Lavoro interessante quello degli speleologi.
Non si potrebbe neanche chiamare lavoro, perché per farlo bisogna essere innanzi tutto appassionati della profondità.
Esci al mattino e ti rechi presso quell’altura sulla quale, dopo approfondite ricerche, hai scoperto una grotta sottostante.
Arrivi sul posto, indossi l’apposita tuta, infili le bretelle dello zaino, i guanti, il cappello, accendi la luce e cominci a calare la corda.
Dopodiché, una volta fissata la corda a terra, cominci la tua discesa nelle profondità oscura.
Per uno speleologo tutto questo è estremamente affascinante, misterioso, appassionante, anche se, nello stesso tempo, faticoso e inquietante.
Infatti, si può essere affascinati e spaventati allo stesso tempo e non per questo rinunciare a un’impresa ed essere considerati ambigui.
Nell’oscurità e nella profondità lui sa già che scoprirà molte cose e che, quando tornerà in superficie, non sarà più lo stesso.
Comprendere tutto ciò è possibile solo se si ha la capacità di comprendere la diversità e di accettare che qualcuno possa essere nato per scendere in profondità.
Stessa cosa per quello che riguarda l’approccio alla vita di tutti i giorni: c’è chi si accontenta di un approccio superficiale, forse per pigrizia, e chi invece non può fare a meno di leggere in profondità le sue dinamiche andando oltre la sua superficie e, per questo, si avventura in percorsi inesplorati con curiosità, passione, impegno e spirito di sacrificio.
Che cosa intendo per “leggere in profondità”?
Niente altro che la volontà di impiegare un lasso di tempo maggiore, rispetto a quello impiegato per una lettura superficiale, per comprendere il vero significato di quanto osservato.
Le molteplici sfumature e motivazioni che possono influenzare l’approccio alla vita vanno senz’altro tenute in estrema considerazione.
In questo caso, però, ho volutamente estremizzato situazioni limite per enfatizzare la differenza dei risultati.
Tornando a parlare dello speleologo c’è da evidenziare che egli, nel tempo, ha acquisito la capacità di osservare tutto con estrema attenzione ed è consapevole che una distrazione, una considerazione sbagliata sullo spazio che ha a disposizione per muoversi durante la discesa, sull’altezza della grotta, sulla tenuta di un picchetto, può costargli la vita.
La sua comprensione è strettamente legata all’ambiente circostante che osserva, intuisce e dal quale dipende la sua vita.
Allo stesso modo la conoscenza di sé stesso che ha acquisito prima della discesa, gli consente di sapere quanta forza fisica ha a disposizione e per quanto tempo, qual è il suo peso e la sua altezza.
Inoltre, egli è consapevole della sua capacità psicologica di reagire ad un’avversità e della sua capacità di mantenersi mentalmente lucido in una situazione difficile, per continuare a ragionare nel modo giusto e salvarsi la vita senza cedere al panico e alla paura.
Questa conoscenza di sé si traduce, quindi, in competenze pratiche e nella capacità di prendere decisioni tempestive durante l’esplorazione speleologica, in qualunque condizione.
Insomma, lui si avventura in un posto sconosciuto solo dopo aver conosciuto sé stesso e le sue capacità di reagire in caso di pericolo, e sente la necessità di farlo perché ha bisogno di sapere sé stesso anche in relazione alle cose che lo circondano.
Le situazioni vissute, gli altri, non sono altro che l’opportunità offerta dalla vita, di rafforzare e confermare la scelta di chi vogliamo essere, la consapevolezza di chi siamo intimamente, dopo averlo intuito, pensato, e verificato in completa solitudine.
Tutto ciò nasce da un’esigenza vitale che ci motiva ad agire in direzione della nostra autenticità e delle nostre aspirazioni.
Questo ci spinge a relazionarci con gli altri, consentendoci di esplorare a fondo non solo noi stessi, ma anche le persone che ci circondano.
In questo processo, abbiamo la possibilità di andare oltre le apparenze e infine cogliere il significato più profondo dell’esistenza.
Claudia Radi
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