Ritengo fondamentale e imprescindibile mettere a confronto due concetti, apparentemente distanti ma profondamente collegati, per comprendere meglio le dinamiche della condizione umana e della società contemporanea.
Analizzare e mettere a confronto questi aspetti, evidenziandone somiglianze, differenze, implicazioni o influenze reciproche, è necessario perché questa analisi non sia opzionale o superflua, ma fondamentale per una comprensione più completa della realtà, soprattutto in un contesto in cui entrambe le tematiche sembrano convergere o rafforzarsi a vicenda.
Che cos’è la Psicologia negativa?
La “psicologia negativa” si riferisce alla tendenza, studiata in psicologia, a focalizzarsi sugli aspetti disturbanti, disfunzionali o depressivi dell’esperienza umana, alimentando sentimenti di impotenza e insoddisfazione.
Dal punto di vista scientifico, la psicologia negativa comprende un insieme di studi e approcci che analizzano gli aspetti disturbanti, disfunzionali o dannosi dell’esperienza umana.
Si concentra su emozioni come paura, rabbia, tristezza, e su condizioni come ansia, depressione, stress, insicurezza e senso di vuoto.
La psicologia negativa, tuttavia, non è di per sé un campo patologico (non necessariamente si tratta di una malattia), ma un’area di ricerca che evidenzia come certi atteggiamenti mentali e ambienti possano amplificare tali emozioni e stati.
Figure chiave che hanno analizzato questi aspetti includono Sigmund Freud (meccanismo di negazione), Shapiro e Rizzuto (dinamiche di difesa e comunicazione), e Rosenthal (effetto Pigmalione negativo).
Ecco alcuni dettagli sugli approcci e gli studiosi legati alla gestione o studio degli aspetti “negativi” della psiche:
Sigmund Freud (1856–1939): fondatore della psicoanalisi, ha introdotto il concetto di negazione come meccanismo di difesa inconscio, in cui il soggetto rimuove pensieri o desideri.
Shapiro e Rizzuto: hanno approfondito la comprensione della negazione nelle interazioni cliniche e i meccanismi di difesa non verbali.
Rosenthal e Jacobson: hanno dimostrato l’effetto Pigmalione, un fenomeno in cui le aspettative negative (o errate) degli altri influenzano negativamente le prestazioni.
Altri approcci e studi contemporanei, talvolta definiti “psicologia oscura” o “nera”, si concentrano su manipolazione e strategie relazionali negative.
Per quanto riguarda la gestione della negatività, molti esperti di psicoterapia si focalizzano sull’eliminazione di pensieri negativi, lamentele croniche e atteggiamenti pessimistici.
In sintesi, la psicologia negativa si occupa dei meccanismi difensivi, manipolazione e gestione del pessimismo, analizzando come questi atteggiamenti influenzino la vita delle persone.
Tra gli studiosi più influenti troviamo anche Martin Seligman, che ha sviluppato la psicologia positiva come risposta, e Tal Ben-Shahar, noto per i approfondimenti su resilienza e ottimismo.
Parliamo del nichilismo!
Il “nichilismo” è un concetto filosofico che riguarda la perdita di valori assoluti, di senso e di fiducia in un ordine universale o trascendente, portando a un senso di vuoto e di relativismo radicale.
Il nichilismo, così come lo hanno analizzato filosofi quali Friedrich Nietzsche o Jean-Paul Sartre, rappresenta una negazione dei valori assoluti, un senso di vuoto e di senso perduto di fronte all’assenza di una verità universale o di uno scopo trascendente.
Studiosi e storici più recenti ipotizzano che il nichilismo abbia origini antiche, risalendo ai presocratici e, in particolare, al filosofo Gorgia.
Il suo scetticismo, così come è stato definito, sembra segnare l’inizio di un’introduzione del “non essere” nella logica dell’essere.
Un po’ come dire: se ne parli, riconosci implicitamente la sua esistenza.
