
Quanti interrogativi sarà necessario porsi ancora per capire, infine, che l’unica risposta, l’unico atteggiamento possibile in questi casi, è l’indifferenza di un’azione resiliente?
L’indifferenza verso coloro che ci vogliono manipolare, incutere paura, sottomettere, violentare, terrorizzare.
Resilienza per fargli capire che non sono i “proprietari” della nostra vita e che non possono disporne come se fosse un oggetto, una cosa da spostare a piacimento e, all’occorrenza, silenziare, nascondere, sopprimere!
Anche l’ascolto è stata ed è una delle mie principali attività.
Come per l’osservazione, nel tempo ho imparato l’importanza di un approccio critico: osservare e ascoltare consapevolmente, rifiutando l’investimento costante di immagini e suoni reboanti selezionati da altri per “indottrinarmi”.
Nella puntata di ieri, 11 aprile 2025, della trasmissione “Il cavallo e la torre” su Rai 3, condotta dal giornalista Marco Damilano, ho ascoltato l’intervista della giornalista Maria Ressa, premio Nobel per la pace nel 2021, filippina naturalizzata americana, che insegna alla Columbia University.
Le sue parole mi hanno ispirato profonde riflessioni.
Ecco una parte del contenuto riportata fedelmente (potete guardare la puntata su Rai Play e ascoltarla integralmente):
“In America si attacca l’utilizzo dell’acronimo DEI (Diversity, Equity, e Inclusion), si attacca l’utilizzo della parola genere.
Ci si sbarazza delle parole per cambiare la storia, per cambiare il significato delle cose e per sbarazzarsi dei diritti.
Quello che vedete oggi in America è molto simile a quello che avete visto nelle Filippine, che conosco molto bene, ma è anche quello che si è visto in Ungheria e in Turchia.
Succede questo: si comincia conquistando i media, poi si passa alla conquista del mondo accademico, le ONG e infine si arriva allo Stato.
Passo dopo passo lo stato di diritto si indebolisce.
È un fenomeno che ho osservato in prima persona nelle Filippine ed è cominciato con la conquista dei media.
Stavolta è diverso, perché è un fenomeno abilitato dalla tecnologia che aiuta i leader autoritari a prendere il potere.
(….)
Se avessi la bacchetta magica farei in modo che le leggi del mondo fisico si riflettessero nel mondo virtuale, perché in entrambi questi mondi opera la stessa persona.
Se si viene manipolati nel mondo virtuale, se ci si arrabbia di più e si è spinti ad odiare prossimo, questo poi si ripercuote nel mondo fisico.
Le big tech si occupano della distribuzione delle informazioni e premiano le bugie insieme a paura rabbia e odio.
Però non dobbiamo dimenticare quello che c’è di buono in noi.
Siamo partiti dal 1945 creando la dichiarazione universale dei diritti umani e ora siamo qui.
Il 2025 sarà un anno fondamentale per i cittadini di tutto il mondo che vogliono proteggere la democrazia.
La domanda che ho posto nel mio libro “Come resistere a un dittatore” e la stessa a cui ogni cittadino delle Filippine ha dovuto rispondere.
La stessa che anche gli americani devono affrontare: che cosa siete disposti a sacrificare per la verità? Perché quella a cui rinunciate ora, sarà molto più difficile da recuperare domani.”
L’analisi del premio Nobel per la pace, la giornalista Maria Ressa, sottolinea come i processi di erosione dei diritti e delle libertà civili possono seguire schemi simili in contesti diversi, dalle Filippine agli Stati Uniti, passando per l’Ungheria e la Turchia.
Si tratta di un fenomeno globale, che coinvolge non solo i media e l’accademia, ma anche la lingua e i concetti fondamentali che guidano il dibattito pubblico.
Le piattaforme dei social media possono amplificare la disinformazione e fomentare divisioni sociali, contribuendo a un clima di paura e odio che ha conseguenze dirette sul mondo reale: è l’utilizzo più distorto e inquietante che si possa fare delle opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica.
Questo meccanismo, secondo il premio Nobel per la pace Maria Ressa, non solo mina la democrazia, ma può portare a regimi autoritari.
E infine la sua domanda provocatoria: “Cosa siete disposti a sacrificare per la verità?”.
Personalmente tutto, perché il valore della verità non è barattabile con nessun altro che possa considerarsi equivalente; a questo punto, la discriminante diventa solo il senso di responsabilità civica presente in ognuno di noi.
Maria Ressa ci ricorda anche che la difesa della democrazia, oggi come nel 1945, richiede impegno e sacrifici, e che le conquiste di oggi possono essere facilmente perse domani se non si è vigili.
Il richiamo a non dimenticare l’importanza delle conquiste democratiche di risonanza mondiale e degli accordi internazionali, oggi frequentemente vituperati, come quello della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, è un monito molto potente, ma anche un’ispirazione per tutti coloro che vogliono proteggere i nostri giovani da un futuro di ingiustizie e limitazione delle libertà personali di molti, a vantaggio di pochi che sovrasteranno indisturbati.
Claudia Radi (.blog)
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