Il pensiero del filosofo Emanuele Severino offre una prospettiva approfondita sul nichilismo, ponendo l’accento sulla perdita del senso dell’essere e sulla crisi dei valori nell’epoca moderna.
Severino sostiene che nella nostra civiltà si sia verificata una “caduta dell’essere”, un allontanamento dalla concezione dell’eterno e dell’indistruttibile, sostituita da un’idea di mondo in continuo divenire e distruzione.
Per lui, il nichilismo non è solo una conseguenza, ma una perdita radicale del senso dell’essere, che porta alla negazione di ogni valore e di ogni verità assoluta.
Severino afferma che questa perdita di senso si manifesta nella cultura moderna, che ha smarrito i principi fondamentali e si è lasciata dominare dalla logica dell’accrescimento e del progresso illusorio, alimentando così una crisi di significato e un senso di vuoto esistenziale.
Un esempio concreto di questa visione si può ritrovare nel modo in cui la società contemporanea si concentra sul consumo e sulla distruzione delle tradizioni, perdendo il senso di continuità e di permanenza, elementi che Severino considera essenziali per dare senso all’esistenza umana.
In questo contesto, la filosofia di Severino invita a riflettere sulla necessità di recuperare un rapporto autentico con l’essere, superando il nichilismo attraverso una riscoperta del senso profondo dell’esistenza, che non può essere ridotto alla mera apparenza o alla volontà di potenza.
Un ulteriore esempio pratico di questa dinamica che si può osservare nella società moderna, è l’esposizione continua a notizie negative, l’uso dei social media incentrati sul confronto e sulla critica, che alimentano un senso diffuso di impotenza e insoddisfazione.
Questo clima può portare le persone a sviluppare atteggiamenti pessimisti e a perdere fiducia nel futuro, alimentando un senso di vuoto e di mancanza di senso della vita, elementi tipici del nichilismo.
Al contrario, l’atteggiamento parmenideo, condiviso dal maestro Severino, che afferma che “l’essere” è e il “non essere” è impossibile da pensare, evidentemente rappresenta una posizione più solida e coerente con l’ottica dell’essere, della logica positiva e, in definitiva, della vita vera.
Conclusioni.
Vorrei concludere questa riflessione evidenziando che, a mio parere, entrambe le prospettive condividono un senso di perdita di significato e di fiducia nel valore della vita, alimentato da una percezione di impotenza, di insensatezza e di mancanza di valore intrinseco.
L’analisi di queste due dimensioni permette di evidenziare come la diffusione della psicologia negativa possa alimentare atteggiamenti nichilisti, e viceversa, creando un circolo vizioso che rischia di compromettere la capacità di trovare senso e speranza nella vita.
Un esempio pratico di questa dinamica si può trovare anche nel mondo del lavoro, dove la precarietà e l’alienazione portano molte persone a sentirsi senza scopo, contribuendo al senso di vuoto e di perdita di valori.
Questo atteggiamento può alimentare sentimenti di vuoto, che si collegano ai concetti di nichilismo, e può anche incrementare la tendenza a sviluppare una psicologia negativa, con pensieri ripetitivi di insoddisfazione e impotenza.
Ritengo che riflettere sulla comparazione di questi due ambiti sia quindi essenziale per comprendere meglio le radici e le conseguenze di un atteggiamento che può portare alla perdita di senso e di vitalità collettiva.
Claudia Radi
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Claudia Radi è una Commercialista, Giurista, Advisor nella gestione delle crisi da sovraindebitamento e d’impresa, e Revisore legale dei conti.
Iscritta nell’ODCEC di Roma Sezione A dal 1988, dal 19 aprile 2023 trasferita d’ufficio al neocostituito ordine territoriale di Velletri-RM-; iscritta nel Registro dei Revisori legali dei conti dal 1999.
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Claudia Radi (appassionata di filosofia e psicologia) è anche autrice di libri pubblicati in Self Publishing su Amazon.:
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